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01 luglio 2019

Mattarella chiama le ragazze mondiali. Giovedì le Azzurre al Quirinale

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“Ieri ho ricevuto una telefonata dal Presidente della Repubblica che mi ha chiesto di incontrare queste ragazze, orgoglio del Paese”. Il numero uno del Coni anticipa che giovedì l’Italia femminile sarà ricevuta al Quirinale e aggiunge: "Indispensabile riconoscere il professionismo alle ragazze"

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"Ieri ho ricevuto una telefonata di Mattarella -Malagò a Radio Anch’io anticipa l'invito del Presidente della Repubblica – che mi ha chiesto di incontrare queste ragazze perchè il Paese è orgoglioso di quel che hanno fatto in occasione dei mondiali di Francia". Hanno emozionato tutti, le ragazze di Milena Bertolini e allora eccole, chiamate a raccolta al Quirinale.

Sara Gama, nel 2018, parlando davanti a Mattarella in occasione del 120° anniversario della FIGC, emozionata, spiegò le difficoltà incontrate dal calcio femminile in tutti questi anni, i risultati raggiunti con grandi sacrifici. Il coraggio di “poter cambiare il volto del nostro sport in Italia, fare conoscere il nostro splendido mondo a tutti gli italiani, soprattutto alle bambine italiane, creare per loro dei nuovi modelli a cui potersi ispirare e tracciare una strada meno impervia per il loro futuro”. Beh, è passato meno di un anno e qualcosa è sicuramente cambiato. Tanto che Malagò adesso auspica per loro uno status da professioniste.

"Bisogna individuare la soglia vera fra sport dilettantistico e professionistico" e servirà "un procedimento di legge per cambiare quella norma del 1981 che riconosce lo sport professionistico solo in alcune discipline e al maschile": così il presidente del Coni Giovanni ha risposto a Radio anch'io sport a una domanda sul possibile riconoscimento del professionismo nel calcio femminile. Malagò ha sottolineato che quello del calcio femminile professionistico "è un tema che mi appassiona, ma ciò che facciamo per il calcio lo dobbiamo fare anche per il basket, per lo sci e per il nuoto e via dicendo. E' tutto il comparto che va rivisitato". Uno dei nodi da sciogliere, oltre a quello giuridico, è quello economico: "Se la società sportiva ti paga da professionista, ci sono un'altra serie di costi a cominciare da quelli previdenziali, di cui bisogna farsi carico. Oggi il sistema questo non se lo può permettere".

Uno spazio su cui fare delle verifiche è "quello del credito d'imposta, uno degli elementi su cui lavorare per favorire anche l'impiantistica e sviluppare i settori giovanili". Dal primo giorno - ha concluso Malagò - ho sostenuto che è indispensabile riconoscere il professionismo alle ragazze. Ma non posso pensare che valga solo per le ragazze del calcio”.

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