Italia Austria agli Europei: l'avversario della nazionale agli ottavi

Europei

Dario Pergolizzi

©IPA/Fotogramma

L'analisi delle partite disputate dall'Austria fino a ora in questi Europei. Come gioca e come può metterci in difficoltà la squadra di Franco Foda. L'analisi tattica 

Sarà l’Austria ad affrontare l’Italia agli ottavi di Euro2020, dopo essere arrivata seconda in un girone rivelatosi più tosto del previsto con Olanda, Ucraina e Macedonia del Nord. Nonostante fosse una delle migliori versioni della storia recente dell’Austria, con diversi calciatori leader nelle proprie squadre di club e altri con diverse esperienze nelle coppe europeo, alla vigilia la squadra di Franco Foda non sembrava aver trovato una forma di espressione definitiva e soddisfacente. Il percorso nel girone ha in parte confermato alcuni dei dubbi che circondavano la squadra, soprattutto dal punto di vista della struttura di gioco, ma nel corso delle partite il CT è stato abile nel trovare diverse soluzioni incoraggianti, che sono state premiate con lo storico accesso agli ottavi di finale.

 

Macedonia e Olanda: il 3-1-4-2, le trappole di pressing, qualche difficoltà nella costruzione e in campo aperto

Contro la Macedonia, Foda ha puntato su un 3-1-4-2 che vedeva Bachmann tra i pali, Alaba al centro della difesa con Dragovic a destra e Hinteregger a sinistra, Lainer e Ulmer esterni, Schlager davanti alla difesa con Sabitzer interno sinistro e Laimer interno destro, e davanti Baumgartner e Kalajdzic. La scelta di utilizzare Alaba al centro della difesa era probabilmente dovuta alla ricerca di un riferimento costante durante la gestione del pallone, un porto sicuro che desse tranquillità ai compagni, così da poter alzare i due esterni sin dai primi passaggi e avere immediatamente sei riferimenti offensivi davanti al mediano Schlager, tra cui Sabitzer nel mezzo spazio di sinistra, un’arma utile sia per creare superiorità numerica in fascia, sia per agire internamente.

 

L’obiettivo iniziale era di attirare il pressing avversario con il trio arretrato, formando un rombo con Schlager per poi trovarlo alle spalle della pressione. La Macedonia, però, ha orientato il suo pressing su un’altezza media e utilizzato uno dei due attaccanti per schermare e disturbare Schlager, così le azioni dell’Austria non sono state particolarmente pulite. Fino a quando, però, non ha iniziato ad abbassarsi Sabitzer, che andava a formare una coppia di mediani con Schlager e attirava fuori un centrocampista o un esterno della Macedonia, liberando spazi alle sue spalle. Una volta che l’Austria è riuscita a prendere campo, ha creato dalla sinistra le sue occasioni migliori: l’incredibile assist tagliato di Sabitzer per Lainer sul primo gol, un altro cross sempre di Sabitzer per Kaljdzic. Nel secondo gol si può vedere l’effetto dell’avanzamento di Alaba sulla sinistra, che dopo aver scambiato con il solito Sabitzer mette un bellissimo traversone per Gregoritsch. 

Un altro aspetto interessante è come, nelle rare occasioni di pressing alto dell’Austria contro la Macedonia (che generalmente rinunciava a tenere palla dietro), Sabitzer si alzava alle spalle delle due punte formando un triangolo. Tuttavia la sua era più che altro una trappola, visto che poi il giocatore del Lipsia saliva rapidamente verso il centrale avversario. 

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Nell’azione qua sopra, le due punte sono orientate verso i due difensori laterali macedoni, ma rimangono abbastanza strette, finendo alle spalle di Sabitzer. In mezzo a loro si trovava il mediano macedone, con una marcatura deliberatamente larga, che viene aggredito dal trio non appena riceve. Così è nata una ripartenza sul corridoio centrale.

 

Alla fine, le migliori occasioni della Macedonia sono arrivate per lo più su ripartenze, sfruttando un certo lassismo nelle marcature preventive austriache, e la reattività nello sfruttare lo spazio lasciato dall’accompagnamento offensivo corale della squadra di Foda.

 

Questa bella vittoria ha permesso all’Austria di affrontare in maniera più serena il resto delle partite, a cominciare dalla successiva, contro l’Olanda di De Boer (che ha chiuso il girone con 9 punti, come l’Italia). Anche in questo caso l’avversario dell’Austria si schierava con un 3-5-2 / 3-4-1-2, e forse anche per questa ragione Foda ha deciso di confermare tutto l’undici della gara di esordio, ad eccezione di Gregoritsch al posto di Kalajdzic.

