Atletico Madrid-Juventus, le chiavi tattiche del match di Champions

Champions League

Fabio Barcellona

Atletico e Juve si ritrovano in Champions League dopo gli ottavi della scorsa stagione con due squadre molto cambiate. Diretta Sky Sport Uno mercoledì 18 settembre alle 21

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Atletico Madrid e Juventus si incontrano nuovamente in Champions League dopo la doppia sfida degli ottavi della passata stagione. Le due squadre sono cambiate molto dal marzo dell’anno scorso quando i bianconeri riuscirono a ribaltare con la tripletta di CR7 la pesante sconfitta per 2-0 rimediata al Wanda Metropolitano nella gara d’andata in quello che fu il canto del cigno della Juventus di Allegri. L’Atletico Madrid ha perso nel mercato estivo tre dei cardini di quella squadra, uno per reparto: in difesa ha salutato Diego Godin, passato all’Inter, mentre in mezzo al campo Rodri è stato ceduto al Manchester City che ne ha pagato la clausola rescissoria e, in attacco, Antoine Griezmann è andato al Barcellona. Inoltre l’Atletico ha lasciato partire i due storici terzini, Juanfran e Felipe Luis, e il francese Lucas Hernandez, passato al Bayern Monaco. 

Una rivoluzione piuttosto estesa che il club di Madrid ha potuto gestire utilizzando i tanti soldi ottenuti delle cessioni: in difesa la cessione di Godin è stata tamponata con l’acquisto dell’esperto Felipe del Porto e del ventiquattrenne Mario Hermoso proveniente dall’Espanyol; per la posizione di terzino sono arrivati, abbastanza sorprendentemente, Kieran Trippier dal Tottenham e il giovane brasiliano Renan Lodi dall’Atletico Paranaense; in mezzo al campo dal Real Madrid è stato acquistato Marcos Llorente che dovrebbe sostituire Rodri, mentre dal Porto è arrivato il messicano tutto fare Hector Herrera; ma il vero botto di mercato è stato l’acquisto di Joao Felix, giunto a sostituire per posizione e talento Antoine Griezmann.

Gli esperimenti di Diego Simeone

Il profondo rinnovamento della rosa ha costretto Simeone a cercare un nuovo assetto per il suo Atletico. Le prime giornate di Liga sembrano però suggerire come il Cholo non abbia ancora trovato la strada che intende percorrere. In precampionato il tecnico argentino ha lavorato molto su un 4-4-2 con il centrocampo a rombo, con Lemar in posizione di trequartista e Joao Felix seconda punta piuttosto mobile e libera di seguire il suo istinto per il gioco. Piuttosto interessante, e particolarmente inedita per le abitudini di Simeone, era la disposizione spaziale assunta dalla squadra in fase di impostazione: l’Atletico presidiava tutti i corridoi verticali alle spalle del centravanti Morata, occupando l’ampiezza con i terzini Trippier e Renan Lodi sempre altissimi e gli half-spaces con Lemar e Joao Felix. Più indietro, alla risalita del pallone erano deputati i due centrali e i tre centrocampisti, con le mezzali Koke e Saul Niguez che giocavano piuttosto aperti per ricevere il pallone più agevolmente dalla linea difensiva. 

Lo schieramento scelto era funzionale alla ricerca di un gioco centrale, alle spalle del centrocampo avversario, abbastanza innovativo per le abitudini della squadra e volto a chiamare in causa Lemar e Joao Felix o, in alternativa, Trippier e Renan Lodi sugli esterni. La risalita del pallone era piuttosto fluida, centrata su Koke e Saul Niguez e l’accesso nell’ultimo terzo di campo reso agevole dall’occupazione degli spazi dei terzini e delle mezzepunte. Tuttavia il rombo di centrocampo è stato adottato solamente nelle due partite casalinghe della Liga, contro Getafe ed Eibar, mentre in trasferta Simeone ha optato per un approccio più prudente, schierando i suoi con il 3-5-2 nella partita vinta contro il Leganes e tornando a un classico 4-4-2 in linea nella brutta sconfitta di sabato scorso in casa della Real Sociedad.

