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03 aprile 2012

Mourinho si apre: "Io sono un vincente fin da bambino"

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Mourinho allarga le braccia: il futuro? E chi lo sa dove sarà? Magari in Portogallo

Lunga intervista allo Special One a poche ore dal probabile ingresso alle semifinali di Champions col Real: "Gli allenatori sono concentrati sulle vittorie, sui titoli, sui risultati. Questo fa la Storia. Negli ultimi dieci anni nessuno ha vinto come me"

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"Come va a Madrid? Benissimo. Siamo in testa alla Liga, abbiamo ottime possibilità di entrare in semifinale di Champions League. Va benissimo". Inizia così la lunga intervista che il tecnico del Real Madrid, José Mourinho, ha concesso al Corriere della Sera. Due pagine per parlare di tutto, dal passato al futuro, passando per il presente e sempre con la fierezza e la sicurezza che lui, lo "special one", ha mostrato in tutte le sue avventure da allenatore. A Madrid va benissimo, eppure le critiche non mancano.

"Ci sono abituato, nel mondo del calcio sono criticato se dico bianco o se dico nero, se parlo dopo una partita o se sto zitto dopo una partita. Ogni tanto mi sento perso perché non so che direzione devo prendere: sono sempre criticato, in qualunque caso, ma è il mio lavoro, anche se a volte non ho la certezza di essere rispettato. Sicuramente mi rispettano i miei giocatori, i miei figli e la mia famiglia. Il modo per ottenere il rispetto dei giocatori è  innanzitutto rispettare loro. E io rispetto i calciatori più di qualsiasi altra cosa nel calcio".

Mourinho si ritiene un uomo fortunato perché ha avuto la possibilità di lavorare con persone fantastiche: "All'Inter c'erano sette-otto giocatori argentini, una famiglia incredibile. Non ho sentito, non ho mai sentito, assolutamente mai sentito, una famiglia come quella. Manco a quel gruppo? E loro mancano a me".

Per costruire una squadra vincente, secondo Mourinho, "la cosa importante è comunicare con loro nella lingua locale, spagnolo in Spagna, inglese in Inghilterra, non puoi usare un altro linguaggio. Allo stesso tempo penso che sia buono conoscere diverse lingue per le conversazioni private con i giocatori. Quando sei in privato con loro e non in gruppo, poter comunicare con loro nella loro lingua è davvero importante per riuscire a costruire una relazione diversa".

Lei si sente un vincente? "Io sono un vincente. Penso che gli allenatori siano concentrati sulle vittorie, sui titoli, sui risultati. Questo è quello che fa la storia. Negli ultimi dieci anni nessuno ha vinto tanti titoli quanto me, essere speciale è tutto questo". Del resto lo chiamano "special one", un soprannome che gli piace anche perché è stato lui a sceglierlo. "Essere speciali nel calcio significa vincere. La gente dimentica i perdenti. Così se tu puoi vincere devi vincere, e vincere, e vincere ancora. Penso di essere stato competitivo fin da bambino, tutto per me era competizione, anche le cose più semplici. Penso che sia qualcosa con cui sono nato. Sfido me stesso, piu' di quanto non sfidi gli altri".

E a volte sente il rumore dei nemici...: "Quando sei in un momento di successo - dice Mourinho - e hai la tendenza a rilassarti: se tu senti quel rumore, se senti che stanno cercando di approfittare di un tuo momento di difficoltà, questo aiuta. Preferisco averne di nemici". Un'altra frase celebre è quella degli "zero tituli". "Eravamo in un momento cruciale della stagione, potevamo vincere tutto o niente, Roma, Juve e Milan ci inseguivano in campionato. Noi dovevamo giocare la finale di Coppa Italia con la Roma e in Champions eravamo ai quarti, ancora lontani dal vincerla. Avevo bisogno di mettere un po' di pressione sugli altri e fargli capire che poteva succedere a loro di vincere zero titoli".

Mourinho non ha dimenticato il popolo nerazzurro: "Sono il primo tifoso dell'Inter". E infatti ha più volte detto che l'Inter è la sua casa e prima o poi a casa si ritorna. "Vero, l'ho detto, ma sul mio futuro non c'è nulla da dire. Ho altri due anni di contratto con il Real e non ho mai detto che non sarei rimasto a Madrid". Detto che continua a sentirsi "assolutamente leader di questo Real", Mourinho parla di una delle tante discussioni che ha avuto con i suoi calciatori.

"Ricordo quella con Ibrahimovic, l'unica che ho avuto con lui. E' durata 5 minuti. Lui voleva andare al Barcellona per vincere la Champions, io ero arrabbiato con lui e gli dicevo: stai qui e vincila con l'Inter"...e ha avuto ragione Mourinho: "e mi è spiaciuto per Ibra, perché lui è un giocatore e un ragazzo incredibile, il tipo di ragazzo che adoro, che ha una vita fantastica al di fuori del calcio con la sua famiglia. Lui vive per la famiglia, per il calcio, è un vincente. Mi spiace che qualche volta le persone si dimentichino che cosa ha fatto questo ragazzo, ha vinto 9 campionati di fila. E' ancora in tempo per realizzare i suoi sogni con la Champions, visto che e' l'ultimo trofeo che gli
manca".

Come tutti, Ibra parla benissimo di Mourinho. "I calciatori devono poter sentire che li spingerai a fare meglio. E quando gli dai questo, il rispetto diventa reciproco". Per Mourinho la missione è persuadere i suoi ragazzi "che devono vivere per il calcio, che non devono sprecare il proprio talento. Se non hai talento ok, ma se Dio ti ha dato un talento e non lo tieni stretto con entrambe le mani, allora... Ne ho visti tantissimi sprecare il proprio talento". Gli obiettivi dello "special one" sono "tre, tutti molto difficili. Essere l'unico ad aver vinto la Champions con tre squadre differenti. Essere l'unico ad aver vinto i tre campionati piu' difficili del mondo, Inghilterra, Italia e Spagna. Essere tra qualche anno il primo a vincere qualcosa con la nazionale portoghese". E infine ecco come vorrebbe essere ricordato Mourinho dopo il suo ritiro: "Un uomo di calcio che ha fatto al meglio il proprio lavoro".