Il Lecce... di Murphy, l'annus horribilis dei giallorossi
Calcio
A marzo i salentini giocavano a San Siro con il Milan. Poi la retrocessione in B, il calcioscommesse e la 1^ Divisione. Un mese fa sembravano avere ammazzato il campionato, ma domenica a Carpi hanno perso la vetta. Nella nebbia, in 9 e su rigore...
di Lorenzo Longhi
da Carpi (Mo)
La beffa definitiva è arrivata dopo il triplice fischio dell'arbitro Maresca di Napoli. Quando gli altoparlanti dello stadio di Carpi hanno diffuso, a volume assordante, le inconfondibili note di Su di noi di Pupo, allora anche il sospetto è diventato certezza: la formulazione teorica che va sotto il nome di Legge di Murphy ("se qualcosa può andare male, lo farà"), per il 2012 può chiamarsi... Lecce di Murphy. Perché a Carpi, domenica, il Lecce ha vissuto l'ennesimo incubo del suo annus horribilis: dopo due retrocessioni in tre mesi - dalla A alla B sul campo, dalla B alla 1^ Divisione a causa del calcioscommesse - in Emilia ha perso anche la vetta di un campionato che, un mese fa, stava dominando (+5 sulla seconda e con una gara da recuperare). L'ha persa proprio in favore del Carpi, in una partita nata male - dopo due sconfitte consecutive, e con i biancorossi a -3 - e finita peggio.
Perché fra i prodromi, il travaglio e i postumi della partita, domenica l'album del Lecce - in maglia nera in una giornata malinconicamente grigia - si è riempito poco alla volta, ma con una coerenza disarmante. Con ordine: assenza per squalifica del capocannoniere del campionato (Foti)? Celo. Allenatore in tribuna per il medesimo motivo (Lerda)? Celo. Infortunio di un giocatore già nel primo tempo (Zappacosta)? Celo. Sono segnali. Ma ci vuole anche un po' di follia, per non farsi mancare nulla, e così a sostituire l'infortunato entra il buon vecchio Guillermo Giacomazzi. Che ci mette 40 secondi a farsi ammonire e tre minuti per bissare il giallo. Performance ragguardevole. Espulsione, inferiorità numerica: celo.
Manca probabilmente un penalty ai salentini nel primo tempo, ma l'aura è tale che nella ripresa sembra si attenda solo il gol-sconfitta. Che arriva, manco a dirlo, su calcio di rigore causato da un fallo di Legittimo (nomen omen) e siglato da Arma (nomen omen, anche qui). Poi a 5' dalla fine, quando Pià ne dice una di troppo all'arbitro, il Lecce completa l'album delle figuracce e finisce in 9. Proprio mentre cala la nebbia: la visibilità in campo è garantita e la partita può essere condotta in porto, ma ne scende quanto basta per rendere disagevole il rientro a casa dei tifosi giunti in auto.
L'arbitro fischia, il primo posto è perso, i fischi abbondano e Carpi-Lecce può entrare di diritto nella top ten delle giornate più balorde nella lunga storia del club salentino. Ma con il sarcastico Su di noi conclusivo, si può davvero andare a medaglia...
da Carpi (Mo)
La beffa definitiva è arrivata dopo il triplice fischio dell'arbitro Maresca di Napoli. Quando gli altoparlanti dello stadio di Carpi hanno diffuso, a volume assordante, le inconfondibili note di Su di noi di Pupo, allora anche il sospetto è diventato certezza: la formulazione teorica che va sotto il nome di Legge di Murphy ("se qualcosa può andare male, lo farà"), per il 2012 può chiamarsi... Lecce di Murphy. Perché a Carpi, domenica, il Lecce ha vissuto l'ennesimo incubo del suo annus horribilis: dopo due retrocessioni in tre mesi - dalla A alla B sul campo, dalla B alla 1^ Divisione a causa del calcioscommesse - in Emilia ha perso anche la vetta di un campionato che, un mese fa, stava dominando (+5 sulla seconda e con una gara da recuperare). L'ha persa proprio in favore del Carpi, in una partita nata male - dopo due sconfitte consecutive, e con i biancorossi a -3 - e finita peggio.
Perché fra i prodromi, il travaglio e i postumi della partita, domenica l'album del Lecce - in maglia nera in una giornata malinconicamente grigia - si è riempito poco alla volta, ma con una coerenza disarmante. Con ordine: assenza per squalifica del capocannoniere del campionato (Foti)? Celo. Allenatore in tribuna per il medesimo motivo (Lerda)? Celo. Infortunio di un giocatore già nel primo tempo (Zappacosta)? Celo. Sono segnali. Ma ci vuole anche un po' di follia, per non farsi mancare nulla, e così a sostituire l'infortunato entra il buon vecchio Guillermo Giacomazzi. Che ci mette 40 secondi a farsi ammonire e tre minuti per bissare il giallo. Performance ragguardevole. Espulsione, inferiorità numerica: celo.
Manca probabilmente un penalty ai salentini nel primo tempo, ma l'aura è tale che nella ripresa sembra si attenda solo il gol-sconfitta. Che arriva, manco a dirlo, su calcio di rigore causato da un fallo di Legittimo (nomen omen) e siglato da Arma (nomen omen, anche qui). Poi a 5' dalla fine, quando Pià ne dice una di troppo all'arbitro, il Lecce completa l'album delle figuracce e finisce in 9. Proprio mentre cala la nebbia: la visibilità in campo è garantita e la partita può essere condotta in porto, ma ne scende quanto basta per rendere disagevole il rientro a casa dei tifosi giunti in auto.
L'arbitro fischia, il primo posto è perso, i fischi abbondano e Carpi-Lecce può entrare di diritto nella top ten delle giornate più balorde nella lunga storia del club salentino. Ma con il sarcastico Su di noi conclusivo, si può davvero andare a medaglia...