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22 giugno 2013

REPORTAGE. Brasile trasformato: niente joia, toda tristezza

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Le proteste del Brasile contro il carovita e la corruzione (Getty)

FABIO CARESSA racconta uno scenario surreale da Salvador de Bahia, dove l'Italia stasera affronterà la Seleçao per il primato del girone. Il popolo protesta, i politici sono in difficoltà. L'allegria che caratterizza i brasiliani è scomparsa

di FABIO CARESSA
da Salvador de Bahia

In Brasile non si parla di calcio. Il Paese cerca di capire che futuro avrà. Salvador de Bahia è tappezzata di enormi cartelloni pubblicitari con una bella ragazza sorridente. "Sorridi sei a Bahia", dice. La pioggia forte di queste ore ne ha scollato uno, tristemente ripiegato su se stesso. Quasi un segno. Il Presidente Dilma è in grande difficoltà. Venerdì si è incontrata con alcuni ministri, ma ha negato si trattasse di una riunione di emergenza. I partiti a parole appoggiano le manifestazioni spontanee e democratiche, come si affrettano a precisare, e così si crea la situazione surreale di una protesta di tutti contro nessuno. Ma le bandiere dei partiti, nelle manifestazioni, vengono bruciate. Viene lasciato ai Prefetti della città l'elenco degli episodi di vandalismo. Negli ultimi due giorni solo a Rio, ha detto il Prefetto, sono stati distrutti cento semafori con conseguenze facilmente immaginabili per una città che già muore di traffico. Le immagini dell'assalto ai palazzi del potere di Brasilia sono impressionanti. Tra la politica e i manifestanti c'è la polizia militare accusata di aver causato parte degli scontri con reazioni esagerate e violente.

Il governo vorrebbe intervenire ma non sa cosa fare. Sospendere la Confederations è fuori discussione, la Fifa annullerebbe il Mondiale con conseguenze disastrose per l'economia perché gli enormi investimenti su infrastrutture, clamorosamente in ritardo, e stadi rimarrebbero senza possibilità di rientro trascinando nel baratro le banche. Nella giornata di venerdì si erano anche diffuse voci della richiesta della nostra Nazionale di abbandonare la manifestazione per motivi di sicurezza, subito smentite. Si vorrebbe aprire un tavolo di trattativa, ma non si sa con chi, le manifestazioni sono spontanee, il magma della protesta si insinua nel Paese senza mostrare una testa, senza produrre leader credibili che possano essere interlocutori validi.
E' il prezzo che deve pagare un Paese che è rimasto soffocato da una corruzione diventata insostenibile con i flussi di denaro arrivati per Mondiali e Olimpiadi. Educazione e sanità ancor piu dell'aumento del costo dei mezzi pubblici restano come principali problemi. Insoluti da anni.

L'appello di mercoledì di un Pelè con la faccia di circostanza in maglia del Brasile ("non confondiamo calcio e politica", diceva, come se la vita potesse dividersi in due) è stato insieme grottesco, un caballero stanco sempre schierato con i potenti. Nella notte italiana gruppi di cani sciolti hanno preso d'assalto concessionarie e shopping center a Barra de Tijuca, quartiere residenziale di Rio dove la nostra Nazionale aveva fissato il suo quartier generale prima dell'esordio in questa Confederations. Oggi il Brasile è un Paese profondamente diverso da quello delle cartoline: niente joia, toda tristezza.