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20 gennaio 2018

Serie A, le 8 cose da seguire della 21^ giornata

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hakan calhanoglu, borja valero, jose callejon

Il nuovo incrocio tra Sarri e Gasperini, le differenze tra Fiorentina e Sampdoria, l'importanza dei duelli a centrocampo tra Inter e Roma, Calhanoglu finalmente in forma e altri temi dalla prima giornata dopo la sosta

 

LE PROBABILI FORMAZIONI

1. Che effetti avrà avuto la sosta sul campionato?

Nella giornata che segue la sosta, la storia recente del campionato mostra la tendenza a confermare i rapporti di forza preesistenti: l’anno scorso vinsero le prime sette, persero le ultime tre, e le posizioni in classifica rimasero immutate, a eccezione della Fiorentina, che scavalcò il Torino dalla nona all’ottava posizione; una situazione simile si verificò due anni fa, quando nessuna delle prime sei perse, nessuna delle ultime quattro vinse, e l’unico salto in avanti in classifica fu quello dell’Udinese dalla tredicesima all’undicesima posizione, ancora una volta ai danni del Torino.

Questa è un’ottima notizia per le squadre in forma, come la Juventus, imbattuta ormai da due mesi, o il Napoli, che come la Juventus ha vinto le ultime quattro, e che nel corso della stagione ha dimostrato tutt’altra fluidità e brillantezza quando non ha avuto impegni settimanali: una certezza in più in vista di una delle partite più difficili dell’anno per Sarri, la trasferta di Bergamo. Le squadre in difficoltà, se non altro, hanno avuto il tempo di recuperare gli acciaccati: nell’Inter tornerà Miranda, nella Roma torneranno De Rossi e Nainggolan, assenti per motivi diversi nella sconfitta contro l’Atalanta, la Sampdoria raccoglierà due titolari come Strinic e Zapata. Gattuso, invece, insisterà sulla strada tracciata nelle ultime settimane, Calhanoglu e Suso a supporto dell’unica punta, con Bonaventura mezzala, chissà se con rinnovata chimica di squadra.

In zona salvezza, De Zerbi dovrebbe lanciare dal primo minuto uno dei pochissimi volti nuovi portati in dote dal mercato invernale: il difensore centrale Billong, che ha giocato la Champions League con il Maribor, mentre non è ancora tempo di vedere titolare Giuseppe Rossi. Insomma, la pausa invernale non ha portato grandi novità, e di conseguenza non dovrebbe sconvolgere gli equilibri del campionato (al massimo, perderà qualche posizione il Torino…).

2. In Coppa Italia, l’Atalanta è stata superiore al Napoli. Cosa dovrà fare la squadra di Sarri per uscire viva dalle marcature di Gasperini?

La sorprendente vittoria contro il Napoli, nell’ottobre 2016, rappresentò il primo mattone su cui Gasperini costruì l’altrettanto sorprendente qualificazione in Europa League, trascinando l’Atalanta fuori dalla zona retrocessione in cui navigava in quel momento. Dopo quella partita, l’Atalanta ha battuto nuovamente il Napoli nella partita di ritorno, ha rischiato di vincere ancora al San Paolo quest’anno, capitolando solo nei minuti finali, e ha poi eliminato il Napoli dalla Coppa Italia un paio di settimane fa.

Nel recente quarto di finale di Coppa Italia, Gasperini ha confermato il 3-4-1-2 con cui ha potuto aggredire fin dalle prime battute il primo triangolo di costruzione del Napoli, formato dai due centrali e dal mediano. Sarri è stato abbastanza flessibile da cambiare registro, e nella prima mezz’ora ne ha tratto ripetuti vantaggi. Il fulcro dell’impostazione si è spostato sui terzini, risparmiati dal pressing atalantino, restio a portare entrambi gli esterni nella trequarti avversaria.

elseid hysaj, napoli atalanta, kalidou koulibaly

I terzini godono di grande libertà e spazio di manovra, qui Hysaj riceve e lancia subito in profondità, ma trova soltanto Callejón e l’accorrente Rog.

Così, Mário Rui e Hysaj hanno sfruttato lo spazio a disposizione, e hanno messo in difficoltà la difesa dell’Atalanta con lunghi passaggi filtranti a cercare i movimenti di Callejón, schierato per l’occasione unica punta. Lo spagnolo è spesso riuscito a sbucare alle spalle della difesa, ma si è trovato sempre troppo solo per ricavarne occasioni pericolose. I suoi compagni d’attacco erano Ounas e Zielinski, a disagio nel ruolo di incursori, ma con il ritorno di Mertens e Insigne, Sarri avrà il personale per attaccare in velocità e con pochi tocchi l’Atalanta.

