12 ottobre 2017

Aron Johannsson, l'islandese che ha scelto gli Stati Uniti per (non) andare ai Mondiali

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Il deludente girone di qualificazione degli americani e la grande crescita del movimento islandese hanno reso possibile ciò che, solo pochi anni fa, sembrava impossibile. E così il giocatore del Werder Brema è costretto a pentirsi della scelta fatta nel 2013

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La vita è fatta di scelte. Quella di Aron Johansson si sta rivelando piuttosto sbagliata. Nato negli Stati Uniti da genitori islandesi, all'età di 3 anni si è trasferito nella terra della sua famiglia. Dopo aver disputato alcune partite con l'Under 21 dell'Islanda, nel 2013 si è reso convocabile dalla Nazionale americana. "Le possibilità di giocare un Mondiale con gli Usa sono di molto superiori rispetto a quelle che avrei con l’Islanda”, disse. Chi poteva dargli torto? La Nazionale a stelle strisce dal 1990 in poi ha sempre partecipato alla Coppa del Mondo, la piccola Islanda non l'aveva mai giocata. E invece, negli ultimi giorni Johansson non solo ha visto la sua squadra - con la quale non gioca dal 2015 - venire fatta fuori dal girone di qualificazione, ma ha anche subito la beffa di vedere l'Islanda qualificarsi a Russia 2018.

Tante cose sono cambiate negli ultimissimi anni. Il movimento statunitense complessivamente è in grande crescita, ma la Nazionale ha deluso oltre le attese nel girone di qualificazione, sotto la guida di Bruce Arena, che è stato richiamato sulla panchina dopo le due sconfitte iniziali maturate con Jürgen Klinsmann. Johansson è stato convocato per la prima volta proprio dall'allenatore tedesco, costantemente alla ricerca di giovani talenti in qualche modo legati agli Usa e impegnati in campionati più competitivi della Mls. Esattamente il profilo di Johansson, che giocava in Olanda nell'AZ Alkmaar e dal 2015 è in Germania con il Werder Brema. Dalla buona Coppa del Mondo del 2014 (fuori agli ottavi contro il Belgio), molti calciatori sono tornati a giocare in patria. E dopo aver perso Landon Donovan - che già nel 2014 fu escluso da Klinsmann - i più giovani hanno dovuto rinunciare per molte partite anche alla leadership di Clint Dempsey, fermato da un problema cardiaco dall'agosto 2016 allo scorso febbraio.

Opposta la traiettoria percorsa dall'Islanda. Merito di un programma di riforme partito nel 2000, che prevedeva la costruzione di nuove infrastrutture indoor, di campi in erba sintetica e di centinaia di campetti, che hanno consentito di non interrompere le attività durante i mesi invernali e la professionalizzazione del sistema d’insegnamento per aspiranti allenatori. Così, dopo essere arrivata fino ai quarti di finale degli Europei di Francia, l'Islanda sarà anche ai Mondiali di Russia. Per la gioia dei suoi 330mila abitanti. Ma probabilmente non quella di Aron Johansson.

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