05 aprile 2017

Simone e Pippo, stagione di riscatti (e di finali)

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Simone e Filippo Inzaghi sulle panchine di Lazio e Venezia (Foto: LaPresse)

Quella contro la Roma è una sconfitta indolore per il minore dei fratelli Inzaghi che approda in finale di Tim Cup. Anche Pippo con il suo Venezia ha la possibilità di vincere la Coppa Italia di Lega Pro se riuscirà a ribaltare l'1-0 dell'andata contro il Matera. Per entrambi è (finora) una stagione super

Non poteva festeggiare un compleanno migliore. Simone Inzaghi perde il derby 3-2 ma raggiunge la finale di Coppa Italia dopo il 2-0 dell'andata e celebra i suoi 41 anni regalandosi la possibilità di vincere il primo trofeo da allenatore della Lazio. Tuttavia, Simone non è il primo Inzaghi che in questa stagione arriva a giocarsi un titolo in una finale: il fratello maggiore, Filippo, deve ribaltare l’1-0 dell’andata a Matera per aggiudicarsi la Coppa Italia di Lega Pro da allenatore del Venezia. In ogni caso, si tratta di una stagione - ancora da concludere - estremamente positiva sia per il laziale sia per Super Pippo.

Tutt’altro che "Loco" – Se c’è una caratteristica che può essere attribuita a Simone Inzaghi, questa è la sua compostezza. Un allenatore che non ha mai alzato i toni e che ha sempre saputo tenere in pugno la squadra anche nei periodi più difficili. Le sconfitte in campionato contro Roma e Chievo (partite entrambe terminate con episodi di grande nervosismo come nei casi Cataldi-Strootman e Tounkara) sono stati i momenti più turbolenti - e superati senza patemi - in una stagione che sta andando al di là di ogni aspettativa. E pensare che nel progetto di Lotito, Simone Inzaghi doveva essere l’allenatore della Salernitana (altra squadra di proprietà del presidente romano). Il designato ad occupare la panchina biancoceleste era il "Loco" Marcelo Bielsa che – facendo fede al suo soprannome – decide di non presentarsi a Formello a due giorni dal ritiro. Lotito "ripiega" così su Simone Inzaghi, già allenatore della Lazio nel finale della scorsa stagione ma già pronto a ripartire dalla B alla guida dei campani. Con il senno di poi, è andata bene: l’allenatore piacentino è in lotta per la zona Champions, ha saputo gestire talenti come Felipe Anderson e Keita, ha contribuito all’esplosione di Milinkovic Savic e alla rinascita di Immobile, ha riportato la Lazio alla vittoria del derby dopo quasi quattro anni e adesso ha conquistato la finale di Coppa Italia. Non sarà “pazzo” come Bielsa ma a far impazzire i suoi tifosi ci sta riuscendo benissimo.

Super Pippo in laguna – Altrettanto esaltante (almeno finora) anche l’avventura a Venezia del più grande dei fratelli Inzaghi. Avevamo lasciato Pippo sulla panchina del Milan, al decimo posto, lontano dall’Europa e – successivamente – anche da quella società a cui aveva dato e dalla quale aveva ricevuto tanto. Insieme a Seedorf e Brocchi, faceva parte di quei giovani allenatori ed ex calciatori del rossoneri che – con pochissima esperienza alle spalle – avevano raccolto l’invito del presidente Berlusconi accettando l’incarico in prima squadra, finendo per essere esonerati (non soltanto per demeriti propri). A differenza dei suoi ex compagni, però, Pippo decide di ripartire dal basso, dalla Lega Pro. Il 7 giugno 2016 arriva la chiamata del Venezia, ambizioso club dell’americano Joe Tacopina che si affida a Inzaghi per la risalita nel calcio che conta. Così, mentre Brocchi veniva esonerato a Brescia in Serie B e Seedorf lasciava la panchina dello Shenzhen (Serie B cinese), Pippo vince e convince in laguna. Con il club veneto è attualmente primo nel girone B e conserva un discreto vantaggio su Parma e Padova. Inzaghi punta così alla doppietta: promozione diretta e Coppa Italia di Lega Pro ma per raggiungere quest’ultimo obiettivo dovrà ribaltare allo Stadio Penzo l’1-0 subito dal Matera fuori casa. 

Due fratelli, due finali da vincere, due stagioni da protagonisti. Dopo i gol e i trofei in campo chissà che non sia arrivata l’ora di sollevarne qualcuno anche da allenatori. Comunque vada, Simone e Pippo Inzaghi sono riusciti a dare ragione a chi – per convinzione o quasi per caso in seguito alle rinunce altrui – ha deciso di puntare sui due ex bomber. 

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