Come Leo Messi ha dominato il Tottenham in Champions League

Champions League

Daniele V. Morrone

A Londra il fuoriclasse argentino del Barcellona è stato di nuovo dominante, facendo capire a tutte le pretendenti alla Champions League quanto ci tiene a vincerla quest'anno

IL MONDO CELEBRA MESSI

Più che una partita giocata bene, quella di Messi contro il Tottenham, a Londra, è stata una dichiarazione d’intenti tanto chiara quanto quella fatta al microfono il giorno della presentazione della rosa 2018/19: quest’anno il Barça vuole vincere la Champions League e Messi farà di tutto per riuscirci. Il cambio di passo è prima di tutto mentale, la differenza tra le ultime partite giocate in Liga e la sfida di Wembley è talmente evidente da sembrare quasi opera di un interruttore premuto nella testa dei giocatori: per questo in Spagna, in casi del genere, si usa l’espressione “cambio di chip”. Tra tutti i giocatori, quello che più di tutti sembra aver cambiato il proprio processore interno è stato Leo Messi.

La stampa inglese oggi è in estasi per la sua prestazione: dal Guardian, all’Independent, al Times, al Telegraph, praticamente tutti maggiori giornali hanno dedicato un editoriale per scrivere di come il numero 10, ieri, ha ricordato al mondo intero che è ancora il più forte di tutti. D’altra parte con la doppietta al Tottenham sono 22 i gol segnati da Messi contro le squadre inglesi (9 all’Arsenal, 6 al City, 3 al Chelsea, 2 allo United, 2 agli Spurs). Nessuno come gli inglesi, quindi, si è visto sbattere in faccia tutta la sua grandezza. La sotto-trama, in prestazioni come quella di ieri, è sempre la stessa: la capacità di Messi di cambiare la grandezza del campo di gioco non ha uguali e, ad esempio, secondo Jack-Pitt Brook dell’Independent “cosa realmente spicca di Messi, anche più delle sue corse agili e la finalizzazione perfetta, sono i momenti in cui fa qualcosa che sfida la comprensione della fisica. Perché sembra, in quel momento particolare, che Messi abbia una visione del campo che nessun altro, tra quelli al suo interno in quello stesso momento, o tra quelli presenti allo stadio, abbia”.

Il dominio di Messi è apparso in tutta la sua pienezza sullo sfondo di ogni momento della partita con il Tottenham, neanche una volta si è astenuto dall'andare in pressione per recuperare un pallone o dal venire incontro a prendere palla, anche se lui stesso era sotto pressione. Messi ha guidato la sua squadra con due principi di gioco: il controllo del campo da gioco con la palla e l’aggressività senza palla.

Come Messi cambia le misure al campo

Il Tottenham si è reso conto subito che chi gioca contro Messi ha la coperta necessariamente corta: bisogna per forza raddoppiarlo quando riceve, accorciando la squadra, e allo stesso tempo bisogna difendere il suo cambio di gioco in fascia. I giocatori del Barça sanno di potergli dare sempre la palla per far muovere la manovra e quelli del Tottenham sanno di dovergli impedire di girarsi fronte alla porta, indipendentemente da quanto sia lontana. Così il campo cambia continuamente di dimensione e si allarga improvvisamente quando Messi riceve palla, perché può sia superare l’avversario diretto che trovare un compagno a 40 metri di distanza.

Il primo gol nasce da Busquets che attira su di sé l’attenzione di Winks, liberando spazio per la ricezione di Messi sulla linea di centrocampo. Farlo ricevere senza marcatura è impensabile e Son si sbriga a tornare indietro e andare in pressione, un tentativo comunque tardivo, perché Messi ha già deciso che può sfruttare a suo favore la situazione per aspettare la salita di Jordi Alba. Così assorbe senza scomporsi l’intervento frettoloso di Son e attende il momento giusto per trovare Jordi Alba dietro il povero Trippier, che, cosciente di cosa succederà, prova anche a tornare indietro. Ormai, però, è troppo tardi.

