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15 luglio 2018

Francia-Croazia, le chiavi tattiche della finale

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I principali temi, le chiavi tattiche e i giocatori da tenere d'occhio nella finale dei campionati del mondo, tra la solida Francia di Deschamps e l'agguerrita Croazia di Dalic

FRANCIA-CROAZIA LIVE

La Francia deve vincere "bene", la Croazia vuole sopravvivere

«Non mi interessa come, voglio la seconda stella sulla maglia. Tutto qui». Le parole di Griezmann alla vigilia della finale sono state taglienti, forse anche perché la delusione dell’Europeo 2016 in cui la Francia aveva assaporato l’idea della vittoria in casa, e poi si è ritrovata con un pugno di mosche, brucia ancora. Il gruppo a nome del quale Griezmann parla ha preso una decisione evidente: i discorsi sulle stile della squadra (in quel caso il numero 7 francese stava rispondendo alle accuse del portiere belga Courtois, secondo cui la Francia ha acuto un atteggiamento troppo difensivo) e sulla necessità di fare un tipo di calcio che esalti l’enorme talento a disposizione, meglio farli in un altro momento. Ora conta soltanto vincere la finale.

La Francia è per la prima volta nella sua storia che arriva a una finale di un Mondiale da assoluta favorita: nel 1998, in casa, era il Brasile di Ronaldo ad avere i favori dei pronostici; nel 2006 era cresciuta durante il torneo ma l'Italia anche e arrivavano entrambe in forma. A maggior ragione, stavolta, per la squadra di Deschamps il fine giustifica i mezzi, o semplicemente dopo aver battuto Argentina, Uruguay e Belgio senza mai mostrare il massimo del proprio potenziale, ma senza mai neanche andare effettivamente in difficoltà, questa è la Francia di cui ci si deve accontentare. 



Lo sa bene la Croazia, una nazionale che rappresenta solo 4 milioni di abitanti per cui è già un'impresa essere arrivati in Finale: solo l’Uruguay nel 1950 ne aveva di meno, ma in un mondo meno popolato in generale dall’attuale. La squadra di Dalic ha la prima e irripetibile possibilità di fare una delle imprese più grandi della storia dei Mondiali. E se la Francia deve difendendersi da chi gli dice "come" dovrebbe vincere, la Croazia può pensare solo a una cosa: sopravvivere. Così come ha fatto in ogni partita di questa COppa del Mondo, dagli ottavi di finale in poi.

La Croazia è un outsider di lusso, vista la qualità dei giocatori a disposizione, ma non si può dimenticare che arriva da tre supplementari consecutivi, come nessuno prima di loro, con praticamente una partita intera giocata in più rispetto alla Francia. Una situazione inedita, che supera ogni discorso possibile sul giorno in più, giorno in meno di riposo che si fa di solito in questi casi. Subasic, Vrsaljko, Mandzukic e perfino Modric hanno fatto vedere di aver sovraccaricato i propri muscoli nelle ultime partite, tra crampi e altri problemi in campo. E il piano atletico sarà decisivo per la Croazia in finale.

Perché se in un Mondiale l’aspetto mentale è fondamentale - e da questo punto di vista la Croazia non ha nulla da invidiare a nessuno visto il percorso fatto - in una finale conta moltissimo lo stato fisico. Perché si può avere la capacità mentale di superare gli ostacoli, ma se le gambe non vanno c’è poco da poter fare. 

Quale centrocampo per la Croazia?

Lo stile di gioco con cui la Croazia è arrivata fino alla finale è quello di una squadra che dà il meglio quando può essere verticale, percorrendo le fasce per raggiungere l’area di rigore nel minor tempo possibile, mantenendo alta la pressione sugli avversari attraverso il proprio strapotere atletico (di Mandzukic, Perisic e Rebic). Ma, forse, proprio in considerazione di quanto detto sopra, alla Croazia non conviene imporre un contesto di gioco dall’alto ritmo fin da subito.

Una partita di transizioni rischierebbe di sfiancherla, e soprattutto esalterebbe la capacità in transizione offensiva di una squadra che con due scambi in velocità tra Pogba e Griezmann può raggiungere il giocatore più pericoloso del Mondiale: Mbappé. La Croazia dovrà cercare, quindi, di imporre il proprio contesto vincendo la battaglia a centrocampo. Dalic finora ha scelto 2 tipi di centrocampo: quello con Brozovic vertice basso di un triangolo con Rakitic e Modric non in linea; quello con Rakitic e Modric alla base di un triangolo con Kramaric trequartista (dietro Mandzukic). Questa è anche l'unica vera incognita tattica della partita.

