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18 luglio 2018

Calciomercato: Alisson lascia la Roma, le sue 10 migliori parate in giallorosso

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Il portiere brasiliano lascia la Roma e si trasferisce al Liverpool per 75 milioni di euro bonus compresi. Una grande perdita per i giallorossi, ma anche per tutto il calcio italiano. Il motivo? Basta guardare le sue parate fenomenali: ecco le migliori dieci

ALISSON AL LIVERPOOL, TUTTO FATTO: IL SUO SALUTO AI TIFOSI DELLA ROMA

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Dei portieri si parla spesso della loro capacità di reazione, di arrivare in punti impensabili a velocità irraggiungibili, di riflessi che li fanno reagire in un battito d'occhi. Vengono paragonati ai felini, ai gatti capaci di salti assurdi, o ad altre specie animali che hanno più di due arti a disposizione per catturare le loro prede, come le piovre e i ragni. Rispetto a questi termini di paragone, lo stile di Alisson può risultare piuttosto deludente. Non è altissimo per essere un portiere (circa 190 centimetri) e ha un fisico che non sembra particolarmente elastico o esplosivo per essere un atleta professionista, anzi sembra al limite di peso oltre il quale la sua forma non ci sembrerebbe più accettabile (lui stesso ha dichiarato che quello del peso è stato un problema reale nei primissimi anni della sua carriera). Ma è il suo stile, in realtà, ad essere straniante, ad allontarlo da quello che di solito ci aspettiamo da un portiere per considerarlo un ottimo portiere: è raro vedere Alisson tuffarsi in allungo, arrivare con le braccia negli angoli più irraggiungibili della porta; a volte sembra voler parare senza sporcarsi la maglietta d’erba, indipendentemente dal tiro in questione. Eppure Alisson, al suo primo anno da titolare in Serie A, è uno dei portieri più efficienti del nostro campionato, statisticamente parlando: tra i portieri con almeno 900 minuti di gioco, infatti, il portiere brasiliano non è solo quello che ha la percentuale maggiore di tiri in porta parati (79,7%), ma anche quello con la minore differenza tra Expected gol subiti (cioè il numero di gol che ragionevolmente ci si attendeva prendesse vista la pericolosità statistica dei tiri in porta subiti) e gol effettivamente concessi. Questo significa che non solo Alisson è il portiere che in Serie A para il maggior numero di tiri in porta (un indice quantitativo che ci dice poco della sua reale bravura) ma anche quello che riesce a raggiungere i tiri più pericolosi, quelli che hanno le maggiori chance di entrare in porta.

Com’è possibile che un portiere così poco incline al tuffo e alla parata spettacolare sia anche così efficiente? Come fa Alisson a far sembrare semplicissimo il ruolo più controverso e complesso di questo sport?

Abbiamo scelto le sue migliori dieci giocate finora - parate, lanci, passaggi - per descrivere in maniera più completa un portiere fuori dalla norma.

10. La parata apparentemente semplice contro l’Udinese

Prendiamo questa parata su un tiro di Bajic molto ravvicinato, alla sesta giornata di campionato, ad esempio. In questo caso, l’Udinese riesce ad arrivare fin dentro l’area a seguito di una serie di sbavature e ingenuità della difesa della Roma, che permettono a Jankto di servire Bajic centralmente, addirittura oltre il dischetto del rigore. Il "paradosso di Alisson", se così possiamo chiamarlo (sarebbe bello se ci fosse davvero una categoria scientifica con questo nome), sta nel contrasto tra la riuscita del tiro di Bajic e la reazione molto poco scomposta del portiere brasiliano. È il tiro che, nonostante sia forte, è centrale; oppure è la reazione di Alisson ad essere eccezionalmente controllata?

È un interrogativo difficile da sbrogliare, persino dopo due replay. Se a velocità normale la parata sembra un riflesso fuori dal normale, rivedendola il tuffo sembra quasi superfluo. Dopo il primo replay si direbbe che Bajic avrebbe potuto angolare meglio, e in parte è senz'altro così, ma dal secondo replay è evidente anche l’ottima preparazione al tiro di Alisson, che negli attimi che lo precedono aggiusta gradualmente la sua posizione nei confronti della traiettoria del pallone con dei piccoli saltelli sul posto. Gran parte della parata è stata già compiuta ancora prima che il tiro venga scoccato: a quel punto Alisson è talmente ben posizionato che quando il pallone arriva in porta può permettersi di respingerlo con entrambe le braccia, quasi a levarselo dalla faccia.

