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23 settembre 2013

Recanati, nel regno di Leo(Pardi): "Torna a casa, Messi!"

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Alcuni soci del Fan Club "Lionel Messi" davanti Palazzo Leopardi a Recanati (foto Sky)

IL REPORTAGE. Viaggio nella città del Poeta : da qui, nel 1893, il trisavolo della Pulce partì per l'Argentina. Oggi ci vive il cugino Leandro, c'è un fan club e sia il Comune che la Regione Marche hanno invitato Lionel per un ritorno alle origini

di Alfredo Corallo
(da Recanati, Macerata)

Leopardi non sarebbe andato allo stadio neanche se Messi avesse giocato nella Recanatese... Anche soltanto immaginare il Poeta dell'Infinito saltare in aria per un gol o prendersela con l'arbitro per un rigore non dato... Proprio non regge. Quell'ideale di uomo costantemente curvo sui libri che ci è stato indottrinato fin dalle scuole elementari, perso nel suo studio "matto e disperatissimo", fantasticare di turnover e tiqui-taka? Eppure.

Uno di noi. Nel 1821 c'era un giovane di Treia, un piccolo centro del Maceratese, che era un fuoriclasse assoluto nella "Palla al bracciale", sport paragonabile per popolarità e folklore al calcio, ma nelle regole più vicino al tennis. Ebbene le imprese del forzuto battitore Carlo Didimi, una specie di incrocio tra Cristiano Ronaldo e Rafa Nadal, incuriosirono a tal punto il coetaneo Giacomo da spingerlo allo Sferisterio di Macerata (un San Siro dei tempi) fino a ispirarne "A un vincitore  nel pallone", inserita poi tra le Canzoni. Un inno alla vitalità, all'azione, la metafora del gioco come sfida al destino e altri concetti di raffinata filosofia, non certo "la cronaca del match" (al massimo una primissima stesura di "non mollare mai"). Insomma, Leopardi allo stadio ci andò e gli piacque pure. Se sapesse che il più grande calciatore del mondo ha origini recanatesi...

Mio cugino Lionel. Il primo a intuire una possibile discendenza di Leo da un Messi marchigiano è stato l'attuale sindaco-giornalista Francesco Fiordomo, nel 2005, quando la stampa catalana cominciò a parlare con insistenza di questo baby-fenomeno che il Barcellona aveva curato e allevato come un figlio. Ne scrive sull'edizione locale del Messaggero e mette la Pulce nell'orecchio del 20enne Leandro. Che, una ricerca dopo l'altra (e ora con certificati alla mano) scopre di essere parente - seppur alla lontana - del fuoriclasse blaugrana. "Angelo Messi, il trisavolo di Leo - ci spiega Leandro - era il fratello del mio, Giovanni. Nel 1893 emigrò con la moglie Maria in Argentina, a Rosario, Giovanni invece rimase qui. Attraverso un giornalista costaricano, che rintracciò in un archivio una dichiarazione di Angelo, appurammo che era effettivante il fratello del mio trisnonno. Per fargliela breve, io e Leo siamo cugini, di terzo o quarto grado, ma sempre cugini".

C'è un rammarico. "Sì - ammette Leandro, falegname e maestro 'preseparo' - perché Jorge, il padre di Leo, nel 2004 era venuto nelle Marche a cercare dei legami di parentela per ottenere il passaporto comunitario, un po' come fece Camoranesi a Potenza Picena. Ma ancora non ne sapevamo nulla, altrimenti adesso avrebbe la cittadinanza italiana e non quella spagnola". Ma c'è soprattutto un sogno, che insegue ormai da 8 anni. "Abbiamo provato più volte a contattarlo, vorrei stringergli la mano, parlare un po' con lui della nostra terra, e poi gli faremmo mangiare i vincisgrassi, i nostri cannelloni. Ci andrebbe matto".

La "Bombonera" delle arti sacre. In questi giorni la città è in subbuglio perché sono in corso le riprese di un film su Leopardi, "Il giovane favoloso", diretto da Mario Martone e interpretato da Elio Germano e Isabella Ragonese. A Recanati tutto profuma di poesia e bel canto (ha dato i natali anche al tenore Beniamino Gigli). A giugno, nella settimana delle celebrazioni leopardiane, la cittadina (22mila abitanti) richiama turisti e studenti da tutta Europa. Nella cattedrale, inoltre, è sepolto Gregorio XII, l'ultimo Papa dimissionario prima di Benedetto XVI, e nella Chiesa di San Vito riposa padre Nicolàs Bobadilla, fondatore insieme a Ignazio de Loyola della Compagnia di Gesù, la stessa cui appartiene Francesco.

Ottimismo cosmico. Ecco, ci vorrebbe un'intercessione di Papa Bergoglio per convincere Messi, vero sindaco? "Spero vengano entrambi, esageriamo - sorride Fiordomo, che ci accoglie nella sua stanza affacciata sulla piazza con il monumento al Genio letterario -.  Sarebbe un immenso privilegio poterlo ospitare, in ogni caso per Lionel è già previsto un posto speciale nel Museo dell'Emigrazione marchigiana, che sarà presto inaugurato a Recanati".

"I ragazzi - aggiunge Fiordomo - devono sapere che se lui è arrivato ad essere un campione lo deve anche alle sue origini, nel suo sangue scorrono tenacia, laboriosità, caratteristiche che ci sono proprie. Mi piacerebbe portarlo a giocare con i bambini, la presenza di un personaggio così umile, un antidivo, avrebbe un valore educativo enorme per le nuove generazioni". Ma in concreto qualcosa è stato fatto? "Abbiamo smosso un po' di diplomazia, i contatti con il suo entourage sono in piedi. Vorremmo che diventasse il nostro ambasciatore nel mondo, sognare non costa nulla...".

Attesa Messi... anica. Anche la Regione, con una lettera del presidente Gian Mario Spacca, ha invitato ufficialmente il Pallone d'oro alla "Festa delle Marche" che si svolgerà il 10 dicembre a San Benedetto del Tronto. Nelle intenzioni, pare, ci sia la volontà di farne il super testimonial, un'operazione di rilancio a dir poco ambiziosa, sulla scia tracciata da Valentina Vezzali, la Scuola di Jesi, Valentino Rossi. Supposizioni, ovvio. Di sicuro c'è un Fan Club "Lionel Messi" che si è formato da qualche mese, con regolare statuto, ma ancora senza sede. Per il momento i soci si riuniscono da Fabio, amico barbiere che ha il salone a un passo dalla piazzuola del Sabato del villaggio, nel centralissimo quartiere di Montemorello, dove svetta Palazzo Leopardi. E il coro è unanime: "Leo, ti aspettiamo, questa è casa tua". Casa loro, aggiungeremmo: dei Leo-Pardi.