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20 aprile 2019

Serie A femminile, bianconere in festa. Katia Serra: "Lo scudetto del talento"

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Uno scudetto combattuto fino alla fine che porta firma di Bonansea, Salvai e di tutto il gruppo di Rita Guarino. Il bis non era scontato, ma la Juve quando scende in campo non lo fa per partecipare. Vuole vincere

VERONA-JUVE 0-3

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Quando la Juve entra in campo non lo fa mai per partecipare, ma sempre per vincere. E questo secondo scudetto ne è la prova. Una squadra fondata nel 2017 che ha già scritto la storia con due vittorie in due stagioni. Un successo non scontato e combattuto fino all'ultimo, di una squadra cambiata rispetto all’anno prima, con una campagna acquisti che ne ha modificato l’impianto di gioco. Nella prima parte di questa stagione, infatti, le bianconere hanno avuto qualche difficoltà in attacco, dal momento che su tre attaccanti, due erano le nuove arrivate. Ma con il tempo il potenziale si è trasformato in certezza, con Aluko e Girelli che si sono integrate alla perfezione negli schemi di Rita Guarino, che le ha impiegate al meglio, esaltando le loro caratteristiche.

La stagione è iniziata con la delusione dell’eliminazione dalla Champions League, dove la Juve è stata estromessa al primo turno dal Brondby, squadra non inarrivabile. In Europa le bianconere avrebbero potuto fare qualcosa di più e giocarsela meglio. Per diventare protagoniste in Champions alle squadre italiane manca ancora qualcosa: siamo sicuramente in crescita, ma per essere competitive con i top club europei servirà ancora un po’ di tempo.

A questo va aggiunta la sconfitta in Supercoppa per merito della Fiorentina. Mancati obiettivi che però hanno trasmesso determinazione, forte motivazione al lavoro quotidiano e consapevolezza delle difficoltà da affrontare.

Se dovessi trovare un aggettivo per questa Juve direi talentuosa: in squadra ci sono tante giocatrici di talento, ma questo non significa necessariamente la vittoria. Sono state brave a trovare il giusto equilibrio tra il talento ed un gioco collettivo. Nelle partite decisive Barbara Bonansea ha fatto la differenza, dimostrando di non essere solo una giocatrice spettacolare, ma anche determinante. Ma questa Juve non è solo d’attacco. In difesa Cecilia Salvai –che mancherà tantissimo anche alla Nazionale per via dell’infortunio- ha disputato una stagione incredibile, affermandosi come una delle giocatrici più forti d’Europa. L’innesto a dicembre della danese Pedersen, a potenziare il centrocampo orfano della qualità di Martina Rosucci fermatasi a inizio stagione per la rottura del crociato, ha apportato ulteriore esperienza.

Al via della stagione era difficile fare previsioni, l’equilibrio ha regnato fino alla fine con Milan e Fiorentina sempre pronte a tentare l’assalto alle campionesse d’Italia.

Alla fine l’ha spuntata, ancora, la Juve, anche grazie ad un organico completo ed una rosa numerosa che le ha permesso di fare turnover per far rifiatare le sue protagoniste.  Un po’ come le viole, a differenza del Milan, partito con una rosa un po’ più ristretta.

L’imprinting Juve si sente anche tra le ragazze? Sì, a Torino devi solo preoccuparti di giocare, le giocatrici possono contare su una struttura di massimo livello, seguite dalla società sia sul campo che fuori, fino dalle giovanili.

Anche sul femminile la società di Agnelli è avanti rispetto agli altri club, la cura dei dettagli è la stessa che mettono nella squadra maschile e stanno investendo perché sono convinti del potenziale del calcio praticato dalle ragazze. L’esempio della partita allo Stadium ne è l’emblema.

Adesso in bianconero non vincono solo i maschi, anche le ragazze raggiungono obiettivi prestigiosi. Ha vinto la Juve delle ragazze, ha vinto il talento.

Il 28, al Tardini di Parma, la finale di Coppa Italia Fiorentina-Juventus deciderà chi sarà la “regina” della stagione.

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