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17 ottobre 2012

Bonetti, la luce della Dinamo. A Bucarest per vincere

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VITA DA EMIGRANTE. E' stato tra i primi ad allenare all'estero. Scozia, Ungheria, Zambia e ora Romania per riportare i "cani rossi" ai fasti di un tempo. Ha vinto già Coppa e Supercoppa e l'Italia non gli manca

di Augusto De Bartolo

Da allenatore ha seguito il sentiero che già suo fratello Ivano, da calciatore, aveva battuto. Cercare una panchina all'estero rappresenta un confronto con tradizioni calcistiche differenti, una sfida continua per reinventarsi a ogni esperienza. Dario Bonetti è uno degli allenatori con maggiore esperienza in squadre straniere. Dundee, Sopron, Dinamo Bucarest, Zambia e ancora Dinamo, in Romania, per proseguire un progetto che, per ora, ha portato due trofei, una Coppa e una Supercoppa di Romania.

Zenga, Bergodi, Trombetta e altri. Diversi allenatori italiani hanno guidato club rumeni. C'è un motivo particolare per cui si sceglie la Romania?

"Innanzitutto bisogna distinguere tra Bucarest e altre città. Nel mio caso, alla Dinamo, c'è il prestigio della squadra, la possibilità di lavorare con giovani di grande qualità. E ovviamente c'è una squadra che offre un posto di lavoro importante".

Ma si parte con l'intenzione di imporre lo stile del calcio italiano oppure di sperimentare idee nuove adattandosi alla tradizione rumena?
"Ovvio che noi italiani abbiamo una maggiore sensibilità per la tattica, però, avendo allenato in tanti Paesi, dall'Inghilterra all'Africa, posso dire che ogni cultura ha qualcosa da insegnarci a livello calcistico e non solo. E alla fine risulta che sei cresciuto come uomo e come allenatore".

Suo fratello Ivano fu uno dei primi ad andare all'estero da giocatore insieme ai vari Zola, Vialli e Casiraghi. Perché lei lo ha fatto solo da allenatore?
"Perché in quegli anni, per la mia generazione, era impensabile andare a giocare fuori dall'Italia, non c'era la cultura adatta. Oggi la situazione è completamente diversa: andare all'estero è una grande opportunità, un sfida stimolante, ci si rimette ogni volta in discussione".

Ma come se la passa un allenatore italiano all'estero, meglio che da noi?
"Dipende. In alcuni posti c'è minore pressione, come ad esempio nei Paesi anglosassoni. Lì è bello perché la partita è una festa, indipendentemente dal risultato. In quelli latini, invece, la pressione è notevole. Anche qui alla Dinamo. Abbiamo una squadra di giovani che sta riprogrammando il futuro ma i tifosi vogliono vincere perché questo club è abituato a risultati prestigiosi e se non arrivano sei sulla graticola. Certe volte non bastano neanche quelli, non si vive di rendita".

A ottobre dello scorso anno era sulla panchina dello Zambia che centrò la qualificazione alla Coppa d'Africa. Poi l'esonero e a gennaio lo Zambia vinse la manifestazione. Una vittoria "scippata", o che sente sua ugualmente"?
"Che dire, quel gruppo lo avevamo costruito noi con grande cura, cercando di dare a giocatori promettenti sotto il profilo fisico e tecnico una mentalità vincente. Quel successo, per il quale io sono felicissimo, mi ripaga del lavoro fatto anche se non ero presente in panchina".

E a proposito di nazionali, che ne pensa dell'Italia di Prandelli?
"A me piace il progetto. I risultati parlano. Il secondo posto a Euro 2012 ha dato ragione alle scelte del ct. E i nuovi innesti sono giusti. Ci sono giovani di qualità che hanno personalità e che giocano in club importanti. E poi ci sono i senatori che li aiutano a crescere, mi sembra una squadra che può essere ancora competitiva ai massimi livelli".

Diamo uno sguardo al campionato. Lei è stato il primo acquisto dell'era Berlusconi. Ha la sensazione che un ciclo vincente al Milan possa riaprirsi o è il crepuscolo dell'epopea d'oro?
"Il Milan sarà sempre competitivo, ora devono avere la capacità di cambiare e di dare di più anche sotto il profilo del gioco. Prima ci si affidava a Ibrahimovic, ora è la squadra che deve dare un contributo importante. I giocatori ci sono, poi Berlusconi non ci sta a perdere".

Ha giocato nella Juventus, segnando anche un gol al Napoli. E' il big match della prossima giornata, cosa consiglierebbe a Mazzarri per fermare la marcia dei bianconeri?
"E' sempre difficile dare consigli, credo che chi avrà i giocatori chiave più in forma potrà vincere. Il risultato è aperto ma la Juve ha uno spirito leggermente diverso da tutte le altre e questo può fare la differenza".

Ci indica un calciatore della sua squadra che può essere pronto per la nostra serie A?
"Ho tanti giovani promettenti ma Constantin Nica può ripercorrere le orme di Dan Petrescu, mentre Filip Steliano è un esterno velocissimo che ricorda molto da vicino Ryan Giggs".

Se dovesse immaginarsi tra cinque anni, dove preferirebbe essere, in Italia o ancora all'estero?
"Non c'è fretta di tornare, Inghilterra o Scozia sarebbe meglio".

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