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12 gennaio 2019

Italia, il Ct Mancini: "Barella ricorda Tardelli. Vedo Zaniolo alla Pogba. Vorrei innovare come Sacchi"

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Il commissario tecnico azzurro in esclusiva alla Gazzetta dello Sport: "Barella ricorda Tardelli. Zaniolo? Lo vedo a tutto campo alla Pogba. Bernardeschi è cresciuto tanto. Chiesa deve segnare di più. Vorrei innovare come Sacchi. Sogno di vincere Europeo e Mondiale"

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Da Barella a Zaniolo passando per Chiesa e Bernardeschi, poi sogni e ambizioni azzurre: Roberto Mancini si racconta in un'intervista esclusiva rilasciata alla Gazzetta dello Sport dove affronta diversi temi. Iniziando dagli spunti offerti dalla Serie A nel girone d'andata. "Finora questo è stato il campionato di Cristiano Ronaldo, che dopo qualche difficoltà ha migliorato la Juventus, e poi di Barella. Assomiglia a Tardelli. Ha qualità, tecnica, tiro, non perde palla, la prende di testa nonostante non sia alto, non molla mai, si inserisce, ma deve segnare qualche gol in più. Per essere un giovane con poche partite in A, ha una padronanza importante. Lo vogliono in tanti, è giovane e ha prospettive di miglioramento enormi: deve essere sicuro di andare a giocare. Se va in un grande club e gioca sempre - come credo succederebbe, perché ha tutto - può migliorare molto di più. Ma non deve andar via per giocare una volta sì e una no"

"Zaniolo? Lo vedo alla Pogba. Bernardeschi è cresciuto tanto. Chiesa deve segnare di più"

Da un giovane, Barella, a un altro talento made in Italy che sta facendo benissimo in Serie A: "Zaniolo oggi fa il trequartista, ma per potenza atletica lo vedo anche a tutto campo, alla Pogba", prosegue Mancini. Che poi analizza la prima parte di stagione di altri talenti azzurri in Serie A: "Bernardeschi ha avuto qualche problema fisico, ma è migliorato tanto e giocherà perché la Juve ha davanti molte partite. Chiesa? Ci sta una piccola frenata, con tutte le pressioni che ha… ma deve segnare di più, è importante per il suo ruolo. A me piace sia a destra e che a sinistra, anche se a destra va via sempre. Deve migliorare la precisione: a sinistra per rientrare sul suo piede e tirare, a destra per mettere in mezzo la palla gol. De Sciglio è migliorato molto e ha fatto un salto di qualità come attenzione. Lazzari? Gli ho fatto giocare una partita difficile contro il Portogallo, lui ha fatto benissimo la fase offensiva, meno bene quella difensiva. Non l'ho più chiamato, ma non l'ho bocciato. Anzi…. Balotelli? La speranza è che giochi, deve giocare e fare gol: non gli serve altro".

"Vorrei innovare come Sacchi. Sogno di vincere Europeo e Mondiale"

Mancini analizza poi il momento storico del calcio azzurro: "Non abbiamo più numeri 10 come Rivera, Antognoni, Baggio, Totti e Del Piero. Speriamo che tornino fuori per il prossimo Mondiale: magari Riccardi della Roma, o Vido del Perugia, che però non ha ancora un ruolo ben definito". Idee chiare sui modelli da seguire, così come dei sogni da trasformare in realtà da Ct dell’Italia: "Sacchi ha cambiato il calcio, ma è stato un evento eccezionale, di quelli che capitano ogni 20-30 anni. Noi stiamo seguendo quella linea, anche senza fuoriclasse: una squadra che faccia sempre gioco e attacchi con continuità, sperando che fra 20 anni se ne possa parlare come di un qualcosa di altrettanto innovativo. Vorrei che la mia Italia trasformasse tutto il gioco che fa in qualche gol in più. Per il resto – ha proseguito Mancini –  sono felice di tutto, a cominciare dall'empatia che si è creata fra i giocatori. Felice e orgoglioso, anche della gioia di mio padre nel vedermi in questo ruolo. Essere nominato Ct è come essere convocato in Nazionale da ragazzino, anzi di più. Una cosa grande, da vivere con grandi ambizioni, tipo vincere un Europeo e un Mondiale, uno dietro l'altro. Qualche Nazionale lo ha fatto, non vedo perché l'Italia non possa. Il sogno è quello".

"Vialli è una roccia, con Luca non parliamo mai della malattia"

Nell'intervista esclusiva rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Mancini affronta poi anche alcuni argomenti extracalcistici: "Sono sempre stato religioso, sono cresciuto in parrocchia anche calcisticamente. La fede, soprattutto nei momenti di difficoltà, ti aiuta: anche a maturare. Come ho vissuto il dolore di Vialli? Gli sono sempre stato vicino, non abbiamo mai smesso di sentirci. Ma della malattia non abbiamo parlato. Io non ne avrei avuto la forza, lui non lo ha fatto e ho rispettato il suo silenzio. Ho saputo della malattia da un suo amico. Quando ci sentiamo io e Luca è per 'cazzeggiare'... Ma non è mai mancato un solo giorno nelle mie preghiere". Il Ct azzurro ha proseguito: "C'è una cosa che non gli ho mai detto: per me Luca è sempre stato un esempio, da quando ci conosciamo, per l'impegno e la serietà con cui faceva le cose; per le responsabilità che si prendeva. Per questo è stata ancora più difficile da accettare la malattia. Si era ammalato un fratello. Ma è una roccia e ancora una volta ha dimostrato la sua forza. Ci siamo visti a Londra da poco: sta bene, controlli perfetti. E' il più forte. E possiamo continuare a 'cazzeggiare'. Vialli dirigente e un Mondiale da vivere fianco a fianco come non ci è riuscito in campo? Potrebbe essere, anche perché è sempre stato convinto di capirne di calcio più di me...", ha concluso Mancini.

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