Esplora Sky TG24, Sky Sport, Sky Video
16 luglio 2013

Nick Pugliese, dagli Stati Uniti a Kabul nel nome del calcio

print-icon
pug

Nicholas 'Nick' Pugliese, americano di 23 anni, festeggia con i compagni la vittoria alla Kabul Cup

La storia di un 23enne statunitense, studente modello sbarcato in Afghanistan per lavoro. Da impiegato in una società di telecomunicazioni a centrocampista nella capitale. Quando la passione per il pallone sovrasta barriere e differenze culturali

Un americano a Kabul, star del calcio sotto la bandiera afghana. È la storia del 23enne Nicholas ‘Nick’ Pugliese, da impiegato di una società di telecomunicazioni afghana a centrocampista del Ferozi FC, club della capitale.

Dal College all’Afghanistan – L’avventura di Nick inizia poco più di un anno fa: dopo la laurea in Scienze Politiche e Filosofia al Williams College in Massachusetts, dove era capitano della squadra di calcio nonché studente modello, il giovane accetta una proposta di lavoro alla Roshan, il primo gestore telefonico afghano. Nativo di Rochester, nello Stato di New York e di origini italo-americane, Nick ha rinunciato ad un lavoro ben retribuito per giocare nel Ferozi e guadagnare solo 300 dollari al mese. A Sport Illustrated, il 23enne statunitense ha spiegato: “Dopo la laurea ero interessato a lavorare in un’azienda di un paese emergente. Attraverso la mia università sono arrivato alla Roshan nel giugno del 2012. Però mi mancava lo sport, impeditomi a causa delle rigide misure di sicurezza”.

Dal lavoro al campo di calcio - Dopo varie insistenze Nick riesce ad ottenere il permesso per giocare in una squadra di dilettanti ogni due settimane, ma nel momento in cui reclamava di allenarsi in uno stadio riceveva una risposta negativa. “L’occasione di giocare per il Ferozi – ha spiegato - è venuta per caso quando uno dei miei compagni di squadra mi ha presentato all’allenatore. Mi sono sentito liberato quando mi è stato offerto un contratto lo scorso aprile: a quel punto mi sono immediatamente licenziato dalla Roshan perché non sarebbe stato possibile fare entrambi i lavori”. Senza pentirsi della sua scelta, e anche se il campionato di calcio non inizierà prima di ottobre, lo scorso maggio Nick ha già ottenuto la sua prima vittoria alla Kabul Cup.

“Mi sento parte di una comunità” – “I miei amici afghani – ha detto Nick - pensano che sia stato pazzo a lasciare il mio lavoro. Ritengo invece che ne sia valsa la pena: ho l’opportunità di fare parte di una comunità, di essere trattato come un membro di una famiglia, di cucinare e mangiare con gli afghani e di godermi Kabul assieme ai miei compagni di squadra”. Pur conscio dei rischi che corre in qualità di cittadino americano, il giovane ha sdrammatizzato: “Il rischio si attenua se si evitano luoghi di alto profilo come ambasciate e ministeri. Non escludo anche il rischio di essere rapito, ovviamente ciò che all’inizio preoccupava me ed i miei genitori. Eppure, in generale, posso dire di sentirmi sicuro”.