A come Anconetani: il miracoloso "Giugno pisano" del 1987

Calcio
La rosa del Pisa che conquistò la serie A a Cremona nel 1986-87
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I nerazzurri del "presidentissimo" vincono a Cremona e tornano nella massima serie dopo appena una stagione di purgatorio in B. Promozione sofferta, sotto la guida di Gigi Simoni, ma la più bella che ricordino i tifosi toscani

di Alfredo Corallo

La vittoriosa regata dell'aquila contro le altre repubbliche marinare di Amalfi, Genova e Venezia venne interpretata come un segnale di buon auspicio. Le celebrazioni del tradizionale "Giugno pisano" edizione 1987 avevano portato sotto la torre pendente migliaia di turisti, come al solito. Ma i fuochi d'artificio del 17 dedicati al patrono San Ranieri, stavolta, erano destinati a illuminare la città per parecchi giorni ancora... Domenica 21 i nerazzurri di Gigi Simoni sono chiamati alla "partita dei miracoli": vincere in casa della Cremonese, capolista dalla prima giornata, cui è sufficiente un pareggio per volare in serie A. Nessuno, in quella stagione, era riuscito a tornare con un successo da Cremona. Ma non avevano fatto i conti con Romeo Anconetani...

Il signor 5%. Radiato per illecito sportivo da dirigente del Prato, negli anni '60 rientrò nell'ambiente calcistico dietro la figura del consulente-mediatore, una sorta di procuratore ante litteram. Grazie a un archivio dettagliato con informazioni su migliaia di calciatori provenienti da mezzo mondo, "schedati" attraverso una rete di collaboratori che li valutava in base a voti e pagelle dei quotidiani più importanti (una specie di Fantascudetto...), forte di questo immenso database Anconetani otteneva una commissione del 5% su ogni giocatore segnalato al direttore sportivo di turno. Una genialata, degna del personaggio.

C'è chi può e chi non può, io può. "In Italia comanda l'avvocato Agnelli, ma qui, a Pisa, comando io". Anconetani fu uno dei "padri-padroni" del calcio italiano a cavallo tra gli anni '70 e '80 insieme ai vari Costantino Rozzi, Angelo Massimino, Antonio Sibilia, i cosiddetti "presidentissimi". L'unica differenza con i colleghi di Ascoli, Catania, Avellino era la sua maggiore dimestichezza con la lingua italiana, per il resto li accomunava l'ossessione per i riti scaramantici (un mix di fede e scaramanzia, dai chili di sale sparsi sul campo ai pellegrinaggi propiziatori), l'attaccamento ai soldi, la fama di mangia-allenatori. E, naturalmente, il merito di aver regalato momenti irripetibili ai propri tifosi, spesso troppo lontani dai palcoscenici più prestigiosi.

Acquistò i toscani nel 1978 per 300 milioni portandoli dalla C alla A nel giro di quattro stagioni (la carica ufficiale di presidente la ricoprì dall'82, approfittando dell'amnistia-Mundial. Inizialmente riservò il ruolo al figlio Adolfo). In totale, fino al 1994, quando la società fallì, con la sua reggenza i nerazzurri disputeranno 6 campionati nella massima serie, in un'altalena continua di retrocessioni e promozioni.

La presa di Cremona. Da Pisa si spostarono in 5mila, con treni speciali, pullman e una folle carovana di auto. In città si radunarono in 2mila sotto le Logge dei Banchi, incollati alla diretta di Radio Pisa International. Quella prima domenica d'estate, peraltro, era in programma la processione del Corpus Domini e a Cremona, dopo aver consultato il parroco don Gianni Denti, padre spirituale della squadra e super tifoso grigiorosso, la curia aveva deciso di anticipare a giovedì sera il corteo religioso per evitare che la festa travolgesse anche loro... A fine gara sarebbe anche stato annunciato il regalo-promozione del presidente Luzzara, l'acquisto di Hugo Maradona, fratello di Diego. Insomma, era tutto pronto per i festeggiamenti sotto il Torrazzo, peccato che alla fine brindarono sotto un'altra torre...

Il trionfo. I nerazzurri gelano lo Zini con un terribile 1-2: vantaggio di Sclosa su rigore, raddoppio del "Duazzero" Piovanelli con un colpo di testa "a volo d'angelo" (cronache dell'epoca...) che fulmina Rampulla. La rete di Nicoletti non servirà a nulla, se non per accedere agli spareggi con Lecce e Cesena, che alla fine conquisterà la A. Simoni, alla quinta promozione, si consacra specialista del genere (ma non ottiene la riconferma, storia lunga...). "La più difficile - dirà il tecnico di Crevalcore, amatissimo dall'Arena Garibaldi- non dimentichiamoci che a inizio campionato sembrava di stare alla stazione centrale...".

Sì, perché il Pisa, retrocesso, era stato ripescato in seguito alla vicenda del Totonero che aveva coinvolto l'Udinese, e aveva già riallestito una formazione per la A dopo le cessioni di Klaus Berggreen e Wim Kieft a Roma e Torino per 4 e 5 miliardi (acquistati "solo" a 270 e 760 milioni). Poi, l'inaspettata sentenza della Caf, che riammetteva i friulani, seppur penalizzati di 9 punti, scompaginò letteralmente i piani dei toscani, costretti a vendere il neo acquisto Walter Schachner all'Avellino (in cambio di liquidi e Luca Cecconi), ma che saranno ugualmente protagonisti di una cavalcata memorabile (e proprio Cecconi risulterà determinante con i suoi 10 gol). Insomma, ancora una volta non avevamo fatto i conti con il mitico Romeo...

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