 

L’Olanda è stata però un ostacolo insormontabile, per due ragioni soprattutto: la prima è la difficoltà nel trovare soluzioni contro il pressing olandese, che a differenza della Macedonia del Nord contava di una prima linea di pressione con tre uomini, molto più attiva verso i difensori austriaci. Wijnaldum si univa a Weghorst e Depay, partendo prima in controllo di Schlager, per poi scalare in avanti sul centrale di destra quando il pallone andava da quel lato. Sabitzer, anche in questo caso sul centro sinistra, veniva preso in consegna da De Vrij (difensore laterale di destra) o da de Roon (mediano di destra) nel caso in cui si fosse abbassato defilandosi parecchio. In questo modo l’Olanda ha reso molto più complicata l’uscita dal pressing dell’Austria, che non ha potuto contare sugli abbassamenti di Sabitzer per risalire il campo, sia per l’aggressività con cui veniva seguito, sia per la flessibilità nello scambio di marcature che rendeva difficile creare spazi.

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L’organizzazione difensiva dell’Olanda ha spesso costretto Sabitzer ad abbassarsi in zone poco pericolose, senza sbocchi in avanti.

 

La seconda ragione è la difficoltà della linea a 3 austriaca nella lettura di diverse situazioni in campo aperto: emblematico il secondo gol di Dumfries, con Alaba che non riesce ad anticipare Depay e Dragovic che esce su di lui a palla scoperta disinteressandosi di Malen (tenuto in gioco da Hinteregger sul lato opposto), che ha gioco facile nell’attaccare la profondità alle sue spalle. In tutto ciò, anche Laimer sulla fascia destra legge tardi la situazione e non copre preventivamente. 

Certo il modo in cui la palla arriva a Depay è abbastanza casuale, ma questa serie di errori sono una buona sintesi della pochissima armonia dell’Austria in questa partita.

 

La vittoria contro l’Ucraina, una grande prova

Insomma, l’Olanda sembrava aver incrinato le certezze che l’Austria aveva trovato nella partita di esordio. Per provare a rimontare, nella seconda metà del secondo tempo, Foda ha cambiato qualcosa: l’ingresso di Grillitsch al posto di Lainer è stato seguito dall’avanzamento di Schlager in una posizione simile a quella di una mezz’ala destra, dallo spostamento di Alaba sul centrosinistra della difesa e infine dall’ingresso di Lazaro per Baumgartner. Questo aggiustamento ha aiutato leggermente l’Austria ad alzare il proprio baricentro, complice anche un atteggiamento più conservativo dell’Olanda, e gli ha permesso di creare qualche dinamica interessante sul centrosinistra. L’Austria non è comunque riuscita a segnare, anche per una certa confusione che si era venuta a creare in campo tra i vari giocatori, che non sembravano avere le idee chiarissime. Tuttavia gli stessi interni, sono poi stati scelti da Foda per l’ultima e decisiva partita contro l’Ucraina.

 

Contro la squadra di Shevchenko, l’Austria è riuscita a ottimizzare il suo pressing e le soluzioni in possesso palla grazie anche a questo nuovo aggiustamento. A fare spazio a Grillitsch negli undici è stato il terzino sinistro Ulmer, con Alaba al suo posto. In pressing, il triangolo di centrocampo è stato invertito, con Sabitzer a fare da trequartista alle spalle di Arnautovic e Schlager a partire di fianco a Grillitsch in mediana; Baumgartner a sinistra (poi sostituito da Schoepf al 33’ per infortunio) e Laimer a destra tenevano una posizione intermedia. Lo schieramento era una specie di 4-2-3-1 molto aggessivo sugli appoggi.

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Questa volta la strategia di pressione prevedeva l’invito a far palleggiare l’Ucraina verso l’esterno. Come si può vedere nell’immagine sopra: una circolazione che è stata orientata dall’Austria verso il suo lato sinistro, per poi chiudere tutti gli appoggi facendo scivolare la punta Arnautovic sul difensore centrale di parte, l’esterno Baumgartner sul terzino, Alaba sull’eventuale abbassamento di Yarmolenko (l’ala destra dell’Ucraina), Sabitzer sul mediano centrale e Grillitsch sulla mezz’ala destra. Sul lato opposto, Laimer non stringe molto la sua posizione, ma c’è un motivo preciso.

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Un’altra azione simile, stavolta arriva un retropassaggio e si attiva il trigger: Sabitzer e Laimer stringono forte verso il centrale che sta per ricevere.

 

Nelle fasi in cui l’Austria non riusciva o non voleva portare un pressing alto e rimaneva a metà altezza, allora Sabitzer e Arnautovic giocavano fortemente relazionati, come una sorta di unità avanzata, a formare un 4-2-2-2 molto compatto. Ma il nuovo schieramento ha portato anche qualche miglioramento in fase di possesso. Partendo da dietro l’Austria formava un 2-3-4-1, con Alaba, Grillitsch e Lainer sulla seconda linea, e Schlager che si sganciava in avanti portandosi tra le linee, mentre Sabitzer si defilava leggermente verso sinistra portandosi nel corridoio intermedio. Da questa base, poi, potevano avvenire delle rotazioni interessanti, come al solito soprattutto a sinistra, tra Alaba, Baumgartner e Sabitzer.

