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21 novembre 2012

Dalla Juve alla Honved, Bottone insegue il mito di Puskas

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VITA DA EMIGRANTE. Cresciuto nelle giovanili bianconere, una parentesi con Pro Patria e Pro Sesto, una stagione nel calcio francese al Clermont (Ligue 2), questo attaccante classe '88, prova a ritagliarsi un ruolo importante in una squadra leggendaria

di Augusto De Bartolo

Il bianconero è una scuola di calcio e di vita, ti forma ma non ti aspetta. In tanti sono passati da Vinovo, molti di quelli che hanno avuto Vincenzo Chiarenza come allenatore nella Primavera della Juventus, oggi sono calciatori più o meno affermati. Di quella nidiata che comprendeva Cristian Pasquato, Lorenzo Ariaudo, Luca Marrone e Fausto Rossi, Donato Bottone era l’attaccante dalle grandi prospettive. Le annate in lega Pro con Pro Patria e Pro Sesto non gli hanno giovato, l’esperienza in Ligue 2 con il Clermont è stata condita da gioie e dolori. Un infortunio al ginocchio lo ha costretto a un anno di stop. Per ripartire ha scelto l’Ungheria e la maglia della Honved, una squadra che evoca il mito e la leggenda degli Invincibili guidati da Ferenc Puskas.

Donato, finalmente si ricomincia, da una decina di giorni sei un nuovo giocatore della Honved. Com’è nata questa possibilità?
“Ha fatto tutto il mio agente Salvatore Trunfio srfuttando la conoscenza con il ds della Honved che è italiano (Fabio Cordella ndr). Mi hanno prospettato questa possibilità e non ci ho pensato due volte ad accettare”.

La conosci la storia di questo club? Sai che fu considerata la squadra più forte nel secondo dopoguerra in cui giocarono calciatori del calibro di Puskas, Czibor, Kocsis?
“Non conoscevo molto di questo club, ma mi sono informato e poi ho capito. Per questo ho accettato immediatamente. Un’occasione irrinunciabile per giocare in serie A e anche in una città stupenda come Budapest”.

Senti, pur non essendo più la Honved di un tempo, si avverte in qualche modo il mito, la responsabilità che aleggia su questa squadra?
“Certo, moltissimo. I tifosi vogliono vincere, sono sempre numerosissimi allo stadio, vogliono tornare ai vertici, almeno nel calcio ungherese. Poi la qualificazione all’Europa League (sconfitta contro l’Anzhi nei preliminari ndr), ha restituito entusiasmo”.

Dunque c’è grande pressione?
“No, quella no. I giocatori vengono lasciati tranquilli anche in giro per la città. Ci sono molte aspettative, tanto attaccamento al club”.

Questa non è la tua unica esperienza all’estero, prima dell’Ungheria hai giocato in Francia, con la maglia del Clermont, in Ligue 2. Lì com’è andata?
“E’ stata una bella esperienza, sono cresciuto molto specie sotto l’aspetto umano. Poi però è arrivato l’infortunio al ginocchio che ha frenato la mia crescita professionale”.

Però adesso c’è questa occasione, quali sono gli obiettivi?
“Di giocare, innanzitutto, e qui c’è un allenatore italiano Marco Rossi. Sono molto concentrato. Poi la squadra ha l’obiettivo di raggiungere la qualificazione all’Europa League, al momento abbiamo tre punti di ritardo”.

Sei cresciuto nella Juventus, hai fatto tutta la trafila, sognando di emulare Pippo Inzaghi, il tuo idolo, che poi ti ha tradito andando al Milan, come vedi questa nuova Juve?

“Per me può vincere di nuovo il campionato e può andare fino in fondo in Champions”.

Dato che sei un attaccante, dal momento che i bianconeri non hanno una coppia fissa di punte da schierare. Facciamo un giochino, tu chi preferisci?

“Giovinco, perché lo conosco e perché sta meritando il posto e poi Quagliarella. Ha un rendimento e una media-gol strepitosi. Per me sono loro i titolari di questa squadra. Poi Pirlo e Buffon sono gli uomini chiave e Conte ha restituito al gruppo una mentalità vincente”

Domenica si affrontano Juve e Milan, secondo te chi vince?
“Diciamo che per come è stato trattato Inzaghi dal Milan, spero che vinca la Juve”.

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