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22 marzo 2013

Croazia-Serbia, storia non solo sportiva dell'Europa di ieri

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Un'immagine storica: Stankovic (a sinistra) e Boban mano nella mano dopo un incontro giocato nel '99

Croazia e Serbia non si sono mai incrociate in un match internazionale, come stasera per le Qualificazioni ai Mondiali 2014. Dietro all'evento, una lunga scia di emozioni. Da ricordare per capire, aspettando l'exploit delle giovani stelle. IL VIDEO

di Luca Cassia

Croazia-Serbia, gara in programma stasera e valida per le qualificazioni ai Mondiali brasiliani, cela una scia di emozioni che esulano dal rettangolo di gioco. Non è possibile trascurare gli orrori del conflitto jugoslavo della prima metà degli anni ’90, inevitabilmente riemersi quando l’urna di Rio de Janeiro ha sorteggiato i due Paesi nel girone A verso Brasile 2014.

Vatreni e Beli Orlovi (Fiamme e Aquile Bianche) non si erano mai incrociate in un match internazionale. Uno spunto lo offrì il confronto tra Croazia e l’allora Jugoslavia, 9 ottobre 1999, match decisivo per l’accesso agli Europei ospitati dai Paesi Bassi. Il Maksimir di Zagabria, blindato nell’occasione e colmo di odio razziale, divenne teatro del 2-2 che eliminò i croati e proiettò la Nazionale di Vujadin Boškov alla kermesse continentale. Oggi, con fischio d’inizio alle ore 18, sarà ancora lo Stadio della capitale a ospitare una disputa inedita a livello internazionale dato il passaggio di testimone che nel 2006 ha condotto la Serbia all’attuale denominazione.

Siniša Mihajlović era in campo nel prequel della sfida, da commissario tecnico inseguirà l’ultimo treno per sognare il Mondiale carioca: i 4 punti in classifica, contrapposti ai 10 di Belgio e Croazia, significano exploit tra le mura rivali, viceversa chiamate a stroncare la candidatura ospite. Il tutto in un clima di distensione invocato proprio dall’allenatore serbo, analogamente al capitano locale Darijo Srna.

Nell’ultima decade del XX secolo erano poco più che infanti, ma la generazione verde dei due Paesi ora promette scintille e annovera rappresentanti in Serie A: da una parte Kovačić, Radošević e Vukušić, dall’altra Ljajić, Krstičić e Stevanović. E come dimenticare le giovani leve Ademi, Vrsaljko e Andrijašević contrapposte a Filip Djuricic, Šćepović e all’ex viola Nastasić. Un’autentica miniera in ottica Mondiale, nonché in chiave mercato: l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea dal prossimo luglio renderà comunitarie le future pepite.

Senza allontanarci dai 40.000 posti dello Stadio Maksimir, il 13 maggio 1990 era in programma Dinamo Zagabria-Stella Rossa Belgrado, coppia d’élite nel campionato jugoslavo, incontro preceduto dalla vittoria dell’Unione Democratica Croata che scatenò l’ira del partito di Milošević. I disordini tra fazioni, accesi dalla storica rivalità tra i due club, dalla presenza di Željko Ražnatović (in seguito meglio noto come Arkan) e dalla morbida azione di una polizia a maggioranza serba, crearono il caos (GUARDA IL VIDEO qua di seguito): le immagini televisive resero celebre il gesto di un 21enne Zvonimir Boban, venuto alle mani con un agente nel tentativo di difendere un sostenitore della Dinamo.



Il fatto comportò a Zorro Boban una lunga squalifica comminatagli dalla Federcalcio jugoslava, che gli precluse la partecipazione ai Mondiali in Italia. Curioso come l’etimologia dell’impianto Maksimir derivi dalla fusione tra il nome dell’allora vescovo (Maksimilijan) e la parola pace (mir). Quasi tredici anni dopo, Croazia e Serbia conservano cicatrici durevoli nella memoria. Vivide e lancinanti, anche in un’arena calcistica. Staremo a vedere che succede.