9. Discesa a terra contro l’Atletico Madrid

A volte sembra quasi che il tuffo per Alisson non sia una risorsa, quanto un modo per correggere un errore o l’ultima spiaggia a cui ricorrere nei casi più disperati. Nella partita d’andata contro l’Atletico Madrid, ad esempio, la Roma è stata tenuta in vita quasi esclusivamente dalle sue parate, e il segno più evidente è stato proprio il fatto di ritrovarselo spesso a terra. Forse è esattamente per la spettacolarità che di solito richiediamo ai portieri che quella è stata la partita in cui ci abbiamo aperto gli occhi sul suo valore.

Eppure, in una partita in cui comunque è dovuto ricorrere più volte a degli interventi che è raro vedere con frequenza persino in una partita di Champions League, la parata più difficile è stata ancora una volta una delle meno appariscenti. Non questo tuffo plastico su un tiro a giro tutto sommato centrale, e nemmeno il riflesso nei minuti finali sul colpo di testa di Saul, a cui lui stesso spesso fa riferimento («Magari non la parata più bella ma quella in cui abbiamo esultato di più»). Ma questa parata contro Correa, in cui sembra andare a terra come uno scarafaggio rovesciato sul dorso.

Qui la difficoltà sta nel fatto che l’attaccante dell’Atletico Madrid, nonostante sia pressato da Juan Jesus, riesce a sorprendere Alisson piazzando il pallone sul secondo palo, mentre il portiere brasiliano è totalmente spostato a copertura del primo. Ma non solo questo: Correa riesce a mettere la sfera esattamente in quello spazio minuscolo e difficilissimo da difendere per i portieri, quell’angolo troppo lontano da difendere con i piedi e troppo vicino per andarci in tuffo con tutta l’estensione del corpo; Correa poi calcia con la punta, anticipando quindi il movimento del portiere. Alisson ci arriva per un soffio (sembra quasi prendere il pallone con il gomito), cadendo a terra in una frazione di secondo.

8. Un lancio millimetrico contro il Chievo

La modernità di Alisson è evidente anche nel gioco dei piedi, forse uno dei pochi aspetti in cui la Serie A è rimasta tatticamente indietro rispetto agli altri campionati europei. Per valutare la sensibilità tecnica del portiere brasiliano si può ricorrere di nuovo alle statistiche, dato che tra i portieri con almeno 900 minuti di gioco è primo per accuratezza della distribuzione nella propria metà campo (94,1%), e secondo solo a Strakosha e Mirante per accuratezza nella metà campo avversaria (40,5%).

Ma per avere un’immagine più vivida possiamo intanto lustrarci gli occhi con questo lancio di circa 50-60 metri, con cui Alisson riesce a recapitare il pallone sulla trequarti direttamente dal limite della propria area, mettendo El Shaarawy nelle condizioni di andare in uno contro uno contro Depaoli. L’azione nasce dagli sviluppi di un calcio d’angolo avversario, una di quelle occasioni in cui solo un portiere con questa precisione di calcio può mandare in porta un compagno, come in uno schema di football americano ben riuscito.

7. Un altro lancio millimetrico, contro la Lazio

Sono situazioni che diventano strategicamente ancora più importanti nei momenti finali di una partita in cui gli avversari si sbilanciano per recuperare un risultato. Qui, ad esempio, la Lazio sta provando a pareggiare il derby e lascia scappare Gerson tra Lukaku e Patric. Alisson lo lancia sulla corsa in campo aperto, facendo atterrare il pallone dolcemente sulla trequarti, come se fosse un frisbee.

6. Un passaggio taglia linee - sì, un passaggio taglia linee dalla propria area di rigore - sempre contro il Chievo

Ma nel calcio contemporaneo, nelle squadre che cercano di dominare l’avversario col pallone, come almeno nelle intenzioni vorrebbe fare la Roma, ai portieri non è richiesta solo sensibilità tecnica, ma anche e soprattutto di essere parte attiva del gioco, come se fossero veri e propri giocatori di movimento. Questo comporta che al giorno d’oggi per valutare un portiere bisogna saperne apprezzare anche qualità che di solito sono appannaggio dei registi o dei trequartisti, come la creazione di gioco.

In questo caso, la squadra di Maran riesce a salire bene in pressione su un retropassaggio e la Roma sembra costretta al lancio lungo, ed è interessante notare che è lo stesso Fazio a chiederlo al suo portiere indicando la metà campo avversaria. Ma Alisson, dopo aver stoppato il pallone col sinistro, passa invece il pallone basso, tagliando il campo centralmente. È un’idea che, dalla prospettiva televisiva, sembra totalmente campata in aria.

