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12 dicembre 2012

Ma quale Messi. Chitalu, l'uomo che (forse) segnò più di Leo

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La Nazionale zambiana, vincitrice della Coppa d'Africa 2012, ha dedicato il titolo alla squadra perita nell'incidente aereo del 1993. Il cui allenatore era proprio il cannoniere Godfrey Chitalu (Getty)

All'indomani del record della Pulce spunta il ricordo di uno sconosciuto attaccante dello Zambia che, nel 1972, avrebbe segnato secondo statistiche non ufficiali più di 100 gol in 365 giorni. Ecco la sua storia

di Roberto Brambilla

Un telecronista del suo paese, lo Zambia, per la sua carica lo aveva soprannominato “Ucar”, proprio come le batterie dell'Union Carbide che facevano camminare le (poche) auto in quello scorcio d'Africa. Godfrey Chitalu, per tutti Ucar, è un mito. Ma solo per quelli nati nello stato che una volta si chiamava Rhodesia del Nord. Originario di Luanshya, non lontano dal confine con lo Zaire, “Ucar” ha giocato quindici stagioni nella prima divisione del Paese tra il '67 e l'82, diviso tra Kitwe United e Kwabwe Warriors.

E proprio nel 1972 nella terza delle annate con i “Guerrieri” ha sfiorato (o scritto) il mito. Vincendo Coppa di Zambia, Coppa di Lega, Campionato e arrivando ai quarti di finali della CAF Champions League, la Coppa dei Campioni d'Africa. Ma soprattutto segnando a valanga. Le statistiche non ufficiali danno cifre diverse, Qualcuna parla di 103 gol, qualcun'altra 105, altre addirittura 107 in un anno. La FIFA non ne riconosce nessuna. Non per mancanza di volontà, ma di prove, visto che tabellini e referti non si sono mai trovati.

Tanti gol non solo con il club ma anche in Nazionale. Dodici anni con i Chipolopolo (i "proiettili di rame"), 76 segnature, una finale di Coppa d'Africa persa nel 1974 nella ripetizione contro lo Zaire (che andrà ai Mondiali di Germania) e un'Olimpiade, quella del 1980 con una rete da raccontare ai nipoti, quella del pareggio contro l'Unione Sovietica di Rinat Dasaev al Luzhniki di Mosca, davanti a 100mila spettatori.

Un mito del calcio zambiano che è diventato leggenda per il suo carattere e per la sua tragica fine. Un carattere mica tanto facile. In una partita, dopo essere stato ammonito, all'arbitro che gli chiese il suo nome da annotare sul taccuino disse “Dennis Law”, come il centravanti del Manchester United. Al direttore di gara non piacque lo scherzo e lo sbattè fuori.

Pugni, spintoni , ma tanto carisma e capacità tecniche che dopo il suo ritiro lo portarono a diventare allenatore. Prima dei Kwabwe Warriors (con cui vinse nel 1987 il campionato zambiano, dopo essere stato squalificato per aver dato un pugno a un arbitro) poi della nazionale dello Zambia. Dove da assistente di Samuel Ndhlovu nel 1988 battè l'Italia di Zoff alle Olimpiadi Seul (fu 4 a 0) e dove da capo allenatore stava conducendo i “Proiettili di Rame” alla qualificazione al Mondiale USA. Fino a quando il 27 aprile 1993 l'aereo che stava portando la nazionale zambiana a Dakar per giocare un match di qualificazione contro il Senegal si inabissò nelle acque dell'Oceano Atlantico a Libreville in Gabon. Portandosi dietro 18 giocatori e lo staff tecnico della squadra tra cui l'allenatore Godfrey "Ucar" Chitalu.