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24 ottobre 2012

Braveheart Grassi, il difensore che fa impazzire il Dundee

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VITA DA EMIGRANTE. E' cresciuto nelle giovanili del Parma, un infortunio al ginocchio lo ha costretto a cercare fortuna all'estero. Slovenia, Spagna, Belgio e Scozia con Aberdeen e Dundee. E' stato alle dipendenze dell'ex presidente del Barça Gaspart

di Augusto De Bartolo

Tra Aberdeen e Dundee corrono soltanto cento chilometri. Entrambe si affacciano sul Mare del Nord. L’una è stata la città che ha fatto innamorare Davide Grassi della Scozia, l’altra ha restituito a questo ragazzo emiliano l’occasione di tornare in Scottish Premier League. Prima e nel mentre il giro dell’Europa per questo difensore di 26 anni che perse l’occasione di debuttare in prima squadra con il Parma pre-Ghirardi a causa di un brutto infortunio al ginocchio. Bonifika Koper in Slovenia, Merida in Spagna, alle dipendenze dell’ex presidente del Barcellona Joan Gaspart proprietario del Sant’Andreu, il tentativo, malriuscito, di riproporsi in Italia con sorrento e Triestina, l'Fc Brussels e poi ancora e definitivamente Oltremanica.

Davide, di nuovo in Scozia, dopo l’Aberdeen il Dundee, evidentemente questo Paese ti piace molto, non è così?

“Sì, non lo nascondo, al di là di tutto mi piace l’atmosfera che si respira qui, il tipo di calcio che si gioca, gli stadi sempre pieni”.

Sei stato per 11 anni nel Parma, un infortunio al ginocchio ha frenato la tua carriera, poi subito all’estero al Bonifika Koper, rifaresti la stessa scelta?
“Proprio quando ero tra Primavera e prima squadra ho avuto un grave infortunio al ginocchio, non mi hanno aspettato e mi hanno liberato. Sono stato obbligato ad andare all’estero, in tItalia non mi volevano perché non si fidavano delle mie condizioni fisiche, ma io sono ancora qui che gioco”.

Dopo la parentesi slovena, ancora all’estero Merida e poi Sant’Andreu nella segunda B spagnola. E’ la squadra del presidente Joan Gaspart, ex numero 1 del Barcellona, com’è stata quell’esperienza?
“Tutto molto bello, a Sant’Andreu Gaspart ha portato un po’ della mentalità del Barça, aveva costruito la squadra per vincere e invece siamo arrivati secondi e abbiamo dovuto giocare i playoff promozione. Li abbiamo persi, guarda caso, proprio contro il Barcellona B”.

Ho letto che sia quando eri ad Aberdeen che ora al Dundee la gente ti ferma per strada per autografi e foto, nella tua città avviene la stessa cosa?
“Ad Aberdeen o adesso a Dundee sono un giocatore famoso, i tifosi mi riconoscono e vogliono autografi e foto ricordo. Nella mia città, a Parma, sono solo Davide Grassi, una persona qualunque”.

Dopo la prima esperienza scozzese hai provato a rientrare in Italia. Sorrento, poi Triestina, perché non è andata?
“Ho fatto l’errore di accettare un’offerta economica irrinunciabile, dal punto di vista sportivo si è rivelata una scelta sbagliata. Sono stato emarginato senza un perché e a Trieste oltre a un infortunio è successa la stessa cosa. Ma sai, quando arrivi in un posto senza un buon campionato alle spalle sei il primo a essere sacrificato”.

L'anno scorso hai giocato in Belgio con l’FC Brussels, lì invece?
“E' andata bene, mi serviva continuità e l’ho trovata. Ho giocato sempre anche se ho trovato un ambiente non particolarmente coinvolgente”.

Torniamo ad oggi, com’è la Scottish Premier League senza Rangers? Se ne sente la mancanza o è vissuta dai club come un’opportunità per avere maggiore visibilità?
“Certo non giocare ad Ibrox e non affrontare i Rangers in casa è davvero strano. Però anche se loro sono in Third division, la quarta serie, si fanno sentire. Vanno in sessantamila allo stadio a seguirli. Anche se mi spiace vederli in quella categoria è giusto che siano state rispettate le regole e non ci sia stato nessuno sconto”.

Anche a Dundee c’è un derby, quello tra la tua squadra e il Dundee United. Come accade a Belgrado con Stella Rossa e Partizan gli stadi dei due club distano solo qualche centinaio di metri tra loro. Anche voi vi cambiate nel vostro impianto e andate a giocare in trasferta già in divisa?
“Ci sono cinquanta metri tra i due impianti. Non ci spogliamo nel nostro stadio ma diciamo che andiamo in trasferta a piedi con i tifosi che ci seguono e ci incitano. Ci sono la stessa passione e rivalità che esiste tra Celtic e Rangers. Ma tutto avviene solo in campo, al di fuori, poi, si va a bere nei pub insieme”.

Come sono le persone di Dundee e più in generale gli scozzesi?
“Se gli entri nel cuore ti trattano benissimo. Pensa che quando mi sono infortunato allo zigomo ad Aberdeen ho incrociato due tifosi in un supermercato, mi hanno salutato e dopo cinque minuti sono tornati e mi hanno regalato un orsetto con un bigliettino su cui c’era scritto ‘Torna presto’, non credo possa accadere altrove”.

Il campionato italiano lo segui?
“Non in modo particolare, mi piace di più guardare la Premier, ma ti svelo un segreto: sono un tifoso sfegatato dell’Inter”.

Beh allora ti piace quella che sta costruendo Stramaccioni?
“Sì mi piace lui, molto, anche se eravamo abituati a nomi più altisonanti in squadra, ma va bene così”.

Quale sarà la tua prossima tappa? Ancora all’estero?
“Questo è sicuro, non commetterò di nuovo l’errore di tornare in Italia. Resterò in Gran Bretagna, magari in Inghilterra. La Premier sarebbe troppo, ma in Championship si può fare”.

Cosa ti manca dell’Italia?

“Solo la mia famiglia”.

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