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11 gennaio 2019

Vent'anni senza Faber. Porrà ricorda De Andrè e quel suo amore assoluto per il Genoa

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L'11 gennaio del 1999 moriva Fabrizio De André. Il ritratto di Giorgio Porrà del cantautore e del tifoso rossoblù. Un amore mai cantato perché “bisogna conservare un certo distacco verso quello che si scrive e col Grifone proprio non riesco” (L'Uomo della Domenica- Genova, stasera su Sky Sport Serie A alle 20.00 e 22.30. Disponibile su Sky On Demand)

PORRA’ RACCONTA “ZENA” NELL’UOMO DELLA DOMENICA

Vent’anni senza Faber. Vent’anni in cui il suo mito è cresciuto, ha abbracciato nuove generazioni, ha esaltato la bellezza profetica delle sue invettive in forma di ballata. Nel giorno delle celebrazioni, il senso di vuoto può essere in parte colmato sono riascoltando i suoi capolavori. Anche quelli meno conosciuti. Lasciandosi sedurre dalla visione del mondo del più ispirato tra i non allineati della canzone italiana. Una diversità, la sua, che ai tempi scandalizzò reazionari e benpensanti. E che ancora oggi non ha perso nulla del suo furore rivoluzionario, quello con cui sfregiò il sacro, l’intoccabile, riscrivendo i codici, demolendo qualunque dogma musicale.

De Andrè convinto che l’arte, tra le forme di lotta, potesse rivelarsi la più radicale. Il santo bohemien, il poeta anarchico, che ripudiò la sua estrazione borghese per cantare gli ultimi, i dimenticati, le sue anime salve. De Andrè e il suo odio, civile, per l’inciviltà dei tempi, per l’arroganza del potere.

De Andrè e la sua passione per il calcio, “una fede laica che nasce da un bisogno infantile”, l’amore assoluto per il Genoa, mai cantato, celebrato perché, confessava: ”Bisogna conservare un certo distacco verso quello che si scrive e col Grifone proprio non riesco”.

Faber e il suo debutto al Ferraris a sette anni per vedere la sua squadra contro il Grande Torino, e poi l’orgoglio per il Genoa di Bagnoli, per la dimensione internazionale conquistata con Aguilera e Skuravy, il profondo rispetto per la Samp scudettata.

De Andrè che coltivò la sua fede nelle condizioni più estreme, anche facendo il tifoso in catene, nei quattro mesi del suo sequestro in Sardegna con Dori Ghezzi. De Andrè che annotava nei suoi taccuini, gelosamente custoditi, risultati, formazioni, sogni di mercato. Che si esaltava anche per le versioni rossoblù meno brillanti, perché, anche nel calcio, la sua direzione restava ostinata e contraria.

De Andrè che amava Gigi Meroni e Gigi Riva, come lui, anime chiuse in un pugno, uomini affascinati dalla solitudine, necessaria per non perdersi nel caos, per non essere contaminati da passioni di parte. Gente fuori dagli schemi, per nulla disposta a farsi ingabbiare dal sistema, a svendere la propria libertà. Artisti che hanno scelto le minoranze, pastori, sregolati, bocche di rosa, indiani d’America, per offrire la propria poetica solidarietà.

Vent’anni senza Faber. Vent’anni in cui la sua voce non si è mai spenta, sempre fedele a ciò che cantava, a ciò che lucidamente denunciava.    

Nel giorno del ventesimo anniversario della morte di Fabrizio De Andrè andrà in onda l’appuntamento con “L'Uomo della Domenica - Discorso su due piedi" – Genova”. In onda stasera su Sky Sport Serie A alle 20.00 e alle 22.30. Disponibile su Sky On Demand.

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