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28 giugno 2013

Seleçao e barricate: ecco perché il Gigante s'è svegliato

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EMILIANO GUANELLA , ora che manca solo la finale della Conf Cup, analizza a fondo le ragioni della protesta che ha sconvolto (e sconvolgerà) tutto un Paese sceso in piazza. Perché è un Brasile a due facce quello che si può e si deve raccontare

di Emiliano Guanella
(da Fortaleza, Brasile)

Calcio e proteste, Seleçao e barricate, la torcida entusiasta per Neymar e compagni, centinaia di migliaia di persone in piazza per chiedere riforme promesse da decenni da una classe politica fra le più corrotte e costose dell’America Latina. È un Brasile a due facce quello che si può e deve raccontare in questa strana, a tratti surreale, Confederations Cup.

Tutti i difetti del Gigante - Il torneo che serve da test per i Mondiali del prossimo svela tutti i vizi strutturali del grande Paese emergente, del boom economico degli ultimi anni, del gigante che vuole mostrarsi al mondo intero come un Paese moderno, efficiente, sicuro per investimenti e turisti; un’immagine che si sgretola quando si cerca a fondo, al di là della cronaca degli scontri, le ragioni di una protesta inedita nella storia del Brasile, un movimento enorme di persone che si organizzano attraverso i social network, senza bisogno di leader o partiti e che sta preoccupando non poco i governanti.

Così è cominciato tutto - Tutto è partito dall’ennesimo aumento del prezzo del biglietto degli autobus, la metropoli da venti milioni di abitanti (Rio) dove spostarsi ogni giorno per andare al lavoro rappresenta, per molti, una vera e proprio odissea. Ore e ore imbottigliati nel traffico, in mezzi vetusti e scarsi, la mancanza totale di pianificazione e rispetto per gli utenti ad un prezzo altissimo, più di un euro a biglietto. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, il pretesto per parlare d’altro, come è successo a Geyzi Park di Istanbul e in mille altri luoghi del Pianeta.

Le "colpe" dei media - I media, soprattutto la potente e onnipresente RedeGloblo, il cui telegiornale è ancora oggi quello con più audience di tutto il mondo occidentale, ha evitato di parlare delle prime manifestazioni, ha ignorato la protesta o l'ha raccontata solo quando ci sono stati scontri con la polizia, che ha agito con una brutalità che non si vedeva dai tempi della dittatura. Mancavano pochi giorni alla Confederations Cup, il torneo di cui la Globo detiene i diritti, la grande festa dello sport, il grande network aveva voglia di dare solo notizie positive.

Ma la piazza s'impone nei tg
- L’ostracismo, però, è durato poco: quando a fianco della gente di San Paolo sono scese in piazza centinaia di migliaia di persone il tono è subito cambiato e i manifestanti sono diventati protagonisti dei telegiornali e forieri di un “vento nuovo” per migliorare il Paese. Tutti se ne sono accorti, meno Galvao Bueno, lo storico commentatore della partite della Seleçao, che si ostina a descrivere un clima meraviglioso e una grande accoglienza nelle città che ospitano la nazionale di Scolari, anche se a poche centinaia di metri dagli stadi si tirano gas lacrimogeni e la polizia spara proiettili di gomma.

Le censure della FIFA - Per questo, allo stadio di Belo Horizonte, il pubblico lo ha insultato più volte, anche se il coro si poteva ascoltare solo in tribuna. Ancor più chiusa la FIFA, i cui massimi dirigenti si sono mostrati, a livello non ufficiale, particolarmente duri nei confronti del governo brasiliano. La logica spietata di Blatter non fa una grinza; è il Brasile che ha voluto organizzare un Mondiale assicurando di essere in condizione di farlo, se la gente protesta contro il governo che siano i politici locali a risolvere la situazione, a Zurigo se ne lavano le mani. Cinismo elvetico, che non tiene conto del fatto che una delle ragioni della protesta, assieme alla corruzione, gli scarsissimi investimenti pubblici nella salute, nei trasporti o nell’educazione, sta proprio nelle spese folli sostenute per i Mondiali; stadi nel vuoto, come a Recife, appalti gonfiati, rimozioni forzate di favelas per costruire parcheggi o centri commerciali intorno alle nuove arene.

Il problema? Sono i Mondiali
- E anche nell’arbitrarietà delle decisioni prese, senza chiedere parere alla popolazione. La “legge speciale” imposta dalla FIFA per avere i Mondiali comporta, ad esempio, che nei giorni delle partite un’area di almeno 3 chilometri quadrati intorno agli stadi sia completamente off-limits, non importa se ci siano case, ospedali o edifici pubblici lì intorno. Gli studenti dell’Università Federale di Minas Gerais, ad esempio, non sono potuti andare a studiare il giorno di Spagna-Nigeria, perché lo stadio Minerao si trova proprio a fianco del loro campus. In generale, la gente non crede più al falso mito dell’eredità sociale lasciata dai grandi eventi sportivi, dal fatto che un Mondiale o un’Olimpiade serva per migliorare le infrastrutture del Paese organizzatore.

Quell'inciucio pubblico-privato
- Mancano ancora dodici mesi, ma finora è stato fatto pochissimo sul versante delle infrastrutture mentre tutto, o quasi, è stato speso per la costruzione degli stadi. Nel 2007, quando l’ex presidente Lula lanciò la candidatura per i Mondiali, dopo aver ottenuto dalla vecchia volpe Havelange la certezza del placet della FIFA, l’allora ministro dello Sport, Orlando Silva, promise che non sarebbe uscito nemmeno un centesimo dall’erario pubblico e che tutto sarebbe stato portato avanti da un consorzio pubblico-privato dove sarebbero stati i privati a finanziare le grandi opere previste. È andato esattamente al contrario: le grandi imprese private hanno partecipato come costruttori degli stadi dietro cospicui pagamenti da parte dei governi statali o di quello federale.

Il gran gioco degli appalti - Ma non solo: nello stadio Maracanà la ditta Odebrecht ha dapprima vinto l’appalto per costruire lo stadio e poi è entrata nel consorzio di gestione dello stesso per i prossimi 25 anni, guadagnandoci così due volte. Doveroso dire che la Odebrecht e le altre grandi imprese di costruzione sono, come succede negli Stati Uniti, fra i principali finanziatori della campagne elettorali in Brasile, appoggiando tutti i principali partiti.

Le manifestazioni non finiranno
- Le proteste sono destinate a proseguire anche dopo la Confederations Cup. Secondo un recente sondaggio, più del 90% dei brasiliani appoggia le richieste della piazza. I politici, per la prima volta in tanti anni, hanno paura e adesso si danno da fare per approvare riforme che erano nel cassetto da tantissimo tempo. Negli ultimi giorni il Parlamento ha approvato l’irrigidimento delle pene per il reato di corruzione e malversazione di fondi pubblici, ha fatto cadere il progetto di legge chiamato Pec 37, che puntava a limitare l’azione investigativa dei pubblici ministeri.

Perché il letargo è finito - Il governo ha promesso che destinerà la totalità dei guadagni per l'export di petrolio a salute ed educazione, la presidente Dilma Roussef intende convocare un referendum per una grande riforma politica che serva a eliminare il clientelismo. Risultati concreti, che non sarebbero mai stati raggiunti senza il fiume umano di persone in piazza e la grande visibilità data loro dai media internazionali presenti proprio per la Confederations Cup. Che vinca o no la Seleçao, il Brasile sembra essersi svegliato da un lungo letargo. La Fifa, il governo e i grandi media locali dovranno, d’ora in poi, tenerne conto.