23 maggio 2010

Mou: "Addio Inter, voglio la Champions con il Real"

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Sogno blanco. José Mourinho vuole vincere la Champions Legue anche con il Real Madrid

Lo Special One alla televisione portoghese: "Congedarmi da gente come Zanetti, Cordoba, Materazzi, Toldo, queste persone fantastiche per non dire degli altri, non è stato molto facile. Ma allenare i blancos è una sfida allettante". FOTO E VIDEO

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Una nuova sfida 'impossibile'. José Mourinho non ha ancora ufficializzato il suo addio all'Inter ma la firma col Real Madrid sembra cosa fatta. Regalare la Champions League alle 'merengues', che da anni si fermano agli ottavi, è la nuova missione dello Special One. "E' una sfida allettante perché tutti la danno per persa, perché è un tipo di club, non dico come giocatori ma come gruppo, che non si inquadra perfettamente in quello che è il mio modo di lavorare e guidare - dice all'emittente portoghese 'TVI' -. Ma per me è una sfida giocare un campionato contro il Barcellona che ha fatto 100 punti ed è una supersquadra. Vincere una Champions che manca da otto anni è allettante".

Lo Special One precisa di non aver incontrato ancora nessuno, a parlare col Real è stato il suo procuratore Jorge Mendes, "ma la decisione è mia, non sua. Voglio sentire le persone, tastare il polso, sapere esattamente cosa pretendono da me e le condizioni, non strutturali, perché le conosco, ma mentali che mi possono offrire, perché non voglio avere alcuna paura di iniziare il mio lavoro. Ma penso che (il matrimonio, ndr) si consumerà". Mou non ha paura dello spogliatoio blanco, perché "le stelle sono ora nell'Inter, sono loro i campioni d'Europa" e ai suoi futuri giocatori invia un messaggio: "le stelle non sono loro, non è l'allenatore ma la squadra, se tutti capiamo questo come è successo quando ero al Porto, al Chelsea e all'Inter, le vittorie arriveranno". 

Al 'Bernabeu troverà un illustre connazionale, Cristiano Ronaldo, che per la finale di Champions si è 'improvvisato' tifoso nerazzurro. "Ho visto l'appoggio di Ronaldo con piacere e soddisfazione ma era anche naturale, a parti invertite avrebbe avuto il mio - commenta Mou -. Non c'erano portoghesi nel Bayern, c'era nell'Inter e l'Inter ha eliminato il grande avversario del Real (il Barcellona, ndr), impedendogli di fare festa a Madrid. Detto questo, per il rapporto che ci unisce, che è ancora piccolo ma è di rispetto e stima per il tempo che siamo stati in Inghilterra, poiché sappiamo che lui è il miglior giocatore del mondo e io uno dei migliori allenatori, visto che siamo entrambi portoghesi, credo che il suo appoggio fosse normale e lo ringrazio. Ma il suo appoggio ora lo voglio con tanti gol".

Ci sperano anche al 'Bernabeu', stadio con cui lo Special One ha già iniziato a prendere confidenza. "Se sarà la mia casa per un po' di tempo, saprò entrarci col piede giusto e con la sensazione, anche se non sono superstizioso, che le cose cominceranno bene e finiranno bene". Mourinho ha grande fiducia in quello che potrà fare al Real, confortato da quanto fatto in nerazzurro. "Sento che sarò ancora una volta il miglior allenatore del mondo - continua -. Ho vinto campionato e Coppa Italia, ho vinto la Champions e ora voglio vincere il trofeo di miglior allenatore del mondo", precisando comunque di non sentirsi "il migliore in assoluto ma tra i migliori, è un grande 2010 per me".
Vincere per la seconda volta la Champions non è stato diverso dal 2004 ma "credo che la reazione sia stata diversa, probabilmente, perché si sapeva che era la mia ultima partita con un gruppo fantastico, che ho avuto il piacere di allenare, con molti giocatori verso la fine della carriera che hanno inseguito questo sogno dopo aver vissuto una generazione di insuccessi a livello europeo". 

"Congedarmi da gente come Zanetti, Cordoba, Materazzi, Toldo, queste persone fantastiche per non dire degli altri, non è stato molto facile", ammette Mourinho. Ma dietro la sua probabile partenza c'è anche l'Italia. "Non è una questione di critica, hanno cercato di destabilizzare - il pensiero dello Special One - un club che non è molto amato in Italia, che in termini mediatici è dietro il Milan, che in termini di tifo è dietro la Juventus, un club che ha un profilo diverso, con molti giocatori stranieri, con un allenatore straniero, con un presidente con un grande potenziale economico e un profilo diverso nella gestione. L'Inter è un club diverso, le critiche non sono un problema, il problema è stata la persecuzione, con punizioni assurde, due o tre partite finite con nove giocatori, un attacco contro una squadra che avrebbe dovuto vincere lo scudetto molto tempo prima".

Ma alla fine i nerazzurri hanno vinto tutto e questo grazie anche a Diego Milito, decisivo nelle partite decisive. "Com'è che un giocatore che arrivava dal Genoa ha fatto una stagione eccezionale? Io faccio un'altra domanda - replica -. Com'è che questo giocatore è stato al Genoa e al Saragozza fino ai 30 anni? E' questa la vera domanda, perché questo ragazzo meritava di giocare in un grande club da più tempo. Ancora e' in tempo per fare quello che fa oggi, andare al Mondiale e giocare altri due-tre anni ai più alti livelli - sottolinea -. Ma ripeto: perché noi allenatori dei grandi club europei siamo stati ciechi e abbiamo lasciato Milito giocare al Saragozza e al Genoa?".

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