La pass map dell’Atletico Madrid contro l’Eibar. Si noti la posizione media dei due terzini, più alta di quella dei tre centrocampisti e quella di Lemar e Joao Felix alle spalle di Diego Costa

Sembra quindi che il tecnico argentino stia ancora cercando l’assetto giusto per la sua squadra, oscillando tra uno schieramento più offensivo e meno protetto e un approccio più simile a quello delle passate stagioni. Tra i nuovi arrivati Joao Felix ha già ampiamente messo in mostra il suo talento e i terzini Trippier e Renan Lodi hanno agevolmente conquistato un posto in squadra. In mezzo al campo Thomas Partey sembra essere ancora preferito a Marcos Llorente e in difesa Hermoso e Felipe non sono riusciti a scalzare Stefan Savic dall’XI titolare.

Le certezze perdute di Sarri

Mentre Simeone procede per tentativi cercando il migliore Atletico possibile, Maurizio Sarri sembrava avere le idee chiare sulla sua Juventus. Le certezze del tecnico juventino sono state però messe in discussione dai tanti infortuni capitati ai suoi giocatori in questo inizio di stagione. In difesa le assenze di De Sciglio e Chiellini hanno accelerato più del previsto gli inserimenti di Danilo e De Ligt, mentre in avanti l’infortunio di Douglas Costa, probabilmente l’uomo più prezioso in questo inizio stagione per l’attacco bianconero, apre un vuoto che Sarri dovrà essere particolarmente abile a colmare. 

La cattiva prestazione offerta a Firenze dalla Juventus è in parte attribuibile anche alla precoce uscita dal campo dell’esterno brasiliano, fondamentale in queste prime partite sia negli ultimi 30 metri di campo che nella fondamentale transizione tra la fase di impostazione e quella di rifinitura e finalizzazione. Nelle prime due partite di campionato Douglas Costa era stato infatti il perno della risalita del pallone per la Juventus, sia associandosi nella catena di destra con Khedira e il terzino, sia con i suoi strappi palla al piede. Senza Douglas Costa e soffocata dal pressing della Fiorentina, la Juventus a Firenze è parsa in grossa difficoltà nel palleggio e la risalita del campo è stata parecchio faticosa. La qualità del possesso palla mostrata nella prima ora di gioco delle partite contro Parma e Napoli è di colpo scomparsa e la resistenza al pressing avversario è apparsa particolarmente debole. 

Lo scontro tattico

Diego Simeone potrebbe scegliere di proporre nuovamente il rombo di centrocampo per provare a trarre alcuni vantaggi dallo scontro tattico in campo. In fase di non possesso palla, il rombo si adatterebbe bene al centrocampo a 3 della Juventus, pressando naturalmente il mediano e controllando entrambe le mezzali, una situazione tattica che i bianconeri hanno particolarmente sofferto a Firenze. In fase di possesso palla l’Atletico potrebbe invece mettere in difficoltà la Juventus con la posizione alta ed aperta dei due terzini, sfruttando quindi la tendenza della fase difensiva di Sarri di proteggere il centro e fare densità sul lato forte, lasciando quindi strutturalmente spazi maggiori in ampiezza e sul lato debole.

Maurizio Sarri dovrà invece scegliere bene il sostituto più adatto per Douglas Costa. La prestazione di Bernardeschi a Firenze è stata insufficiente, come del resto quella di gran parte della squadra e il tecnico bianconero potrebbe schierare Cuadrado, in grado di garantire copertura sulle avanzate di Renan Lodi e di attaccare il terzino brasiliano, ancora non perfettamente a suo agio nella fase difensiva. In mezzo al campo Bentancur è pronto a sostituire Pjanic qualora il bosniaco non riuscisse a recuperare dall’acciacco che lo ha costretto a chiedere la sostituzione sabato scorso a Firenze. Ma, al di là degli uomini che metterà in campo, per la Juventus sarà fondamentale aumentare la qualità del proprio palleggio e l’incisività dei propri attacchi rispetto alla deludente prestazione di Firenze.

La partita contro la Fiorentina, arrivata dopo la pausa delle nazionali che ha impedito a Maurizio Sarri e al suo staff di lavorare con la squadra, potrebbe essere stato semplicemente un fisiologico calo di prestazione all’interno del profondo rinnovamento tattico che per essere completo richiederà ulteriore tempo. La partita del Wanda Metropolitano, in cui tutte le energie fisiche e nervose saranno focalizzate sull’importanza del match e del palcoscenico, sarà davvero un bel test per verificare lo stato di avanzamento dei lavori di Maurizio Sarri e, analogamente, sull’altra panchina, di Diego Simeone.

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