 

Cosa può aspettarsi l’Italia

In tre partite abbiamo visto l’Austria affrontare una buona varietà di scenari diversi. L’Italia, verosimilmente, potrà metterne alla prova la costruzione in maniera simile all’Olanda, dato che sia Ucraina che Macedonia del Nord hanno praticamente rinunciato al pressing alto preferendo provare ad ostacolarne il palleggio all’altezza del centrocampo. I risultati ottenuti dal pressing dall’Olanda, che, come abbiamo visto, portava tre uomini in prima linea e scambiava le marcature scalando in avanti, potrebbero essere replicati dalla squadra di Mancini, che nelle circostanze di aggressione alta può scegliere se alzare inizialmente una prima linea da tre o se disporre quattro uomini alle spalle di Immobile sulla trequarti, come visto contro la Svizzera. Questo secondo scenario potrebbe rivelarsi utile se l’Italia dovesse trovarsi di fronte una struttura diversa, simile a quella vista contro l’Ucraina, una linea da 2 e una da 3 larghi. Così avrebbe la possibilità di controllare i terzini con i due esterni, il mediano con Barella o Locatelli e l’eventuale abbassamento di Sabitzer o l’altro interno, con l’altro mediano.

 

Va detto che, per quanto il pressing alto sia ormai un tratto caratteristico di questa Nazionale, l’obiettivo dell’Italia è comunque dominare il gioco tenendo il pallone, e quanto abbiamo visto finora ci può lasciare presupporre che anche contro l’Austria il possesso sarà soprattutto degli Azzurri.

 

Quindi sarà più probabile vedere l’Italia dover lavorare per disinnescare il pressing dell’Austria, che potrebbe essere aggressivo come quello attuato contro l’Ucraina (una squadra che aveva dimostrato di poter tessere trame efficaci e taglienti anche su zone interne del campo e sotto pressione). Nel bagaglio strategico di Foda c’è una certa attenzione per la disposizione di trappole di pressione, e del resto tanti dei giocatori impiegati vengono da club che si sono distinti proprio per la loro organizzazione in questo senso. Per questo motivo non è detto che l’uomo immediatamente libero nella prima costruzione sarà sempre una scelta comoda per l’Italia, che dovrà essere brava ad assorbire l’inerzia delle corse in avanti dell’Austria per poi colpire alle spalle e far emergere le difficoltà della sua ultima linea in campo aperto.

 

Le rotazioni tra i centrocampisti saranno fondamentali per tirare fuori posizione i mediani di Foda in un modo simile a quelle visto contro la Svizzera, con Jorginho che si portava spesso in avanti scambiandosi con Barella. L’incognita, se il suo approccio sarà aggressivo, è in che modo l’Austria si schiererà in difesa. Per avere un uomo in più dietro, considerato che l’Italia occupa stabilmente il fronte avanzato con almeno 5 uomini, l'Austria potrebbe anche tornare una linea a cinque, ma questo comporterebbe il ritorno di Alaba in difesa, non la scelta più intelligente in una partita in cui il dominio del possesso dovrebbe essere principalmente dell’avversario. Se l’Austria dovesse tornare a cinque, allora potremmo vedere meno cambi di gioco verso Berardi o Spinazzola isolati nello spazio e più ricezione tra le linee, soprattutto se l’Italia sarà brava a schiacciare l'avversario nella sua area di rigore. 

 

In luce di ciò Mancini potrebbe scegliere giocatori più abili a giocare sotto pressione, e quindi l'atteso ballottaggio Verratti – Locatelli potrebbe premiare il primo, ma solo se le sue condizioni saranno ritenute sufficienti, difficile da dirlo ora. Immobile e Insigne non avranno vita facile nella ricezione tra le linee con l’uomo alle spalle, ma hanno il talento per approfittare delle incomprensioni già viste tra Hinteregger e compagni, del resto abbiamo un attacco che si esalta anche e soprattutto andando in profondità.

 

Un’ultima riflessione difensiva: non c’è dubbio che i maggiori pericoli possano provenire dal lato sinistro dell’Austria, visto il dinamismo di Sabitzer e l’eventuale supporto di Alaba, il miglior giocatore dell'Austria. Di Lorenzo potrebbe partire in vantaggio su Florenzi per questa ragione, e sarà importante anche recuperare la miglior forma per Berardi, sempre generoso nei ripiegamenti. L’aiuto di Barella, in ogni caso, è scontato.

 

Ci aspetta una partita certamente diversa dalle precedenti, contro una squadra particolare con alcune dinamiche potenzialmente pericolose, ma che ha anche mostrato di non avere lo stesso livello di intesa ed efficacia che l’Italia, invece, ha fatto vedere. I favori del pronostico sono comprensibilmente dalla nostra parte, ma come sempre le partite vanno giocate, e gli aggiustamenti e i contro-aggiustamenti a gara in corso potrebbero essere ancor più decisivi.

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