Un altro tema tattico interessante per l’attacco del Napoli sarà l’abbassamento di Mertens per scombinare la linea difensiva dell’Atalanta. Nell’ultimo anno, il belga è migliorato molto sotto l’aspetto dell’efficacia spalle alla porta. È diventato più sicuro nella protezione della palla e più rapido nello scarico per i centrocampisti che gli vengono incontro. Proprio da una situazione di gioco simile (Mertens che si propone, Palomino che lo bracca a breve distanza come da istruzioni, Allan che accorre, raccoglie la palla vagante e lancia Insigne in porta) era nato il gol decisivo per la vittoria del Napoli nella gara di andata.

napoli atalanta, allan, lorenzo insigne, drie mertens

Palomino si sgancia dalla linea e riesce ad anticipare Mertens, ma l’Atalanta si fa sorprendere dal tempismo e dalla precisione di Allan.

In una sfida che si preannuncia molto tattica, così come le precedenti, il Napoli ha quindi diverse armi a disposizione per mettere in crisi i rigidi dettami del gioco di Gasperini. Fino ad oggi, però, è successo più spesso il contrario: che fosse l’Atalanta a mettere in crisi il Napoli bloccando il gioco a centrocampo, per poi trovare in qualche modo il gol della vittoria con la rapidità dei capovolgimenti di fronte e la precisione dei movimenti senza palla. Comunque vada a finire, sarà un altro capitolo da aggiungere alla divertentissima rivalità tattica tra Sarri e Gasperini.

3. Come cambia il 3-5-2 della SPAL rispetto a quello dell’Udinese?

La SPAL di Semplici e l’Udinese di Oddo sono accomunate dallo stesso sistema di gioco, ma l’interpretazione presenta ovviamente alcune differenze. La neo-promossa formazione emiliana tende a costruire dal basso ed è una delle squadre che effettua più passaggi nella propria metà campo prima di far progredire il gioco. L’Udinese di Oddo, seppur cerchi sempre di consolidare il possesso palla con i difensori, è più diretta quando si tratta di cominciare la manovra offensiva. Ma cambia il rispettivo utilizzo delle mezzali, che Semplici è costretto spesso a usare come strumento per mantenere il possesso della palla, soprattutto quando le squadre avversarie pressano la costruzione bassa, aumentando così le distanze tra il centrocampo e l’attacco e compromettendo di conseguenza anche la fluidità della manovra offensiva. Oddo, invece, potendo contare anche su interni con qualità tecnica ma soprattutto fisica superiore ai rivali di giornata, può lasciare più libertà alle mezzali e agli esterni, più influenti nella risalita del campo rispetto ai laterali della SPAL. Inoltre, sebbene i due tecnici schierino normalmente due attaccanti in linea, Oddo ha proposto anche la variante con de Paul alle spalle di Lasagna.

L’atletismo dei giocatori dell’Udinese fa la differenza in transizione: entrambe le squadre difendono con il 5-3-2, uno schieramento con cui è complicato contrattaccare dopo aver recuperato il pallone in zona bassa, ma la velocità degli esterni e gli strappi delle mezzali bianconere permettono di compensare questo difetto strutturale. La squadra friulana sembra anche maggiormente strutturata quando decide di aggredire gli avversari alti, mentre per gli spallini è stato fin qui complicato alzare il baricentro del pressing, ma un fattore che sicuramente accomuna le due formazioni è la volontà e la capacità di entrambi gli allenatori di compiere adattamenti strategici a seconda dell’avversario, soprattutto a livello difensivo. Insomma, stesso modulo ma equilibri e approcci molto diversi alla gara, che dovrebbe essere interessante proprio per questo.

4. Quanto è difficile per Mazzarri tornare al 3-5-2 con il Torino?

Il nome dell’allenatore toscano viene spesso associato al 3-5-2, ma nella sua prima uscita sulla panchina del Torino, Mazzarri ha utilizzato il 4-3-3 e sembra orientato a riproporlo anche contro il Sassuolo. Interrogato a proposito di un potenziale impiego della difesa a tre, il tecnico dei granata ha evidenziato come per giugno il suo obiettivo sia quello di avere una rosa capace di interpretare più sistemi di gioco, sottolineando come abbia già a disposizione alcuni difensori abituati a giocare a tre: Burdisso (pretoriano del 3-4-3 di Gasperini), Ansaldi, N’Koulou (cardine del 3-rombo-3 del Marsiglia di Bielsa), Moretti (centrale di sinistra quando al Toro c’era Ventura e ancora prima a Bologna) e infine anche l’ex della SPAL, Bonifazi (che con Semplici giocava proprio nel 3-5-2 ed è appena tornato disponibile) e Lyanco (che quando ha giocato ha mostrato una buona propensione all’anticipo e potrebbe trovarsi bene anche da centrale di fascia, una volta uscito dall’infermeria).

