Calciopoli, Moggi ricorre in Europa:"Violati i miei diritti"

Calcio
L'ex direttore generale della Juve Luciano Moggi
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L'ex dirigente juventino, radiato dall'Alta Corte di Giustizia del Coni, dopo aver ricevuto il rigetto del suo ricorso anche dal Tar del Lazio, ha deciso di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Chiesta una condanna per l'Italia

Anche il Tar della Lazio aveva respinto il suo ricorso, ma lui, Luciano Moggi, non si arrende. L'ex dirigente della Juventus, considerato uno dei principali esponenti del sistema "Calciopoli", ha annunciato che ricorrerà alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo contro la sua radiazione.

La notizia arriva dall'avvocato di Moggi, Federico Tedeschini, che l'ha seguito in tutte le sue vicende giudiziarie. Il legale ha diffuso una nota in cui si spiegano i motivi del ricorso. Secondo l'ex dirigente juventino, i processi in Italia hanno violato il diritto all'equo processo, quello al ricorso effettivo, il divieto di discriminazione, quello dell'abuso del diritto e il limite all'applicazione della restrizione dei diritti: " Moggi lamenta in particolare - si legge nella nota - non solo la gravità delle sanzioni inflittegli in violazione del principio di proporzionalità ai fatti contestati, ma anche che tali sanzioni siano frutto della scelta delle autorità sportive e giudiziarie nazionali di non tutelare i diritti dell'esponente riconosciuti dalla Convenzione". In base a ciò Moggi chiede di sanzionare l'Italia ad adottare tutte le misure per ripristinare il suo status antecedente alla radiazione.

Nell'agosto dello scorso anno, il Tar del Lazio aveva rigettato il ricorso dell'ex direttore generale bianconero, motivando la decisione con "la natura disciplinare del provvedimento" e quindi giudicabile "solo da un giudice sportivo". In quella circostanza l'avvocato Tedeschini aveva già fatto intendere un possibile ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, affermando che la sentenza dell'Alta Corte di Giustizia del Coni era "illogica, contraddittoria e contraria alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo".

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