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08 gennaio 2018

Cassano a Dacourt: "Facevo la fame: il calcio mi ha cambiato la vita. Al Real quanti errori"

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Antonio Cassano e Olivier Dacourt

Antonio Cassano e Olivier Dacourt (CanalPlus)

Fantantonio si racconta al suo ex compagno della Roma Oliver Dacourt, ora opinionista di Canal Plus: "Ho patito la fame, giocavo nei vicoletti con chi mi pagava di più: ero il più forte". L'esordio a Bari, poi il Real: "Bari-Inter mi ha cambiato la vita. A Madrid quanti errori..."

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Un'infanzia di stenti e povertà, poi il calcio. La vita di Antonio Cassano rivoluzionata in un secondo: dalla strada al campo, fino ad arrivare al grande Real Madrid. Fantantonio oggi ha deciso di dire basta, ma la sua carriera, la sua vita, è una sorgente infinita di aneddoti e ricordi. Molti li ha raccontati a Olivier Dacourt, ex compagno ai tempi della Roma, oggi opinionista di Canal Plus: "Fino a 17 anni ho vissuto la fame - ha raccontato Cassano - ma la fame nel vero senso della parola. Mia madre non lavorava, era casalinga, e guadagnavamo 3-4mila lire al giorno: con quelle dovevamo mangiare. Mia madre ha fatto tanti sacrifici per me, allo stesso tempo non è mai andata a scuola e non è che parla molto bene l’italiano".

Il calcio lo ha accompagnato fin da piccolo:" “Mia madre mi faceva fare tutto. Giocavo per la strada, tra i vicoletti e naturalmente c'erano le persone più grandi che mi sceglievano, io guardavo a chi mi dava mille lire in più o in meno perché ero più forte di tutti. Non avevo soldi, mai visti nella mia vita: dicevo ‘scegli me, ti faccio vincere’ e ogni giorno giocavo in strada, per guadagnare qualcosina. La mia grande occasione è sempre stata il calcio, all’epoca mi aveva portato a vivacchiare perché per me duemila lire in un più o in meno facevano la differenza per me".

"Il debutto a Bari mi ha cambiato la vita. Real, quanti rimpianti..."

Il debutto con la maglia del Bari, in quel famoso Bari-Inter, è stato il nuovo inizio di Cassano: “Avevo 17 anni, era la partita che poteva cambiare la mia vita in tutto e per tutto, farmi diventare ricco, famoso e anche bello. Il calcio fa diventare tutti belli”. Pochi anni dopo si è trovato al Real Madrid, grande rimpianto della sua carriera: “Lì ero nel club migliore della storia, avrei potuto restare a lungo e vincere molto, avrei potuto fare la storia del calcio. Invece ho seguito il mio istinto e ho fatto i miei errori, un allenatore non mi ha fatto giocare, l’ho insultato, ma la mia storia era iniziata bene con il Real. Dovevo sostituire Figo e Owen, due palloni d’oro, il che significava che ero un grande giocatore anche se avevo 23 anni. A Madrid ho incontrato due dei più grandi campioni di tutti i tempi, Zidane e Ronaldo, il fenomeno. Molti avrebbero pagato per giocare in quella formazione. Ma a volte non giocavo e mi lamentavo, un giorno Capello mi ha sostituito e gli ho detto di tutto nel tunnel degli spogliatoi, l’ho insultato in italiano e in spagnolo, senza motivo. Dopo un anno di discussioni con tutti, ho lasciato”. Una confessione finale su ciò che gli è mancato nella vita: “Penso che se nella vita avessi avuto una persona autoritaria a fianco, qualcuno come un padre, questo mi avrebbe messo sulla strada giusta”.

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