Evidentemente, la prima versione aiuta maggiormente a controllare i ritmi della partita perché permette di avvicinare Rakitic e Modric alla zona di rifinitura, con dietro un distributore come Brozovic. Così la palla non deve essere mandata immediatamente sulle fasce, ma può passare da una zona all’altra del campo al ritmo che le danno le due stelle indiscusse della squadra. Con il trequartista in campo, invece, le due stelle si occupano di far uscire la palla dalla difesa e di lanciare sull’esterno una volta trovato il tracciante giusto.

Con Brozovic davanti alla difesa la Croazia potrebbe controllare meglio i tempi di gioco, e considerando anche il lavoro sfiancante di Matuidi e Pogba a sostegno dei terzini Hernandez e Pavard, quando la Francia deve difendere contro due esterni atleticamente superiori (come nel caso della Croazia), l’idea di attaccare cambiando con calma gioco potrebbe rivelarsi decisiva.  

D'altra parte, Deschamps accetterebbe volentieri un contesto in cui è la Croazia a fare la partita. Perché la Francia in tutto il Mondiale ha galleggiato nel contesto imposto dall’avversario, occupandosi di difendere posizionalmente per poi ripartire. Una squadra che pensa esclusivamente a non commettere errori, a mantenere la propria capacità di rimanere sempre in partita aspettando l'occasione giusta. La Francia è una squadra reattiva in modo sfacciato, che non ha mai voluto prendere in mano una partita, neanche quando era nelle sue possibilità (con l'Argentina, ad esempio, dove a forza di abbassarsi ha subito 3 gol). 

Chi segna per primo... controlla la partita

Conterà molto chi riuscirà a segnare il primo gol avrebbe un vantaggio enorme. La Francia con un gol di vantaggio si è dimostrata imbattibile, anche senza mai controllare la gara si è visto come abbia le armi per sfruttare la foga dell’avversario, sfruttandone la spinta per avere una reazione almeno uguale e contraria, come un judoka.

Con una protezione dell’area piccola affidata alla coppia Varane-Umtiti (per ora solida, anche se si tratta di giocatori maggiormente a proprio agio difendendo lontano dalla propria porta) e la dinamicità inesauribile di Kanté e Matuidi, l’intelligenza di Pogba e Griezmann, il costante riferimento offerto da Giroud e la velocità di Mbappé, la Francia è praticamente una catapulta in grado di caricarsi mentre gli avversari pensano di avere l'inerzia della gara a proprio favore, e scattare al momento giusto.

La Croazia ha sempre dimostrato una forza mentale incredibile , che le ha permesso di alzare il proprio livello proprio in situazioni di svantaggio (è andata sempre sotto dagli ottavi in poi) e in questo senso potremmo pensare di avere una finale aperta anche se la Francia passasse in vantaggio. Al contrario, invece, la Francia è stata in svantaggio solo contro l'Argentina per poco più di un quarto d'ora, prima che Pavard cominciasse la rimonta feroce - tre gol in dieci minuti. Ma anche l'Argentina non era un'avversaria in grado di mettere veramente alle corde la Francia e se la squadra di Dalic riuscisse a portare la partita in una situazione inedita per la Francia, potrebbe emergere più di qualche difficoltà nell'assumere l'iniziativa di una partita difficile (e improvvisarsi squadra proattiva in finale non è il massimo).

Rischierebbero di saltare i bilanciamenti trovati da Deschamps nel corso del torneo, e solo due giocatori sembrano in grado di poter fare una partita del genere: Pogba e Griezmann. I due componenti della colonna vertebrale della squadra (con Varane dietro) sono gli unici in grado di dare razionalità alla manovra quando la Francia deve assumere fasi di possesso continuato per assestarsi sulla trequarti avversaria, e sono gli unici con le letture offensive in grado di comprendere anche le necessità dei compagni. Sono loro i due giocatori in grado di dare senso a giocatori "di sistema" come Matuidi e Giroud, che non sappiamo come reagirebbero ad un contesto diverso dal solito.

Sappiamo che Mbappé ha il talento per spaccare una partita anche in situazioni statiche, ma la sua efficacia verrebbe messa a dura prova in assenza di spazi, contro una Croazia chiusa a difendere il risultato.

Il primo che segna decide il contesto e la Francia deve stare attenta a non commettere distrazioni per non ritrovarsi a giocare una partita diversa da quella preparata - dall'unica che sa fare, cioè. La squadra di Deschamps sembra superiore a quella di Dalic, ma i favori dei pronostici fanno presto a svanire nel nulla di fronte all'evidenza della partita. Come sempre, sarà il campo ad avere l'ultima parola.

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