E invece il pallone arriva precisamente sui piedi di Strootman, che rientra nell’inquadratura improvvisamente, abbassandosi in mediana per ricevere. La Roma ha superato la prima linea di pressione avversaria e adesso può gestire il possesso con il suo vero regista (Kolarov) fronte alla porta, con il Chievo costretto a scappare all’indietro.

5. Una bella parata su un tiro di Icardi

Una delle dichiarazioni più interessanti su Alisson l’ha fatta Dunga nel maggio del 2016, quando era ancora ct del Brasile. Dunga lo aveva allenato anche prima di ritrovarselo in nazionale, all’Internacional, e anche allora ne era rimasto impressionato promuovendolo titolare. «Parlando con Tinga (ex giocatore dell’Internacional, nda) mi disse che Alisson pensa come un attaccante», ha detto Dunga «Quando va incontro al pallone pensa come se stesse al posto dell’attaccante: come andrà al tiro, se dribbla, se calcia in diagonale, o tira alto».

Quello dell’immedesimazione è un tema di cui non si parla molto nel calcio, ma che è fondamentale per capire a pieno un portiere con un talento così peculiare e spiccato nella preparazione alla parata, che poi per l’appunto ha molto a che fare con il lavoro di previsione delle intenzioni dell’avversario.

Qui Alisson deve fronteggiare un tiro del migliore attaccante del campionato, che calcia da dentro l’area di rigore dopo un retropassaggio fortuito di Borja Valero. Icardi potrebbe anche puntare a far passare il pallone tra le gambe di Fazio, calciando in diagonale. Ma se si guarda solo Alisson si può notare come faccia un piccolo saltello laterale in direzione del primo palo esattamente nel momento in cui Icardi sta preparando il tiro.

È un movimento quasi impercettibile ma che permette al portiere brasiliano non solo di rimanere reattivo sulle gambe, ma soprattutto di essere già in traiettoria del tiro e di utilizzare quindi entrambe le braccia per respingere un tiro molto potente e con una traiettoria difficile da interpretare, perché va dal basso verso l’alto.

4. Un’altra bella parata, su un tiro di Bonucci 

Sul tema dell’immedesimazione è intervenuto lo stesso Alisson, parlando dell’autobiografia del tennista brasiliano Gustavo Kuerten (il suo secondo libro preferito dopo la Bibbia). «Tra un portiere e un tennista trovo molti punti in comune», ha detto Alisson. «In fondo dentro il campo siamo entrambi soli contro l’avversario». Quello della solitudine del portiere è un tema ormai abusato nella dialettica calcistica. Ma se di solito è facile parlarne in relazione a situazioni statiche come i rigori o le punizioni, con Alisson si può spostare il piano del discorso un po’ più in là, applicandolo anche a situazione dinamiche o addirittura caotiche, come questo tiro di Bonucci che esce fuori da una mischia in area dopo un calcio d’angolo.

Se di solito la capacità del portiere di entrare nella testa di un avversario e di prevederne le intenzioni è considerata una qualità razionale, psicologica, Alisson sembra poterla riprodurre in frazioni di secondo anche in partita, come se fosse un riflesso istintivo. Questa parata, nuovamente a due mani grazie al piccolo saltello di preparazione, è l’ennesimo caso in cui il portiere brasiliano è già in movimento verso la traiettoria del pallone ancora prima che questo venga calciato dal centrale del Milan, come se ci fosse un filo invisibile a legare i loro movimenti. Alisson fa sembrare tutto molto semplice, ma Bonucci calcia a meno di 15 metri dalla porta di controbalzo con il collo pieno.

3. Il passaggio di tacco contro la SPAL

Alisson è molto sicuro e consapevole delle sue capacità. Una volta, con un pizzico di sfrontatezza, ha dichiarato: «Mi conosco meglio di chiunque altro, so cosa posso dare». L’esempio più luminoso della sicurezza di Alisson in questa stagione viene ovviamente dalla partita con la SPAL, in cui ha fatto ripartire l’azione con un colpo di tacco.

