24 marzo 2014

Sorrento 1971, 'B' come Bruscolotti: storia di un'impresa

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Una foto del Sorrento 1970-71. In piedi: Bozza, Bruscolotti, Mamilovich, Moretto, Gridelli, Biasini, Lorenzini, Moscarella. Accosciati: Sportiello, Nazzi, Fiorile, Furlan, Angrisani (Foto dal portale 'tuttoilsorrento')

AMARCORD. I rossoneri, protagonisti di tre promozioni in quattro anni, centrarono un irripetibile salto nella serie cadetta. In campo un portiere imbattibile ed il futuro compagno di Maradona, un ex milanista ed il recordman di presenze nel club

di Luca Cassia

Tre promozioni in quattro anni: dal campionato dilettantistico campano alla Serie B, un ciclo esaltante culminato nel 1971. Negli anni di Riva e Boninsegna, intervallati dalle gesta europee del Milan di Nereo Rocco, il Sorrento raggiunse il punto più alto della propria storia. Gennaro Rambone (ex ala destra del Napoli) guidò i rossoneri dalla Promozione regionale alla Serie C, un testimone raccolto da Giancarlo Vitali nell’unica ascesa verso la cadetteria nazionale. Il denominatore comune era Achille Lauro, il “Comandante”, presidente del club e sorrentino di nascita nonché armatore, ex sindaco di Napoli e presidente della squadra azzurra.

Rambone e Vitali, inizia la leggenda - La favola prese vita nel campionato 1967-68 con la salita in Serie D, una scalata impreziosita nella stagione seguente: chiuso in testa il girone G a pari punti con la Turris, si rese necessario lo spareggio in gara unica al “Flaminio” di Roma. Il 2 giugno 1969 decise un gol di Piero Sani, stopper mancino, che regalò la serie C con un destro ancora leggendario tra i tifosi. L’annata 1969-70 fu quella dell’assestamento chiusa al quarto posto, trampolino di lancio verso la marcia alimentata da Giancarlo Vitali, tecnico con brillanti esperienze da calciatore in Serie A tra le fila di Padova, Fiorentina e Napoli. Dalla panchina rispondeva ai suoi ordini una squadra irripetibile.

Sorrento, numeri e protagonisti - Il portiere forlivese Antonio Gridelli, giunto a Sorrento a 36 anni, entrò nella storia del calcio italiano: il suo record d’imbattibilità di 1537 minuti (pari a 17 incontri) superò il precedente di Trevisan (1268, alla Massese) e resistette fino al primato di Tarabocchia (1791 minuti con il Lecce) tuttora vigente. In difesa la corsia sinistra era occupata dal capitano Antonino Fiorile, 17 stagioni in rossonero per un totale di 434 presenze, il primatista nella storia dei Costieri. Nella retroguardia si affacciava anche un 19enne Giuseppe Bruscolotti, che successivamente vestì la maglia del Napoli per 16 anni affiancando leggende come Burgnich e Juliano, Krol e soprattutto Maradona. Nell’attacco sorrentino i gol spettavano a Bozza e Sportiello mentre al comando delle operazioni figurava Gilberto Noletti, ex terzino nel Milan di Rivera, regista adattato per volere di Vitali. Un gruppo che festeggiò il 6 giugno 1971, data della promozione aritmetica in B a spese della Salernitana, la rivale più accreditata verso la gloria. 

Trasloco al San Paolo, svanisce la magia
- L’incanto sorrentino durò una sola stagione, sfociata nel repentino ritorno in Serie C. Diverse furono le cause del fallimento a partire dal cambio alla guida tecnica: Vitali imboccò proprio la strada di Salerno, mentre alla redini del club si alternarono Nicola D’Alessio e Pasquale Atripaldi. Vani furono gli acquisti di Scarpa e Lodrini, Franzoni e Landoni: ad un pessimo girone d’andata seguì una brillante seconda parentesi stagionale, superflua nell’evitare il penultimo posto e la conseguente retrocessione con Modena e Livorno. Pesò, soprattutto, la mancata idoneità concessa allo Stadio Italia, l’impianto del Sorrento, che disputò tutte le gare interne nell’atmosfera surreale del San Paolo. Proprio il campo degli azzurri, in avvio di stagione, fu teatro dell’ennesima impresa dei rossoneri: il 29 agosto 1971, nella fase a gironi di Coppa Italia, Paolino Bozza beffò il Napoli di Zoff e Altafini. Risultato che non giovò alla qualificazione, ma che brilla tuttora nella pagina più gloriosa della società.

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