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20 novembre 2014

Il Purgatorio del Tottenham, una squadra eterna incompiuta

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Tre allenatori cambiati negli ultimi due anni e al massimo un quarto posto in Premier League. Pochettino, manager del tanto sperato rilancio, fatica a far decollare una squadra costruita nelle ultime sessioni di mercato con oltre 160 milioni di euro

"When the Spurs go marching in". C'era una volta questo coro, da un po' di tempo a questa parte la colonna sonora che accompagna le partite del Tottenham in fischi e boati di disapprovazione. Colpa di una stagione che stenta a decollare, retaggio di anni in cui il massimo traguardo è stato il quarto posto in Premier o un successo in Carling Cup come nel 2008. Tre allenatori cambiati negli ultimi due anni. Da André Villas Boas, passando per l'interim di Tim Sherwood, fino al manager del tanto sperato rilancio, Mauricio Pochettino, scelto per restituire valore a una rosa costata al club oltre 160 milioni di euro in parte finanziati dalla cessione di Gareth Bale al Real Madrid ormai un anno e mezzo fa.

Tra gli arrivi dell'ultima sessione di mercato Fazio e Dier hanno provato a dare solidità a un reparto che continua a non avere equilibrio. La velocità di Chadli sull'esterno e la qualità di Eriksen in mezzo e i loro nove gol segnati in due hanno solo in parte sopperito alle carenze di un attacco che sembra vittima di una maledizione. Non segna praticamente nessuno. I due gol di Adebayor non compensano gli zero di Lamela e di Soldado in campionato.

A White Hart Lane sono ormai stanchi di aspettare che le qualità del Coco vengano fuori. Il resto lo hanno fatto le tre sconfitte nelle ultime 4 giornate e il prossimo ostacolo, l'Hull City al Kc Stadium, sarà tutt'altro che semplice da superare. Per ora il risultato è un decimo posto in classifica insieme ad Everton e Liverpool e un ambiente depresso, per una squadra che continua a essere una eterna incompiuta.