11 settembre 2009

Ancelotti: "Temo più il Barça di Ibra che il Real di Kakà"

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Ancelotti sulla panchina del Chelsea

L'allenatore del Chelsea in esclusiva a SKY Sport 24 alla vigilia della Champions League: "Le spagnole sono favorite, i blaugrana sono già squadra mentre i madridisti devono ancora diventarlo. Sogno una finale contro il Milan". GIOCA A FANTACAMPIONI

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L’allenatore del Chelsea Carlo Ancelotti ha parlato in esclusiva ai microfoni di Sky Sport24.

E’ vero che la cosa che ti ha sorpreso di più dell’esperienza al Chelsea sono i giardinieri?
Tagliano l’erba tutto il giorno. Ci sono due o tre ragazzi su una motoretta che tagliano l’erba tutto il giorno. I campi qui sono perfetti, fantastici!

Le altre differenze con l’Italia?
Il clima è sicuramente diverso e poi non c’è pressione sulle partite. Si vive la vigilia delle partite in modo molto diverso. Qui durante la settimana non si parla di calcio o per lo meno non c’è coinvolgimento da parte degli addetti ai lavori su tutto ciò che riguarda le polemiche e le discussioni. Non esiste questo tipo di cosa. Solitamente, dopo la partita, l’allenatore della squadra di casa offre qualcosa da mangiare o da bere nel suo ufficio.

Dal punto di vista tecnico cosa ti ha colpito di più del Chelsea?
E’ una squadra che ha tanta qualità individuale, hanno una grande forza mentale, ci sono giocatori a livello mentale molto forti, soprattutto gli inglesi: Cole, Terry, Lampard hanno una grande motivazione e un forte senso di appartenenza a questa squadra. E poi hanno una mentalità inglese legata ad una grandissima professionalità, una grandissima serietà e intensità nel lavoro.

Tatticamente, questa squadra, dovrà ancora cambiare modulo o ha già trovato l’assetto giusto?
Rispetto agli anni passati abbiamo cambiato. Negli anni passati il Chelsea ha sempre giocato con le due ali e la punta, invece quest’anno abbiamo tolto le ali, messo un centrocampista offensivo e due attaccanti. Qui lo chiamano il “diamond“, che vuol dire il diamante. Sarebbe il nostro “rombo“.

E il Christmas tree (l’albero di Natale, ndr)?
Ho giocato un paio di partite con l’alberello, è andata bene. A livello tattico e difensivo le squadre inglesi hanno meno conoscenza rispetto alle squadre italiane. Sicuramente, come intensità di gioco e come forza fisica, sono superiori ma tatticamente, hanno meno conoscenza. E quindi, se cambi un po‘ il sistema e il modulo di gioco, crei loro maggiori difficoltà.

Ci si sente favoriti in Premier dopo i primi venti giorni?
No, credo che sia ancora presto. Siamo la squadra che è partita meglio tra quelle accreditate alla vittoria del titolo ma questo è un campionato molto difficile perchè ci sono tante squadre di ottimo livello. Oltre alle solite quattro, si sono aggiunte Manchester City e Tottenham.

La Champions League è un’ossessione? Si può dire che è l’obiettivo fondamentale?
No, non è un’ossessione. E’ un obiettivo considerato al pari del campionato, non c’è differenza tra l’uno e l’altro. Il Chelsea ha avuto anche un po’ di sfortuna negli ultimi anni in Champions, ha giocato cinque semifinali in sei anni senza vincere mai e quindi un po’ di rammarico c’è per quello che è successo.

Quali sono le favorite alla vittoria finale della Champions?
Il Chelsea sarà tra le favorite. E poi credo tutte le squadre inglesi, le due spagnole e le italiane.

Ti fa più paura la continuità del Barcellona con Ibra o la rivoluzione del Real?
Al momento preferirei incontrare il Real Madrid. Il Barcellona è già una squadra, il Real Madrid lo deve diventare. E’ più facile giocare da squadra contro giocatori di grande individualità piuttosto che contro una squadra forte. E fra le italiane, adesso, preferiresti affrontare il Milan? Il Milan lo vorrei incontrare solo in finale. Non sarebbe male una finale a Madrid tra Milan e Chelsea. E nemmeno Real Madrid-Chelsea!

Qual è la favorita per la vittoria della Champions fra le italiane?
L’Inter è la squadra che al momento, ha più possibilità rispetto al Milan e alla Juventus.

Il derby ti ha condizionato in questo giudizio?
Un po’ sì, però so anche che il Milan ha tradizione in Coppa Campioni, cosa che l’Inter non ha. E credo che la tradizione e la storia in competizioni del genere contino. Credo sia soprattutto una questione di personalità e di coraggio, soprattutto quando lo scontro diretto comincia a pesare, quello che non hanno avuto le squadre italiane nell’anno passato, quando hanno affrontato con eccessivo timore le partite di andata: l’Inter col Manchester a San Siro, la Juventus qui contro il Chelsea e la Roma, sempre a Londra, contro l’Arsenal. Bisogna giocarsela, non si possono fare troppi calcoli!

Che derby è stato l’ultimo tra Milan ed Inter?
E’ stata una partita per trenta minuti molto equilibrata. Poi sono successe due o tre situazioni che hanno modificato l’esito della partita. Non deve essere facile arrivare dopo Hiddink, ma nemmeno dopo Ancelotti per Leonardo? Credo che Leonardo non ha avuto e non avrà difficoltà ad inserirsi e a lavorare al Milan come io non avrò difficoltà a gestire dopo Hiddink, che ha lasciato qui un ottimo ricordo. Così come Mourinho.

Che pensi della Nazionale di Capello?
Qui Capello gode di grande stima e considerazione. Era l’allenatore ideale per tirare fuori la Nazionale inglese da un periodo difficile, dopo l’eliminazione contro la Croazia nel 2007, soprattutto per la grande disciplina che mette dentro le squadre, la disciplina tattica intendo, perché i giocatori inglesi sono molto disciplinati mentalmente e nel lavoro, però tatticamente Capello ha portato qualcosa di positivo, qualche novità.
E ad Ancelotti cosa piacerebbe portare?
Un’idea chiara di gioco perché la concezione delle partite è molto legata all’aspetto fisico qui, la partita è considerata come uno scontro. E io dico sempre ai miei giocatori che l’aspetto fisico è importante però dobbiamo affrontare lo scontro da un punto di vista tecnico perché dobbiamo giocare a pallone. E quindi mi piacerebbe dare al Chelsea un’identità chiara con la palla.

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