Insomma, almeno per quanto riguarda la difesa, la rosa del Toro sembrerebbe adattabile alle richieste del 3-5-2, ma se si guardano gli altri ruoli iniziano i problemi. Anzitutto, probabilmente, manca un esterno destro: se a sinistra ci sono Barreca e Molinaro, sull’altra fascia sarebbero utilizzabili solo De Silvestri e eventualmente Rincón (il cui spostamento lascerebbe però un vuoto nel ruolo di mediano, visto che Valdifiori non corrisponde esattamente al profilo di vertice basso che ha usato Mazzarri in passato), e forse per questo è stato fatto il nome di Lazzari della SPAL come obiettivo di mercato.

Ma, soprattutto, il 3-5-2 taglierebbe fuori i vari esterni a disposizione del Torino: soprattutto Iago Falque e Ljajic. Posto che potrebbero riadattarsi come seconda punta, di certo il rischio è che non vengano valorizzati come meritano. Per questo, almeno per ora, non è così scontato che Mazzarri torni al 3-5-2 già in questi primi sei mesi. Del resto a gennaio, privilegiare il patrimonio tecnico è spesso la scelta più azzeccata.

5. All’andata il Chievo aveva messo in grande difficoltà la Lazio, dobbiamo aspettarci un’altra partita equilibrata?

Nelle prime 9 giornate di Serie A, il Chievo aveva raccolto 15 punti e si posizionava a ridosso di un piazzamento europeo. Nelle ultime 11 giornate, invece, ne ha raccolti solo 7 ed è adesso più vicino alla zona retrocessione (7 punti) che al sesto posto (8 punti). Questo, nonostante un calendario decisamente più facile: soltanto nell’ultimo mese, il Chievo ha perso contro il Crotone, contro il Benevento, e in casa contro il Bologna.

Al di là del presunto calo delle motivazioni, una delle accuse più frequenti mosse alla squadra di Maran, o del più comprensibile calo atletico, per quella che rimane la squadra dall’età media più alta del campionato, il vero spartiacque nella stagione del Chievo è stato l’infortunio al ginocchio destro di Lucas Castro. Con l’argentino in campo, il Chievo segnava un gol ogni 73 minuti; negli ultimi due mesi ne ha segnato uno ogni 138 minuti, praticamente la metà.

Curiosamente, trascurando i gol segnati, le statistiche offensive del Chievo si sono mantenute sugli stessi livelli rispetto al periodo precedente: i tiri sono diminuiti impercettibilmente, da 12.8 a 12.6 ogni 90 minuti, e così anche i tiri in porta, da 4.2 a 4; è leggermente diminuita anche la precisione nei passaggi, da 80% a 78%, nonostante sia leggermente aumentato il possesso palla, da 46.4% a 48.8% (questo incremento si spiega con il calendario più facile, almeno sulla carta).

Al Chievo è mancata soprattutto una fonte di gioco secondaria, un giocatore in grado di fare un po’ di tutto sulla trequarti (circa 2 tiri, 2 occasioni create e 2 dribbling tentati ogni 90 minuti), che liberava Birsa dal peso delle responsabilità creative e dalle attenzioni degli avversari. Nell’economia delle partite peggiori degli ultimi due mesi, come la sconfitta a Benevento o il 5-0 subito dall’Inter, hanno pesato tantissimo le palle perse, le velleità di palleggio di una squadra privata del suo giocatore di maggior talento.

Contro la Lazio, anche in virtù delle tante assenze (oltre a Castro: Dainelli, Gamberini, Inglese, Meggiorini) il Chievo non sentirà la pressione di provare a vincere, e potrà recuperare quella versione più quadrata e concreta che in un modo o nell’altro aveva tenuto a secco Roma e Napoli. «Nella gara d’andata non meritammo la sconfitta», ha ricordato Maran: come se non bastasse, anche quel gol all’ultimo minuto di Milinkovic-Savic gli avrà ricordato che la qualità fa spesso la differenza.

