Deschamps: "Italia, i giovani ricetta per rinascere. Juventus, può essere l'anno buono per la Champions"

Calcio
Didier Deschamps

Il CT francese eletto miglior allenatore del 2018 ai Globe Soccer Awards: "Senza i miei giocatori non avrei fatto nulla, vittoria importante per le nuove generazioni. Ora pensiamo agli Europei". Consigli a Mancini: "L'Italia riparta dai giovani, loro sono il futuro. Devono giocare di più in Serie A. Passato alla Juve? Pentito delle mie scelte. Per loro può essere l'anno buono per la Champions"

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Una parata di stelle a Dubai: ai Globe Soccer Awards si sono assegnati i premi per i migliori uomini di calcio del 2018. Insieme a Cristiano Ronaldo, prima nella classifica dei calciatori, è stato premiato anche Didier Deschamps, miglior allenatore, che ha portato la Francia a vincere il Mondiale di Russia. In esclusiva a Sky Sport, il CT francese ha raccontato le emozioni di un’estate indimenticabile, trattando anche temi legati alla Serie A e alla Juventus.

Miglior allenatore del mondo. Che effetto fa?

“Fa sempre piacere vincere, dopo aver vinto il Mondiale ricevo parecchi premi, non so perché. Voglio ringraziare tutti i miei giocatori, senza di loro non sono nessuno. È stato importante per i francesi, soprattutto per le nuove generazioni che non hanno potuto viverlo nel 1998. Oggi i giovani sono segnati da quanto è successo in Russia nell’ultima estate”.

Cosa significa da allenatore vincere un Mondiale?

“Vincere da allenatore è diverso, non so se sia meglio così o da giocatore. Giocare è una vita diversa, da allenatore è più per passione. Ma è una gioia incredibile. È una grandissima soddisfazione, gli attori principali sono i giocatori, senza di loro non si sarebbe fatto niente”.

Dopo aver vinto un Mondiale cosa si può fare di più?

“C'è sempre da vincere, ho compiuto già 50 anni ed ho ancora una grandissima voglia di fare. Mi trovo bene nel ruolo di CT, è un privilegio avere ottimi giocatori. La gioia del Mondiale è impareggiabile, ma si va avanti: adesso pensiamo ai prossimi Europei”.

Un consiglio all’Italia per tornare competitiva

“Servono tante cose. L’Italia ha sbagliato una volta, io nel 1990 e nel 1994 non ho partecipato al Mondiale, poi l’ho vinto nel 1998. Ho visto la partita contro la Svezia, che poi abbiamo avuto nel nostro girone in Russia. Bisogna lavorare bene con i giovani, sono certamente il futuro. Difficile per me dire quello che non va, hanno forse bisogno di più spazio in serie A. In Italia tanti giovani vanno a crescere nelle serie minori, in Francia è il contrario, a 19 anni giocano già nel massimo campionato. E così sono già pronti e hanno esperienza. Ma con Mancini la nazionale sta facendo bene, ma ha bisogno di tempo. La Coppa del Mondo ha bisogno di una squadra come l’Italia, è un paese che vive di calcio”.

Amaro in bocca per l’avventura da allenatore alla Juventus? Potrebbe tornarci?

“Se dico che non si sa mai, subito domani si faranno titoli sui giornali. Ho preso quella decisione quando abbiamo raggiunto l’obiettivo di tornare in Serie A, col tempo ho maturato l’idea che sia stato un mio errore, non dovevo farlo. Sul momento mi sembrava la decisioni giusto. Sono venuto alla Juve come allenatore per ridare alla squadra quello che mi aveva dato da giocatore. Adesso la Juve è una delle candidate per la Champions, può essere l'anno giusto”.