Juventus, Miralem Pjanic: "Avrei potuto giocare nel Tottenham"

Champions League
Miralem Pjanic, centrocampista della Juventus

Alla vigilia della sfida alla formazione di Pochettino, il centrocampista della Juventus racconta alcuni aneddoti della sua carriera e della sua infanzia: "In Bosnia la guerra ha distrutto tutto ma la mia determinazione e la spinta di mio papà mi hanno permesso di diventare ciò che sono"

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Quella che lo vedrà impegnato con la sua Juventus contro il Tottenham sarà una partita speciale per Miralem Pjanic. Sì, perché il centrocampista bosniaco avrebbe potuto giocarla a maglie invertite; in una lunga intervista concessa al Telegraph, il calciatore bianconero ha raccontato numerosi aneddoti legati anche alla squadra che affronterà la formazione di Allegri nel doppio confronto degli ottavi di finale di Champions League. Questo e altri argomenti sono stati trattati da Pjanic in lunga confessione a cuore aperto, iniziata ripercorrendo le difficoltà della Bosnia distrutta dalla guerra: "Nel 1991 era chiaro che la guerra stesse arrivando - ricorda il centrocampista - mio padre decise di trasferirsi in Lussemburgo dove io firmai il mio primo contratto da semi-professionista. Quella per me è una seconda casa. La guerra ha portato molto dolore sia in Bosnia che in Jugoslavia, quando sono tornato nel 1996 ho visto i soldati americani lì per il mantenimento della pace, ma il Paese era devastato. Ho girato il mondo è vero, ma in casa abbiamo sempre parlato il bosniaco e abbiamo mantenuto anche le usanze del mio paese. Quando sono diventato un calciatore professionista ho scelto di difendere i colori della Bosnia perché volevo dare un segnale ai bambini bosniaci: un sogno può diventare realtà".

Il Pianista a Londra? Quasi...

"Mi chiamano Il Pianista" e mi piace - continua Pjanic - è vero che non segno molti gol ma quelli che faccio sono belli. Penso che si tratti più del mio stile di gioco, di come tocco la palla, di come passo la palla, di come la sposto. È un bel soprannome ‘Pianista’! Per me comunque contano i fatti e non le parole". Poi l’aneddoto legato al Tottenham: "In passato ho avuto la possibilità di passare agli Spurs dopo l'addio di Modric, ma ero a Roma e mi trovavo bene dov'ero in quel momento e per questo ho deciso di non cambiare. Ho fatto quella scelta usando la mia testa e se ho deciso di non andare in una squadra inglese era per buoni motivi. Ora quella di Pochettino è una grande squadra, ma il mio presente è la Juventus. Quando sono arrivato Allegri mi disse che potevo diventare uno dei più grandi registi del mondo, ma devo migliorare ancora tanto per esserlo".

Dagli allenamenti con il papà al debutto a 17 anni

Infine, ancora un tuffo nel passato: "I primi allenamento sono stati difficili perché non c'erano i soldi per pagare qualcuno che si occupasse di me. Mia madre lavorava dalle 17 alle 22 e mio padre andava a lavorare dalle 7 del mattino e tornava alle 16, poi andava ad allenarsi dopo il lavoro perché amava il calcio e mi portava con lui; così ho iniziato a formarmi come calciatore. Nello spogliatoio mi conoscevano tutti, ero un ragazzino e giocavo coi più grandi. Mio padre ha notato che nonostante la differenza di età ero più bravo di altri e mi ha iscritto in un club lussemburghese. Da lì mi sono fatto notare e ho firmato a 13 anni col Metz. Il mio debutto è stato spettacolare. Davanti alla mia famiglia e ai miei amici contro il Paris Saint-Germain. Da brividi, avevo 17 anni".