Atalanta, tecnica e tattica a porte chiuse

Serie A
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I nerazzurri, che si preparano ad affrontare il Palermo, hanno lavorato al mattino a Zingonia; Dramé, Konko e Melegoni hanno seguito i rispettivi programmi personalizzati. Gasperini al Corriere della Sera: "Molti dicevano che sapevo allenare solo a Genova"

Seduta mattutina - Due giorni alla partita contro il Palermo, l’Atalanta continua la sua marcia di avvicinamento al match del Renzo Barbera - in programma domenica alle per 15 - con un’altra seduta di allenamento. Al centro Bortolotti di Zingonia calciatori, allenatore e staff si sono ritrovati per una sessione che prevedeva esercizi di tecnica e di tattica prima della classica partitella su campo ridotto, come si legge sul sito del club bergamasco. Per la giornata di domani, sempre a Zingonia, è fissata la seduta di rifinitura a porte chiuse e, a seguire, la partenza per Palermo. Capitolo infortunati: Dramé, Konko e Melegoni hanno proseguito con i rispettivi programmi personalizzati per continuare il loro recupero dai problemi fisici che li hanno fermati negli ultimi giorni.

Gasp: "Ho avuto paura di dover smettere"
- Anche nell’appuntamento di Palermo l’Atalanta vorrà continuare la sua corsa all’Europa. Quinta con 42 punti insieme all’Inter, la formazione di Gasperini è reduce da tre risultati utili consecutivi e non vuole certo fermarsi come racconta lo stesso allenatore sulle pagine del Corriere della Sera. In una lunga intervista in cui ha ripercorso le tappe principali della sua carriera, il tecnico ha parlato del passato ma anche del presente: "Bergamo mi ha permesso di uscire dai luoghi comuni - ha detto - dopo l’esperienza all’Inter ho avuto paura di chiudere la carriera perché quando cadi dall’alto ti fai molto male. Per fortuna c’era Genova. In rossoblù avevo già ottenuto risultati fantastici e avevo molto credito, è stato naturale tornarci. Poi però, visto che si vive di etichette, hanno detto che sapevo allenare solo lì. Ringrazio l’Atalanta per l’opportunità. Dopo il Genoa volevo fermarmi un po’ ma poi ho capito che il destino mio e quello della mia attuale quadra erano fatti per unirsi".

Sugli inizi a Bergamo e la politica dei giovani - E ancora: "Abbiamo avuto un avvio difficile, pensavo già di lanciare i nostri giovani ma ipotizzavo una transizione soft. Le difficoltà hanno accelerato i tempi e generato la sterzata decisiva. E’ stata una lezione per tutti e non solo nel calcio: in Italia si tarpano troppo le ali ai giovani, si pensa solo al ‘mordi e fuggi’, non a costruire. Certamente il nostro esempio può trasmettere coraggio a un settore giovanile vivo e con grandi potenzialità. In Italia tocca a noi valorizzare questo patrimonio. Io sicuramente ho avviato una svolta ma ho solo seguito le indicazioni del presidente. L’Atalanta è molto legata al settore giovanile e al territorio, simbolo di una città e di una grande provincia. Hanno evocato l’Athletic Bilbao e il paragone ci può stare, anche se le istanze di base sono molto diverse".

Su squadra, futuro e obiettivi -
"Gomez era già forte, ora è molto forte - continua Gasp - poi è esploso Petagna. Gagliardini ha avuto un’evoluzione fantastica e quando l’ha cercato l’Inter ormai aveva rotto gli argini. Gli ho detto: ‘Vai e non giocare da ragazzo, abbi poca riverenza, è una piazza che non perdona’. L’ha fatto. Poi ha grandi mezzi tecnici; speravo rimanesse altri sei mesi proprio per compiere l’ultimo step: il gol. Ha le caratteristiche per farne tanti. Io alla Roma? Sinceramente qui sto benissimo, sono totalmente dentro il progetto… Una volta avrei cambiato solo per la Premier League ma alla mia età non conta il denaro bensì la qualità di vita e del lavoro in campo, che è la cosa che amo di più. Sugli obiettivi di stagione dico che noi lì in alto non c’entriamo niente. Però, vinto lo scudetto della salvezza, proviamo ad arrivare in Europa. La strada è lunga e le avversarie credo si aspettino un nostro calo".

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