6. La Fiorentina è in striscia utile da 8 partite, la Sampdoria ha perso 4 delle ultime 5. Però in casa i blucerchiati sono difficili da battere... quali saranno le chiavi tattiche della sfida?

La Sampdoria ha conquistato 21 dei 30 punti complessivi tra le mura amiche, ma allo stesso tempo è stata capace di perdere due delle ultime tre gare casalinghe, tanto da subire l’aggancio dell’Atalanta. La striscia della Fiorentina inizia a essere importante, ma è anche vero che delle otto gare senza sconfitta, sei sono state pareggi e in generale la squadra ha avuto qualche difficoltà di troppo a segnare, tanto che sono state solo 3 le reti nelle ultime 5 partite.

L’aspetto più interessante della gara sarà il confronto tra due filosofie di gioco differenti: Giampaolo predilige un gioco più manovrato, fatto di distanze brevi e una risalita verticale del campo, ma effettuata in maniera graduale, mentre Pioli è un tecnico più diretto, per cui la quantità delle azioni offensive conta più della qualità. Il centrocampo sarà probabilmente congestionato, e la Sampdoria probabilmente sarà la squadra a tenere il pallino del gioco. Considerando però le attitudini difensive della Fiorentina, sarà fondamentale il movimento delle mezzali, che è mancato nelle ultime uscite e ha reso più macchinosa la progressione della manovra blucerchiata.

Allo stesso tempo, però, sarà fondamentale giocare passaggi precisi e puliti, visto che la formazione viola dà il meglio di sé non appena si aprono spazi in cui contrattaccare. Ma le mezzali della Samp, che dovrebbero essere Linetty e Praet, non dovranno nemmeno far mancare il proprio supporto in fase difensiva, visto che la squadra di Pioli gioca molto sugli esterni e con il rombo di Giampaolo che presenta solo due giocatori sulle corsie laterali, non dovranno far mancare il proprio supporto ai terzini.

All’andata, la Fiorentina colpì proprio dopo una combinazione Gaspar-Gil Dias sulla fascia destra. Potrebbe essere proprio il portoghese, o più probabilmente Eysseric, l’ala destra titolare, visto che Théréau non ha preso parte all’allenamento di rifinitura.

fiorentina sampdoria, gil dias, bruno gaspar

Sulla combinazione Gaspar-Gil Dias, Linetty va a supportare Murru, lasciando spazio al terzino viola per la sovrapposizione interna. Il portoghese lo serve e il suo cross diventa un assist perfetto per Badelj.

La sicurezza e la pulizia con cui i difensori inizieranno la manovra dal basso sarà un'altra delle chiavi tattiche della gara, visto che entrambe le squadre praticano un pressing offensivo. La Sampdoria, fedele ai propri principi, cerca sempre di giocare palla a terra partendo dai propri centrali, freddi e ormai abituati a giocare sotto pressione.

Eppure il primo gol subito contro il Napoli è l’esempio lampante di quanto sia importante non rinunciare a portare pressione sulla costruzione bassa blucerchiata.

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Silvestre, pressato da Insigne, distribuisce corto su Barreto che, spalle alla porta, perde palla sulla pressione di Mertens, che dà il la all’azione del gol del primo pareggio azzurro.

Al contempo sarà interessante vedere come reagirà la difesa della Fiorentina alla pressione: Pezzella e Astori hanno raggiunto un'intesa invidiabile, ma il capitano viola, l’elemento più affidabile nella trasmissione del pallone al centrocampo, sarà squalificato e toccherà dunque a Vitor Hugo affiancare il difensore argentino.

A rendere ancora più appassionante la sfida di Marassi è la classifica: la Fiorentina ha solo due punti di svantaggio rispetto alla Sampdoria e un’eventuale vittoria permetterebbe ai viola non solo di scavalcare i rivali di giornata ma anche, a seconda dei risultati sugli altri campi, di salire al sesto posto che vale potenzialmente l’Europa League.

7. I centrocampi di Inter e Roma sono speculari, chi vince i duelli individuali nei tre ruoli?

Così come nella gara di andata, Inter e Roma si affronteranno con uno schieramento perfettamente speculare: la linea a quattro, il tridente offensivo e il triangolo di centrocampo, che Spalletti e Di Francesco disegnano con i vertici rovesciati. Nella Roma dovrebbe tornare De Rossi a occupare lo spazio davanti alla difesa, con le due mezzali davanti, mentre nell’Inter dovrebbe esserci ancora una volta Borja Valero a muovere i fili del gioco sulla trequarti, con il doppio mediano alle spalle.

