12 marzo 2010

Mou: "Con il Chelsea il mio cuore batterà solo per l'Inter"

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Mourinho durante il match d'andata tra Inter e Chelsea

Per il ritorno degli ottavi di Champions League il portoghese tornerà per la prima volta a Stamford Bridge da avversario: "Mi siederò in panchina e farò la mia partita. I giocatori lotteranno in campo, io fuori". I GOL DELLA CHAMPIONS DA SKY SPORT

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Un tuffo nei ricordi. Martedi' Jose' Mourinho torna a Londra, a Stamford Bridge, per la prima volta da avversario. Alla guida dell'Inter, lo Special One provera' a difendere il 2-1 di San Siro e staccare il biglietto per i quarti di finale di Champions League, traguardo che in casa nerazzurra manca da quattro anni a questa parte. Ma quella contro i Blues e' piu' di una sfida. "Il bello e' che non dovro' camminare - scherza Mou con Uefa.com - Dallo spogliatoio alla panchina ci saranno si' e no 5 metri. Non devo attraversare lo stadio, non devo sentire le emozioni e le reazioni del pubblico. Semplicemente, mi siedero' in panchina e faro' la mia partita. I giocatori lottano in campo, io fuori. Loro sono molto piu' importanti di me, perche' e' in campo che si vincono le partite, non in panchina. Ma io saro' li' e' il mio cuore battera' solo per l'Inter. Questo significa essere un professionista, anche se non nascondo che il Chelsea e' una parte molto importante della mia vita". Sulla panchina dei Blues il tecnico di Setubal ha fatto grandi cose, dal record di 66 gare interne di campionato senza sconfitte ai due titoli consecutivi. Approdato a Milano la scorsa stagione, ha subito vinto lo scudetto, subendo pero' l'eliminazione negli ottavi di Champions League contro il Manchester United. Ma rispetto alla passata stagione la posizione dell'Inter e' piu' favorevole perche' "anno dopo anno, la tendenza e' migliorare". 

"Se l'allenatore fa bene e la societa' lo appoggia, come accade qui, cerchiamo sempre di cambiare per migliorare - spiega Mourinho - Abbiamo acquistato alcuni tipi di giocatori che l'anno scorso non avevamo, per esempio un trequartista puro come Wesley Snijder. Poi abbiamo piu' soluzioni in attacco con Milito, Eto'o e Pandev. Naturalmente abbiamo perso Zlatan Ibrahimovic, ma con questi tre giocatori abbiamo piu' soluzioni e piu' opzioni. Lucio e' il difensore centrale che non avevamo, alto e forte nel gioco aereo. Penso che siamo piu' adatti alle esigenze del calcio moderno". Proprio l'ex Bayern Monaco e' stato straordinario nella gara d'andata, dove ha tenuto a bada Didier Drogba, mentre Sneijder sta disputando una stagione fantastica. "E' un classico giocatore di scuola Ajax - commenta Mou - Di solito, chi veste quella maglia fin da ragazzino e' tecnicamente impeccabile. Sa calciare sia di destro che di sinistro, gioca con intelligenza e ha sempre gli occhi bene aperti per leggere la partita. E' la conseguenza del lavoro svolto da ragazzi, che poi e' la splendida mentalita' dell'Ajax. All'Inter, invece, ha una struttura gli da' la possibilita' di giocare come vuole. A volte penso che sia un attaccante perche' ha molta liberta' di movimento. Qui ha trovato l'ambiente giusto per esprimere le sue potenzialita'". Ma i miglioramenti dell'Inter non sono dovuti solo ai nuovi acquisti. Secondo lo Special One, la squadra e' mentalmente piu' forte. La vittoria nel derby di gennaio contro il Milan, in nove uomini, lo dimostra, e anche il 4-3 contro il Siena e' stato un'altra prova di carattere, con un gol nei minuti di recupero di Samuel schierato in posizione di centravanti.

E non va dimenticato pure lo 0-0 del 20 febbraio contro la Sampdoria, in cui l'Inter ha giocato in nove per piu' di un'ora, mostrando tutta la sua capacita' di fare risultato. "La partita contro il Siena rappresenta bene quello che siamo - prosegue Mourinho - Perdevamo e abbiamo segnato il 3-3 al 91'. Una squadra normale avrebbe detto: 'Okay, ce l'abbiamo fatta, abbiamo un punto e non abbiamo perso', ma io ho gridato ai giocatori: 'Mancano tre minuti, giocate!'. Potevamo vincere o perdere. Abbiamo vinto. Samuel mi chiedeva, 'Torno dietro?' e io ho risposto 'No, stai avanti altri tre minuti e vediamo che succede' - ricorda - E' stata una mia decisione, ma un allenatore puo' solo essere aggressivo e avere questa mentalita' vincente, se sa che la risposta dei giocatori e' buona". Il tecnico portoghese riconosce, tuttavia, che una mentalita' vincente non basta per ottenere il successo in Champions League. "Si tratta di dettagli - sottolinea - un sorteggio fortunato o sfortunato, la palla che colpisce il palo ed entra o esce, il giocatore che e' squalificato e salta una partita importante, gli infortuni che lasciano la squadra senza due o tre giocatori, un errore dell'arbitro che puo' favorirti o penalizzarti. Naturalmente, solo un'ottima squadra puo' vincere la Champions League, ma al momento ne vedo otto o nove capaci di farlo. E' difficile fare previsioni".

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