Esplora Sky TG24, Sky Sport, Sky Video
18 novembre 2013

L'Italia-Nigeria del '94: l'arbitro Brizio e i gol di Baggio

print-icon
bag

L'esultanza di Roberto Baggio dopo il rigore del 2-1, in Italia-Nigeria ad Usa '94 (Getty Images)

Alessandro Costacurta, uno dei migliori in campo negli ottavi del Mondiale del '94, ripercorre l'unico precedente tra gli azzurri e le Super Aquile: il caldo torrido, l'incontenibile Yekini, l'espulsione di Zola e la doppietta del Divin Codino

di Luciano Cremona

Il caldo annebbiava la vista, attorcigliava i pensieri e fiaccava le gambe. Era un caldo impossibile, con un'umidità superiore al 90 percento. Il fischio d'inizio alle 13, al Foxboro Stadium, una trentina di chilometri da Boston. Era il cinque luglio 1994, ottavi di finale dei mondiali americani: Italia-Nigeria. L'unico precedente tra le due squadre che si affronteranno questa sera a Londra.

Mondiale in salita. Il girone non era stato dei più agili, la formazione di Sacchi non decollava: sconfitta con l'Eire all'esordio, vittoria per 1-0 sulla Norvegia con gol di Dino Baggio ed espulsione di Pagliuca, infine pareggio per 1-1 con il Messico (gol di Massaro). Il tutto annaffiato dall'assenza di Baresi, operato al menisco e pronto solo per l'eventuale finale. Costacurta e compagni arrivano allo stadio congelati dall'aria condizionata del pullman. Scendono e credono di svenire: si gioca alla una, con il sole a picco, per permettere all'Europa di gustarsi il mondiale all'orario migliore. Di fronte agli azzurri i campioni africani, le Super Aquile della Nigeria. Una formazione straordinaria.

Le Super Aquile. "C'erano dei giocatori fortissimi: Amokachi, Amunike, Yekini, Finidi George, Okocha, il giovane Oliseh. Erano favoriti loro, non c'è che dire: per la prima volta nella storia si parlava di una nazionale africana candidata al titolo", racconta Costacurta. I gironi, infatti, avevano gridato al mondo l'esuberanza degli uomini allenati dall'olandese Westerhof: primi con Bulgaria e Argentina, piegati solo da Caniggia, e con l'immagine di Yekini (morto nel 2012 dopo una lunga malattia, ndr) esultante nella rete della porta dopo il gol ai bulgari che fece il giro del mondo.

Incontenibili. Quell'Italia-Nigeria fu una delle peggiori partite della carriera di Paolo Maldini, sorretto però da un Billy Costacurta quasi ineccepibile. Al 26' del primo tempo, il gol di Amunike, scaturito da un corner sul quale Maldini sbagliò l'intervento, servendo l'assist all'avversario. Le mosse di Sacchi non funzionavano: "Erano veloci e potenti, ancora oggi con Maldini sorridiamo ricordando quell'azione in cui Yekini ci puntò verso la fine del match: Paolo gli si appese alla maglia, ma non riusciva a fermarlo, finché riuscì ad abbatterlo al limite dell'area". Era un fallo da rosso, sanzionato con il giallo dal messicano Brizio Carter. Che poco prima aveva commesso un delitto sportivo.

Il rosso a Zola. Con l'Italia sotto 1-0, Sacchi - che aveva già inserito Dino Baggio per Berti - tolse Signori e inserì Zola. Tutti pensavano che sarebbe uscito Roberto Baggio, la nostra speranza, ma il fantasma di se stesso. Sacchi sapeva però che si poteva svoltare solo con un colpo di genio. Lo sapeva anche Costacurta: "Sentivamo che doveva succedere qualcosa, come con Paolo Rossi nel 1982. Sapevamo che Baggio si sarebbe sbloccato e ci avrebbe trascinato". E allora dentro Zola, assieme a Baggio e a Massaro. "Gianfranco, devi stare largo che te la diamo, porco Giuda", gli urlava Sacchi dalla panchina. Ma il mondiale del fantasista sardo dura solo 9'. Voleva spaccare il mondo, e dopo un contrasto in area, si rialza come una molla, per recuperare il pallone. Missione compiuta, senza fallo, sulla linea di fondo nigeriana: palla rubata al terzino Eguavoen, che però si butta a terra, inizia a contorcersi. L'arbitro si precipita: rosso per Zola. Inconcepibile. "Dal campo non abbiamo avuto la percezione che il direttore di gara avesse sbagliato: eravamo lontani. Piuttosto eravamo stupiti: Zola mai avrebbe commesso un fallo di reazione". E infatti non l'aveva commesso.

Divino Baggio. Con l'Italia in 10, la gloria arriva solo nel finale, quando anche i più ottimisti avevano alzato bandiera bianca di fronte al torello irridente dei nigeriani: all'88' Mussi vince un rimpallo e accomoda a Roberto Baggio la palla, che il Divin Codino colpisce di piatto e infila tra portiere e palo. "Santo Dio era ora!", urla alla radio Sandro Ciotti. I supplementari sono un calvario, con Mussi colpito dai crampi e le sostituzioni esaurite. Ma un'altra invenzione di Baggio spalanca la strada dei quarti: pallonetto per Benarrivo, travolto proprio da Eguavoen. Rigore. E gol di Baggio. La Nigeria ha un sussulto, con Costacurta saltato sulla fascia e Dino Baggio eroico salvatore della riga di porta.

Pepito come Roberto. "Eravamo praticamente in nove ma siamo stati in campo senza mollare. È la forza delle squadre italiane, che hanno una base tattica inimitabile. L'Italia di allora e quella di oggi sono sorelle proprio per questo: due, tre giocatori di grande qualità e un'organizzazione che non ha eguali". Però, allora, fu Baggio a risolvere. Costacurta va dritto: "Avevamo davanti lui, gli davamo la palla ad occhi chiusi: avevamo una fiducia incondizionata nelle sue doti". E oggi gli azzurri a chi si dovrebbero aggrappare? "A Giuseppe Rossi: lui, più di Balotelli - almeno in questo momento - è un punto di riferimento straordinario sul quale appoggiarsi". Mentre la Nigeria, che ha appena festeggiato la qualificazione ai mondiali, non è certo allo stesso livello di quella del '94: "Impossibile: c'è qualche buon giocatore, come Onazi o Musa, ma quella era una squadra di campioni". Che ci fece penare, quel giorno di luglio di 19 anni fa, per 120 minuti.

VIDEO: LA SINTESI DI ITALIA-NIGERIA 2-1