Al di là dell’eccezionalità di vedere un portiere che fa un colpo di tacco, che è già una cosa che capita di vedere in Serie A una volta nella vita, la cosa che ancora una volta stupisce è la capacità di prevedere razionalmente le mosse dell’avversario, di manipolarle in un attimo per trarne un vantaggio, questa volta, sì, con esiti spettacolari. Perché il colpo di tacco in questo caso non è un semplice ricamo estetico (in quel caso saremmo semplicemente di fronte a un portiere pazzo) ma è una scelta paradossalmente logica per trarre il massimo da una situazione di difficoltà, che è quello che Alisson prova a fare costantemente anche quando è tra i pali.

Il problema qui è che Alisson e Kolarov sono corsi contemporaneamente incontro alla palla, e la distanza tra loro è così stretta che Grassi può aggredire il pallone chiudendo l’unica linea di passaggio disponibile. Il farsi passare il pallone tra le gambe, quindi, serve ad Alisson ad attirare ulteriormente verso di sé l’avversario, dando contemporaneamente il tempo a Kolarov di allargarsi per ridare luce alla linea di passaggio. A quel punto, il colpo di tacco diventa l’unico modo rimasto per servire il terzino serbo.

E se anche Alisson si sia trovato la palla sotto le gambe senza volerlo, magari perché la velocità nella coordinazione di un portiere non è comunque quella di un giocatore di movimento, il suo riflesso e la scelta tecnica con cui uscirne sarebbero ancora più eccezionali.

2. La parata in tuffo contro il Bologna

Fino a questo punto, per quanto possa sembrare incredibile, siamo rimasti nell’ambito delle situazioni in cui Alisson è ancora in controllo della situazione - se si esclude la parata contro Correa in Champions League. Con questo riflesso in tuffo contro il Bologna, invece, entriamo nei casi in cui il portiere brasiliano è costretto a un intervento inaspettato per salvare la porta, ad uscire dalla sua ampia e spaziosa "comfort zone".

Qui Masina riesce a sorprenderlo incrociando il colpo di testa, salendo altissimo sulle spalle di Florenzi, mentre Alisson stava stringendo sul primo palo. In totale controtempo, quindi, il portiere brasiliano deve spingere sulle gambe per saltare in direzione opposta alla sua corsa, e andare in estensione totale con una mano sola (uno dei segnali per capire quando è davvero in difficoltà).

1. L’incredibile doppia parata in Fiorentina-Roma

Lo stile di Alisson, la sua capacità di capire le intenzioni dell’attaccante e reagire in una frazione di secondo, paga grossi dividendi ma comporta anche grandi rischi. Anticipare anche solo impercettibilmente i movimenti, spostarsi di pochi centimetri negli attimi precedenti a un tiro, significa aprire grosse porzioni dello specchio della porta se si viene sorpresi. È quello che succede nella spettacolare doppia parata contro la Fiorentina, ad esempio, che è sicuramente l’intervento più appariscente di Alisson in questa stagione. Dal replay alle spalle della porta è chiaro che nel momento in cui Chiesa carica il tiro, il portiere brasiliano fa un leggero passo a sinistra, aspettandosi evidentemente un tiro a giro sul secondo palo.

E invece Chiesa incrocia sul primo palo, e Alisson è costretto a recuperare lo spazio concesso tuffandosi disperatamente in tutta la sua estensione, riuscendo incredibilmente a toccare la palla un attimo dopo il suo rimbalzo a terra. Il pallone si impenna e va a finire sul palo, che lo manda a sua volta sui piedi di Veretout. Il francese cerca di rimettere il pallone in mezzo alla porta, ma Alisson è riuscito a chiudergli lo specchio abbastanza velocemente, nonostante sia scivolato rialzandosi da terra. L’azione, per fortuna della Roma, si spegne.

È la parata esteticamente più bella di Alisson in questa stagione ma siamo davvero sicuri che sia stata la migliore? Se volessimo davvero paragonare la sfida tra attaccante e portiere a una partita di tennis, questo sarebbe uno dei pochi casi in cui Alisson avrebbe teoricamente perso il punto, andando sul rovescio mentre Chiesa incrociava il dritto. Ma poi ha recuperato in qualche modo e "venendo a rete" con una rapidità eccezionale ha chiuso lui il punto. 

Alisson ha una pretesa di controllo sul proprio gioco e su quello degli avversari che finisce per ribaltare del tutto gli standard a cui siamo abituati nel giudicare un portiere: con lui la spettacolarità dei tuffi che rimangono nelle playlist di YouTube diventa l’indice di un errore di valutazione, la misura della sua sconfitta in quel sottile duello psicologico che intraprende con l’avversario ogni volta che cerca di fargli gol. 

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