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06 agosto 2013

Non solo Al Qaeda: se le identità del pallone generano odio

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Una coreografia dei tifosi dell'Ajax nel 2001 all'Amsterdam Arena (Getty)

Le minacce islamiste al Tottenham per il caso-Bale richiamano la caratterizzazione ebraica del club londinese. Ma sono tante le società che si identificano con movimenti politici e religiosi, da Glasgow a Nicosia passando per Amsterdam

di Lorenzo Longhi

Adesso ha scoperto anche il calcio, Al Qaeda: non bastasse l'incubo terroristico che ha portato alla chiusura di 25 ambasciate statunitensi da Tel Aviv a Kabul, nelle parole del suo leader yemenita, Ahmed Al Dossari, Al Qaeda si è scagliata contro i "mercanti senza scrupoli" del Tottenham in riferimento all'imminente passaggio di Gareth Bale dal club del nord londinese al Real per una cifra mai vista prima. Eppure, non tanto poté il calciomercato, quanto l'identità del venditore: gli Spurs, infatti, da sempre vanno orgogliosi della propria fama di club dalle radici ebraiche, e tanto è bastato ad Al Dossari per minacciare gli "ebrei che pagheranno per la loro avidità".

La fierezza dell'Ajax - Odio, razzismo, nel migliore dei casi irriducibile rivalità. Accade per tanti club che fanno di una determinata caratterizzazione religiosa o politica un aspetto fondante della loro identità. "C'è soltanto una squadra al mondo che può superare il Tottenham in giudaicità", ha scritto Franklin Foer nel suo How soccer explains the world, parlando dell'Ajax. Il club di Amsterdam va fiero, come i suoi tifosi, delle origini ebraiche del club, eppure nel 2005 la società vietò ai tifosi l'esposizione delle bandiere con la stella di David "per non aizzare l'antisemitismo dei tifosi avversari". Tuttavia, un club fortemente caratterizzato dalla sua storia ebraica forse ancora più dell'Ajax, e che per questo spesso ha subito per intero il campionario razzista a causa di questa identità, è l'Mtk Budapest, ex grande nobile del calcio europeo.

Rangers e Celtic, identità forti - Il settarismo religioso ha avuto, soprattutto in passato, un ruolo significativo nella storia del calcio scozzese e, più in particolare, nella rivalità fra i due maggiori club di Glasgow, Rangers e Celtic. Identità irriducibili sulle quali è stato scritto tutto, tanto che i club ancora sono preceduti da una fama che, sebbene ora decisamente più sfumata, resta scolpita nella pietra. Una rivalità le cui istanze non si limitano alla Scozia.

La lezione di Belfast - Basta infatti prendere un traghetto, attraversare il Canale del Nord e sbarcare a Belfast per rendersi conto di come in Irlanda del Nord essere tifosi di Rangers o Celtic è un aspetto, paradossalmente, forse ancora più identitario di quanto non accada a Glasgow. Perché a Belfast, dove il settarismo religioso è endemico, anche il solo vestirsi di arancione o di verde segnala un'appartenenza: protestanti-unionisti oppure cattolici-nazionalisti, Shankill o Falls Road, e il sostegno all'uno o all'altro dei due club scozzesi della (ex) Old Firm porta tradizionalmente con sé tutti i connotati del caso. Nella stessa Belfast vi è stata una rivalità calcistica modellata su quella scozzese: da una parte il Belfast Celtic, squadra dei repubblicani cattolici che aveva mutuato i colori della maglia dal Celtic di Glasgow; dall'altra i Blues del Linfield, club dei protestanti lealisti. Una rivalità che ebbe il suo apice nella Windsor riot, feroce rissa che, il 27 dicembre 1948, scoppiò prima del termine della sfida fra i due club. Alla fine del torneo, in un clima di continua intimidazione, il Belfast Celtic mise fine alla sua storia sportiva.

La favola dell'Apoel Nicosia - Nel 2010-2011 agli Ottavi di Champions si qualificò, a sorpresa, l'Apoel Nicosia. In tanti si soffermarono sulla favola della squadra cipriota, tralasciando però la sua identità politica: Apoel infatti è l'acronimo di "Athleticòs Podosfairikòs Omilos Ellìnon Lefkosias", società calcistica e atletica dei greci di Nicosia. Fondato nel 1926, vicino al movimento "Enosis" che puntava all'unificazione con la Grecia, l'Apoel visse una scissione nel 1948, nei giorni della guerra civile greca, che provocò la nascita dell'Omonia, il club dei comunisti indipendentisti di Nicosia. Da allora, l'Apoel e la sua tifoseria sono spesso stati associati ad Alba Dorata prima e all'Elam oggi. A Cipro, del resto, c'è ancora un muro.

Ma Apoel è anche in Israele - E' solo una questione di assonanza, ma Hapoel (con l'acca: significa "lavoratore") è anche il nome di una delle più blasonate squadre di Tel Aviv, quella considerata più a sinistra: le radici socialiste del club israeliano, infati, sono storia nota, essendo il club stato fondato dall'Histadrut, il sindacato dei lavoratori.

Gli esempi dei Paesi socialisti - E mentre, notoriamente, Athletic e Barcellona in Spagna vanno fieri della loro identificazione geografica e di conseguenza politica (baschi i primi, catalani i secondi: non spagnoli), ai tempi della Guerra fredda, mentre nella Jugoslavia di Tito le varie squadre rappresentavano un'identità nazionale che veniva negata appunto nello jugoslavismo, negli altri Stati socialisti era normale vedere società di calcio sotto l'egida di determinati apparati statali. Accadeva dall'Unione Sovietica alla Romania, ma forse nessun club d'oltrecortina era odiato quanto la Dynamo Berlino. Il club (i cui giocatori erano definiti gli "undici maiali") era diretta emanazione della Stasi di Erich Mielke. Ma questa, in fondo, è un'altra storia.