Redenzione Spal, in 10 mesi la più improbabile delle scalate
Calcio
Il club ferrarese, a luglio, ha rischiato di non iscriversi nemmeno alla D dopo un mediocre settimo posto alla periferia della Lega Pro. Poi una rivoluzione societaria, la riforma dei campionati ed ecco il ritorno alla terza serie. Con un sesto posto
di Lorenzo Longhi
E pensare che, lo scorso luglio, la sparizione del club era diventata ben più che un'ipotesi. Il che, dopo due fallimenti nei sette anni precedenti e il primo, deludente, torneo di D in 105 anni di storia (ricordate? C'eravamo anche noi nel giorno del debutto alla periferia del pallone), per la Spal rischiava di essere la conclusione coerente di un decennio da dimenticare.
Invece, da ieri, la Spal ha completato la più improbabile delle scalate: due categorie in più in meno di dieci mesi, il tutto senza mai vincere un campionato né strabiliare in classifica, complici prima una rivoluzione societaria con il sacrificio della Giacomense, quindi la riforma della Lega Pro. Così un settimo posto prima e un sesto posto poi (ma sarebbe bastato l'ottavo posto, che peraltro la Spal ha occupato sino alla penultima di campionato) hanno mutato segno: da aurea mediocritas, ma pur sempre mediocritas, a trionfo. Chi l'avrebbe mai detto anche solo undici mesi fa?
Una redenzione sportiva che ha dell'incredibile, chiusa ieri con una promozione sul campo, adirittura, roba che a Ferrara non si vedeva dal 1998. Ma in effetti la Spal, fedele alla sua tradizione recente, ce l'ha messa tutta per... ritardare la festa: sarebbe bastata la vittoria già lo scorso 13 aprile con la Virtus Verona, ma prima il pari subito in rimonta dai rossoblù, quindi la sconfitta a Mantova - dove, sino a due minuti dalla fine, i ferraresi erano promossi in virtù del proprio e degli altri risultati - hanno costretto la squadra a giocarsi il match point solo alla fine.
Così, all'ultima giornata della stagione regolare, ecco la terza oppostunità per chiudere la pratica. In casa. Davanti ad oltre 5mila persone. Contro la penultima in classifica, già retrocessa, già in vacanza e capace, la settimana precedente, di perdere 7-0 in casa. "E' tanto tempo che soffriamo insieme a te, è ora di vincere", cantano dalla Curva Ovest in un coro che da solo racconta anni si sfighe e chiede una redenzione. Redenzione giunta con il 3-1 e ritorno nella terza divisione del nostro calcio con tanto di corteo in piazza Trento e Trieste e con il presidente Mattioli a lanciare un coro dialettale al cospetto dei tifosi entusiasti che lo attendevano all'uscita dello stadio. Il sesto posto più festeggiato di sempre.
E pensare che, lo scorso luglio, la sparizione del club era diventata ben più che un'ipotesi. Il che, dopo due fallimenti nei sette anni precedenti e il primo, deludente, torneo di D in 105 anni di storia (ricordate? C'eravamo anche noi nel giorno del debutto alla periferia del pallone), per la Spal rischiava di essere la conclusione coerente di un decennio da dimenticare.
Invece, da ieri, la Spal ha completato la più improbabile delle scalate: due categorie in più in meno di dieci mesi, il tutto senza mai vincere un campionato né strabiliare in classifica, complici prima una rivoluzione societaria con il sacrificio della Giacomense, quindi la riforma della Lega Pro. Così un settimo posto prima e un sesto posto poi (ma sarebbe bastato l'ottavo posto, che peraltro la Spal ha occupato sino alla penultima di campionato) hanno mutato segno: da aurea mediocritas, ma pur sempre mediocritas, a trionfo. Chi l'avrebbe mai detto anche solo undici mesi fa?
Una redenzione sportiva che ha dell'incredibile, chiusa ieri con una promozione sul campo, adirittura, roba che a Ferrara non si vedeva dal 1998. Ma in effetti la Spal, fedele alla sua tradizione recente, ce l'ha messa tutta per... ritardare la festa: sarebbe bastata la vittoria già lo scorso 13 aprile con la Virtus Verona, ma prima il pari subito in rimonta dai rossoblù, quindi la sconfitta a Mantova - dove, sino a due minuti dalla fine, i ferraresi erano promossi in virtù del proprio e degli altri risultati - hanno costretto la squadra a giocarsi il match point solo alla fine.
Così, all'ultima giornata della stagione regolare, ecco la terza oppostunità per chiudere la pratica. In casa. Davanti ad oltre 5mila persone. Contro la penultima in classifica, già retrocessa, già in vacanza e capace, la settimana precedente, di perdere 7-0 in casa. "E' tanto tempo che soffriamo insieme a te, è ora di vincere", cantano dalla Curva Ovest in un coro che da solo racconta anni si sfighe e chiede una redenzione. Redenzione giunta con il 3-1 e ritorno nella terza divisione del nostro calcio con tanto di corteo in piazza Trento e Trieste e con il presidente Mattioli a lanciare un coro dialettale al cospetto dei tifosi entusiasti che lo attendevano all'uscita dello stadio. Il sesto posto più festeggiato di sempre.