Quando due moduli contrapposti occupano esattamente le stesse zone di campo, è frequente assistere a una partita bloccata, in cui le marcature richiedono pochissimi scivolamenti e il risultato pende sulla bilancia dei duelli individuali, delle giocate in grado di creare superiorità e far saltare il banco. In realtà, sia Spalletti che Di Francesco tendono a destrutturare la squadra in fase offensiva e a far circolare il meno possibile il pallone nella zona centrale del campo.

In alcuni momenti, la Roma porta addirittura Strootman in posizione di ala sinistra per liberare spazio all’accentramento di Perotti (al suo posto oggi giocherà El Shaarawy, che esegue gli stessi movimenti). Anche l’Inter preferisce attaccare sullo stesso corridoio, quello occupato dalla catena di destra in cui Vecino e Candreva capovolgono rapidamente il fronte dell’azione, con il terzino (oggi sarà ancora Cancelo) sempre pronto alla sovrapposizione, a volte interna, a volte esterna.

Strootman calpesta la linea laterale, mentre Perotti si accentra palla al piede.

Non saranno tanto i duelli a centrocampo a decidere la partita, dunque, quanto i duelli sempre diversi che verranno a crearsi su quella fascia, e sarà interessante notare gli aggiustamenti difensivi volti a spezzare la manovra avversaria: Cancelo e Vecino avranno un’intesa sufficiente per reagire ai contro-movimenti del centrocampo della Roma? De Rossi saprà coprire lo spazio eventualmente lasciato libero dalle avanzate di Strootman?

Più delle dirette concorrenti, Inter e Roma hanno accusato un calo atletico nell’ultima parte di stagione, e hanno perso di conseguenza efficacia nel pressing, che in precedenza aveva caratterizzato le loro migliori prestazioni. Questo le ha rese meno compatte, più prevedibili, e inevitabilmente più fragili. Dopo la sosta, sia Spalletti che Di Francesco auspicano di vedere una crescita sotto questo punto di vista: i moduli disegneranno molti uno contro uno, ma gli equilibri poggeranno sui movimenti del collettivo.

8. Chi sta migliorando con Gattuso? Su chi dobbiamo puntare gli occhi?

Montella lo ha spronato più volte, senza però mai ottenere da lui quel livello di prestazioni che ci si aspettava. Con l’arrivo di Gattuso, anche a causa degli infortuni, sembrava fosse stato accantonato definitivamente. Le ultime prove contro Inter, Fiorentina e Crotone hanno invece rilanciato Calhanoglu, che sembra essersi lasciato alle spalle i guai fisici, mostrando una condizione atletica finalmente accettabile, fattore fondamentale per un giocatore che ha sempre interpretato il gioco con intensità.

A Firenze, il turco ex Leverkusen ha risposto al gol di Simeone, permettendo alla sua squadra di agguantare il pareggio, tanto da garantirsi una maglia da titolare contro il Crotone, partita in cui è riuscito finalmente a mettere in mostra la sua qualità tecnica oltre che a incidere sul gioco offensivo del Milan. Negli ultimi 106 minuti giocati, Calhanoglu ha tirato 9 volte, di cui 7 da dentro l’area (fatto di cui rallegrarsi considerando le sue abitudini passate), oltre ad aver creato 4 occasioni.

Le difficoltà nel collocarlo tatticamente avevano portato molti a inserirlo nella categoria “oggetti misteriosi”, ma d’altronde era noto come Calhanoglu fosse un calciatore praticamente unico, soprattutto per come Roger Schmidt lo aveva plasmato. Gattuso lo ha schierato da ala sinistra, con ampie libertà di venire dentro il campo, come fa Suso dall’altra parte: del resto ai tempi del Bayer era utilizzato o da trequartista o da punta nel 4-2-2-2, ma praticamente sempre sul centro-sinistra.

Paradossalmente però, potrebbe essere molto più funzionale al calcio dell’ex tecnico della Primavera, piuttosto che all’incompiuto progetto di Montella, l’allenatore per cui era stato acquistato. Il suo gioco verticale quasi al limite del precipitoso, la sua abilità nel lungo, ma anche la sua attitudine al sacrificio, lo rendono preziosissimo nelle transizioni. Adesso sta a Gattuso sfruttarne al meglio le qualità, a cominciare dalla gara con il Cagliari.

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