Chiudendo gli occhi e volendo immaginare un’azione che rappresenti il Barça di Valverde, si può tenere a mente il collo interno di Messi per il cross di prima di Jordi Alba, scattato oltre la difesa a 30 metri di distanza dall’argentino.

L’importanza di Messi senza palla

La determinazione con cui Messi sta affrontando questa edizione della Champions League porta a situazioni quasi inedite, come la sua aggressività senza palla. Il Barça ha presentato una versione mai vista del suo 4-3-3, con Coutinho alto al posto di Ousmane Dembélé e Arthur Melo come mezzala sinistra. Messi, partendo da teorico esterno destro, aveva piena libertà di scendere a centrocampo come di muoversi al centro dell’attacco. L’idea di Valverde era quella di creare una rete di protezione al pressing avversario alle spalle di Messi (grazie alla qualità di Arthur) che desse al numero 10 tutto lo spazio necessario per liberarsi dalla marcatura individuale, senza obbligarlo cioè ad abbassarsi troppo per venire a prendere palla.

Lo svolgimento è andato forse anche meglio del previsto, perché Messi non solo ha guidato la manovra con la palla, ma si è anche mosso sempre in pressione senza, al centro o sulla fascia. Per due volte un suo scatto ha portato il Barça vicino al gol, una volta mettendo in difficoltà Lloris in uscita e un’altra sfruttando proprio l’uscita di Lloris per intercettare il passaggio e fiondarsi verso la porta solo per non avere il rimpallo giusto al momento del tiro. Messi annusa le insicurezze di Davinson Sanchez e capisce di doverlo mettere sotto pressione, andare a stimolarlo a sbagliare.

Che sul risultato di 2-0 Messi vada a correre per forzare l’errore del centrale colombiano era impensabile la scorsa stagione. In questo caso, poi, scatta ancora una volta, questa volta in conduzione dopo il passaggio di Suárez, tagliando il campo in diagonale con Wanyama che prova prima a prenderlo, poi a trattenerlo senza riuscirci e che può quindi solo annaspare dietro al numero 10. C’è poi la freddezza con cui sceglie il momento giusto per calciare nonostante lo sforzo continuato.

Messi prova sempre a piazzare la palla, uno stile di gioco giustificato dalla precisione del suo sinistro, ma anche la causa di una situazione ricorrente particolare: Messi colpisce spesso i pali. Sono 2 i pali colpiti contro il Tottenham su tiri simili, e sono 8 i pali tra Champions e Liga in questo inizio di stagione (praticamente quasi uno a partita avendone giocate 9). Ovviamente anche in questa particolare statistica non ha paragoni.

Il gol a coronamento della grande partita

Mettendo insieme i due concetti chiave della partita di Messi - la visione di gioco e l’aggressività - si arriva al momento culmine della partita, il gol che corona la sua prestazione. Ne ha segnati due, ma il primo (per il momentaneo 3-1) è quello più voluto, dove il festeggiamento è maggiore perché arriva sulla scorta proprio dei due pali presi nei minuti precedenti.

Per segnare il gol del 3-1 Messi utilizza ancora una volta la capacità di sfruttare la salita di Jordi Alba dopo aver creato senza problemi spazio su Wanyama, che aveva provato a schermargli il centro dopo aver fallito il tentativo di pressione.

Messi sa già che Jordi Alba sta salendo e che deve solo aspettare il momento giusto per servirlo più largo rispetto a Son e Trippier. Appena il passaggio parte, Messi si muove nello spazio dietro le spalle di Wanyama: aggredisce l’area di rigore con uno scatto improvviso e grazie al contatto telepatico con Luis Suárez, che fa il movimento ma gli lascia il pallone, può calciare un rigore in movimento.

Ancora una volta piazza il pallone, ancora una volta sul palo alla destra di Lloris, questa volta però non lo colpisce, lo accarezza soltanto.