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14 febbraio 2018

Dal dramma del terremoto al sogno Racing: la storia di Jean Mary

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Il bambino, sopravvissuto al terremoto di Haiti del 2010, è stato adottato da una famiglia argentina e lì ha coltivato la passione per il Racing. La sua storia ha colpito il club argentino, che ha deciso di regalargli un giorno con i suoi idoli, da Diego Milito a Lautaro Martinez

Jean Mary è un ragazzo di soli dieci anni ma, nonostante la giovanissima età, ha già dovuto affrontare tantissime difficoltà nel corso della sua esistenza. Ora, per fortuna, la sua vita è cambiata. È più tranquilla, amorevole e pochi giorni fa ha potuto realizzare il suo sogno: incontrare i suoi idoli del Racing. Andiamo con ordine e riavvolgiamo il nastro all'inizio di questa storia e precisamente al 12 gennaio 2010. Un terremoto, il più forte registrato dal 1770, sconvolge Haiti e lascia senza vita 150 mila persone a Port-au-Princi e nelle zone circostanti. All'epoca Jean Mary ha soli due anni e nessuno a cui aggrapparsi. "Era su un lato della strada all'interno di un sacco della spazzatura" racconta oggi, con un nodo in gola, la madre adottiva Norma. Il piccolissimo haitiano viene soccorso da Osvaldo Fernandez, un avvocato trasferitosi ad Haiti per amore e che lavora per l'orfanotrofio Rose Mina a Port-au-Princi. "Eravamo in vacanza con mio marito a Mar de Ajó quando abbiamo sentito del terremoto ad Haiti - continua nel suo racconto la signora Ojeda Dorré (la madre adottiva) -. Stavamo guardando un programma in tv e vedere quelle immagini ci ha commosso. Con mio marito sulla spiaggia abbiamo pensato a come poterli aiutare, uno dei miei figli aveva trovato un indirizzo email dove poter inviare materiale, ma a noi non bastava. Volevamo fare qualcos'altro. Così, quando siamo tornati a Buenos Aires, ho chiesto a mio marito se potevamo salvare uno di quei ragazzi. Pensavo che mi avrebbe giudicata come una pazza, invece ha apprezzato la mia idea. Ma non era una decisione da prendere senza consultare i nostri figli. Il più giovane, Matias, di 21 anni, non esitò un momento, mentre il più grande di 25, Damian, pensò in modo più razionale e disse: «Con quello che serve per adottare qui in Argentina, immagina i problemi che inconteremo per andare a cercare un ragazzo ad Haiti». Allora non pensavamo al fattore economico, così ne parlammo subito con l'ambasciata che ci chiese solo di compilare un modulo, senza darci alcun tipo di consiglio. Il processo di adozione è durato 4 anni. Abbiamo anche dovuto aspettare l'autorizzazione del presidente di Haiti". Norma va avanti nei suoi ricordi, sottolineando come gli inconvenienti burocratici si siano protratti nel tempo visto che il piccolo Jean Mary non aveva parenti biologici: "Tutto quello che volevo era averlo a casa, perché dopo il terremoto ci fu un'epidemia di colera e non volevo che continuasse a soffrire - continua -. A quel tempo c'era anche un'ondata di immigrazione clandestina nel paese e l'economia era in crisi. Il primo contatto fisico con il bambino avvenne nel febbraio 2014. Durante l'intero processo ci siamo visti su internet, ma quasi nessuno capiva lo spagnolo. Quando sono arrivata al terminal di Port-au-Prince però mi ha dato un abbraccio che non dimenticherò mai".

La settimana che hanno condiviso sull'isola è servita a Norma per confrontarsi e aprire gli occhi su una realtà impensabile. La signora Ojeda Dorré è rimasta infatti segnata dalla vista di camion con le provviste, piene di soldati armati che entravano nell'orfanotrofio. Quando l'atmosfera è di disperazione e povertà, rubare ai più deboli tendere ad essere l'unico mezzo di sopravvivenza. In quei giorni Jean Mary pesava 17 chili e aveva l'altezza di un ragazzo di 5 anni . Le sue ginocchia sembravano il guscio di una tartaruga a causa della disidratazione. Per adattarsi al clima argentino, e non subirne il trauma, il bambino necessitava di un viaggio nella Repubblica Dominicana. "Inizialmente gli abbiamo presentato solo la parte più intima della famiglia - aggiunge la madre adottiva -, poi tutti gli altri che lo hanno accolto con grande gioia. Abbiamo fatto un sacco di studi sulle possibile malattie che poteva prendersi, dalla HIV alla altre. Dal momento che non aveva una cartella medica gli hanno dato vaccini di ogni tipo. Penso che sia stato il momento in cui ha sofferto di più". Durante l'infanzia la crescita media di una persona è di 8 centimetri l'anno. Jean Mary è aumentato di 16 cm in 8 mesi dal suo arrivo in Argentina. Oltre alla struttura fisica ha seguito anche un lavoro educativo basato sulla socializzazione, la lingua, la convivenza e altri fattori della vita quotidiana.

Nessuno di loro però si aspettava che il nuovo membro della famiglia diventasse un fan del Racing, visto che i suoi genitori non provavano alcuna passione per la squadra di Avellaneda. "Vengo da River e mio marito da Hurricane - racconta la donna -, ma quando i ragazzi lo hanno portato al famoso Cilindro (il soprannome dato allo stadio Juan Domingo Peron per via della sua forma ndr) non c'era modo di farlo tornare a casa. Oggi canta le loro canzoni come un matto". A quel punto, come ogni ragazzo che ama il calcio, il suo sogno era conoscere da vicino gli idoli della sua squadra del cuore. Occasione che è arrivata grazie al programma di Guido Kaczka, un conduttore televisivo argentino. "Quando siamo stati da lui nessuno era stato colpito dalla presenza di Jean Mary - continua Norma -, ma quando ha detto che era un tifoso del Racing la gente si è scatenata sui social network. Non potevamo crederci". La storia, diventata quindi un fenomeno virale sui social, è arrivata anche alla dirigenza del club argentino che si è messa subito a disposizione per permettere al bambino di condividere una giornata insieme ai giocatori del Racing. "Il Pulpito González voleva conoscerlo perché gli avevano raccontato la sua storia" confessa la madre che trova poi una spiegazione più profonda all'amore per l'Albiceleste di suo figlio: "Ad Haiti sono molto appassionati di calcio - dice -. Il 50% sono fan del Brasile e l'altra metà fa il tifo per l'Argentina. È anche un fan di Messi e ogni volta che ascolta qualcosa legata al Paese è sempre molto felice". Jean Mary ha potuto incontrare anche altri suoi idoli del club argentino, come Diego Milito e Lautaro Martinez. "Abbiamo fatto un grande sforzo per averlo con noi - afferma la signora Ojeda Dorrè al termine dell'intervista -. Speriamo che la nostra storia sia d'incoraggiamento anche per altre famiglie disposte ad aiutare chi è più in difficoltà".

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