18 settembre 2008

Amauri: ''La mia Juve può puntare a Scudetto e Champions''

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L'attaccante della Juventus ospite speciale ad ''Attenti a que due'', la rubrica settimanale di SKY dedicata alla Champions e condotta da Gianluca Vialli e Paolo Rossi: "Contro lo Zenit abbiamo saputo soffrire ma poi è arrivata la perla di Del Piero''

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Questa sera alle ore 20.00, su Sky Sport 1 (e in replica alle ore 23.00), nella prima puntata di “Attenti a quei due”, la rubrica settimanale di SKY dedicata alla Champions League e condotta da Gianluca Vialli & Paolo Rossi, ospite l’attaccante della Juventus, Amauri.

La stagione è iniziata bene.
Sono contento. Il primo impatto, in una grandissima squadra, è stato molto bello.

Sei esploso a 28 anni: perché così tardi?
Forse perché a 18-19 anni non giocavo da nessuna parte, non ho mai fatto un settore giovanile. Sono stato scoperto in mezzo alla strada mentre giocavo, ho fatto un provino in Brasile, mi hanno visto e mi hanno invitato al Santa Caterina. All’inizio non volevo andarci, poi sono andato e ho fatto bene. Da lì è venuto fuori il torneo di Viareggio con la Primavera, sono venuto qui e ho fatto bene.

Qual è la città in cui ti sei trovato meglio, indipendentemente dal punto di vista calcistico?
A Palermo, al sud in generale. La mia prima squadra è stata il Napoli. Ho vissuto un anno bello, anche se siamo retrocessi, e ho conosciuto un campione come Edmundo.

Il tuo gol più bello?
Un gol in particolare, quello contro la Fiorentina.

Sulla prima sfida in Champions League di mercoledì sera contro lo Zenit.
Si vedeva che c’era un’atmosfera particolare, si vedeva dai “vecchi” che volevano tornare a giocare queste partite importanti. Abbiamo trovato una squadra consapevole delle sue forze: giocavano sapendo di essere forti. La cosa importante per noi era tornare ad assaporare la Champions. Abbiamo saputo soffrire, ma poi è venuto fuori il gol di un giocatore straordinario che ha inventato una traiettoria incredibile.

Come squadra vi ritenete più adatti al Campionato o alla Champions League?
Penso ad entrambi. Oggi come oggi se uniamo la voglia di tornare ad essere la regina d’Italia e d’Europa, con i giocatori che abbiamo, possiamo puntare a tutte e due.

I tifosi ti volevano in campo anche ieri…
È segno che ho cominciato bene e spero di ripagarli.

Cosa vi ha detto Ranieri sull’impiego degli attaccanti?
A me non ha detto niente, la cosa fondamentale è che ha detto che ci vede tutti. Dobbiamo essere sempre pronti.

Quando scoprite se giocate o no?
La domenica.

Vi sentite più o meno forti dell’Inter?
L’Inter in questi anni ha fatto benissimo, gli è mancata solo la Champions. Però, anche la Juve oggi può dire la sua.

Ti aspettavi questi problemi iniziali della Roma?
Penso che un po’ tutti non si aspettavano una partenza così, anche per i giocatori che ha nella rosa.

È un problema tecnico o psicologico?
Più psicologico, ma con i giocatori che ha può uscire da questa crisi.

A proposito di Gilardino, autore di una doppietta nella partita contro il Lione: credi sia più facile giocare in una grande squadra o in una piccola squadra?
Penso che la fiducia sia la cosa fondamentale: quando un giocatore si sente importante, sia in una piccola o in una grande squadre, da’ il meglio di sé. Gilardino è partito alla grande, nel Milan era un altro giocatore, era irriconoscibile.

Il Milan ti ha corteggiato molto quest’estate: cosa ti ha convinto a scegliere la Juve? La Champions League?
Anche, giocare la Champions era il mio sogno. Della Juve se ne parlava già da gennaio, è stata la scelta giusta.

Sul Milan.
Borriello l’anno scorso ha fatto un Campionato straordinario. Loro hanno tutto, hanno la classe, manca solo l’attaccante di peso che la butta dentro.

Sugli attaccanti in circolazione.
Adebayor mi piace tantissimo. Drogba è mio fratello, perché in tanti hanno detto che somiglio a lui, fisicamente e nel modo di giocare.

Su Ibrahimovic.
È un giocatore fenomenale, senza l’infortunio dell’anno scorso, a livello di marcatura, sarebbe arrivato davanti.

A Torino lo rimpiangono molto: i tifosi vorrebbero rimpiazzarlo con te.
Spero di ricambiare l’aspettativa dei tifosi, fare del mio meglio e dare continuità.

Alla Juve siete in tanti davanti: ti adatti in base al compagno con cui giochi?
Sapermi adattare penso che sia un po’ la mia fortuna, so fare la prima o la seconda punta.

Dove ti trovi meglio?
È indifferente, ma non mi piace stare fermo perché se no vado in difficoltà.

Ti senti un attaccante completo?
In tutti questi anni ho saputo migliorare questo aspetto, so adattarmi.

Chi preferiresti tra gli attaccanti in Nazionale?
Di Natale, Del Piero, Amauri: sarebbe bello.

Il passaporto?
Mia moglie prende il passaporto prima di me e poi arriva a me, di conseguenza.

Lippi ha detto che vi siete visti: cosa ti ha detto?
Mi ha detto che sapeva della pratica e che poi, una volta risolta, ci sarebbe stata una decisione da prendere.

Gilardino ha detto: “Amauri? No, grazie”.
A me non ha dato fastidio niente, il futuro è suo, ma anche mio, ce la giocheremo.

Cosa si prova da brasiliani a diventare italiani?
È molto semplice nel mio caso, calcisticamente sono cresciuto in Italia, sono arrivato a 20 anni, ero uno sconosciuto e ho fatto tutta la mia carriera qui.

Canterai l’inno?
L’ho già cantato.

Cosa ti aspetti quest’anno?
Quest’anno mi auguro di vincere con la Juve o lo scudetto o la Champions, è una cosa che mi renderebbe felicissimo.
Il passaporto? Speriamo che arrivi pure lui, perché così definiamo questa situazione.

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