user
15 agosto 2018

Cristiano Ronaldo, quando il primo gol? I "tempi" dei campioni prima di lui

print-icon

Dal velocissimo Weah (6 minuti) alla "lunga" attesa per Higuain. Il Fenomeno Ronaldo si manifestò dopo 142', gli juventini Tevez e Ibrahimovic fecero gol all'esordio. E a CR7 quanto tempo occorrerà per battezzare la Serie A?

Sky Calcio: Serie A TIM 7 partite su 10 ogni turno

Non negatelo, siamo già tutti pronti con il cronometro in mano: quanto tempo impiegherà Cristiano Ronaldo a segnare il suo primo gol in Serie A? Minuti? Secondi? O magari il povero Chievo, che già viene additato come la prima vittima italiana dello spietato CR, riuscirà a uscire indenne dall’incontro ravvicinato con il marziano?

Abbiamo tutti una scommessa in ballo con un amico, perché da un lato si schierano quelli convinti che Cristiano Ronaldo batterà il record di Higuain mentre dall’altro ci sono i sostenitori del vecchio ritornello secondo il quale “in Italia le difese non sono mica come quelle spagnole” e “adattarsi al nostro calcio, così tattico, non è semplice per nessuno”. Nell’attesa – solo il campionato, alla fine, ci dirà chi aveva ragione – e con il nostro cronometro in mano, possiamo ingannare il tempo con un divertente esercizio: contare quanti secondi (minuti, giornate) hanno impiegato gli altri campioni stranieri approdati in Serie A prima di Cristiano Ronaldo a segnare il loro primo gol “italiano”.

Aspettando Ronaldo... ecco Recoba (8 minuti)

Un’attesa simile a quella per Cristiano non la si vedeva dai tempi dell’altro Ronaldo, il Fenomeno brasiliano atterrato in Italia da migliore del mondo e reduce dalla stagione nella Liga (lui però con la maglia del Barcellona) in cui aveva messo in mostra doti extraterrestri: 34 gol in 37 partite, tra cui quello al Compostela sintesi di tutti i suoi superpoteri. Dribbling fotonico, ultra velocità e quella capacità di passare attraverso la materia mai vista prima su un campo di calcio (nemmeno fuori, a dir la verità). Chi non crede negli extraterrestri è pronto ad aspettarlo al varco, recitando la cantilena che in Italia nessuno ti lascia quegli spazi lì e che è impossibile per chiunque passare attraverso i nostri muri. I sognatori, invece, stanno dalla parte di Ronaldo.

Il 31 agosto 1997 ci sono tutte le condizioni perché si compia il rito: San Siro stracolmo di maglie nerazzurre con il 10 sulla schiena, un bel pomeriggio soleggiato di fine estate, il Brescia come perfetta vittima sacrificale. Ronaldo ci prova  e ci riprova ma niente, una maledizione: il massimo che coglie è una traversa. Al 72’ poi Ganz lascia il posto a Recoba, uno di cui pochi conoscevano l’esistenza e di cui ancora meno avevano la maglia numero 20. Specialmente nella giornata di Ronaldo. Al primo tiro, il Chino fa centro: sono passati 8 minuti. Al secondo tiro fa di nuovo gol, e conquista San Siro, che però resta impaziente di veder esultare a braccia aperte il suo Fenomeno. Ronaldo dovrà aspettare la seconda giornata, trasferta a Bologna, minuto 52, per riprendersi la scena. Finta su Paganin e piattone a battere Brunner. In totale 142 minuti d’attesa per il popolo nerazzurro ma a fine stagione saranno ripagati da 25 gol e una marea di prodezze.

Sheva come Bati (72'). Ma come corre Weah

Sulla sponda rossonera si fece attendere molto meno Shevchenko, risposta al Fenomeno interista, che il 29 agosto 1999 va in gol alla prima, dopo 72’, contro il Lecce, trovando la rete del provvisorio 2-1 poi pareggiata dal Cristiano di quei tempi, Lucarelli. Segnerà ancora alla seconda giornata, nel 3-1 al Perugia, per poi rifarsi vivo nel tabellino dei marcatori alla quinta, con una tripletta alla Lazio che lo riporta in media. A fine stagione, saranno in tutto 24 gol, abbastanza per prendersi il titolo di capocannoniere.

Esattamente 72’ impiegò anche Gabriel Batistuta per battezzare la Serie A: approdato alla Fiorentina nel 1991 da capocannoniere della Copa America, vinta dall’Argentina anche grazie ai suoi 6 gol, alla prima giornata contro la Juventus a Torino Lazaroni gli concede solo gli ultimi 27’ al posto di Maiellaro. Alla seconda, contro il Genoa, parte titolare e dopo 45 minuti ecco la sua prima esultanza. 27 e 45 fanno 72, meglio di Gullit e van Basten, quindi, che il 13 settembre 1987 esordiscono nel nuovo Milan di Sacchi, costruito per stritolare gli avversari. A Pisa, Donadoni e Cecconi portano la partita sull’1-1, poi intervengono i due olandesi: Ruud al 73° e Marco su rigore all’80°, per entrare nei cuori milanisti in poco più di un’ora.

Tra i due si piazza Pato, anche lui in gol all'esordio, appena diciottenne, nel gennaio 2008: gli servono 74' per infiammare San Siro chiudendo i conti contro il Napoli (5-2). In casa Milan, però, nessuno va più veloce di George Weah, che il 27 agosto 1995 segnò 6' dopo aver indossato la maglia rossonera per la prima volta, contro il Padova. Quando si dice colpo di fulmine.

Maradona e Careca, attesa ripagata

Più difficoltoso l’approccio al nostro campionato di altri due campioni che hanno segnato la storia del calcio italiano. A Maradona fu riservato un benvenuto molto particolare per il suo esordio al Bentegodi, contro l’Hellas, datato 16 settembre 1984: Briegel gli si attacca alle caviglie e non lo fa respirare per 90 minuti, così che bisognerà attendere il 62’ della successiva partita contro la Sampdoria per assistere al primo gol di Diego, su rigore (152’ in tutto). Ancora più lunga l’attesa per Careca, e parliamo di uno che quando lasciò la Serie A lo fece con 73 gol in saccoccia distribuiti nell’arco di 6 stagioni. La prima, 1987-1988, lo vide esordire in campionato alla terza giornata, nella gara contro il Pisa vinta a tavolino (0-2 per lancio di oggetti in campo, colpito Renica); alla quarta, contro l’Avellino, è di nuovo titolare, gioca 82’ ma il risultato non si sblocca dallo 0-0, finché non gli dà il cambio Carnevale, che in 4’ segna il gol-vittoria. Bisogna attendere altri sette giorni e al 45’ di Napoli-Pescara (finale 6-0) finalmente si ferma il cronometro: 217 minuti totali per carburare, ma non è ancora il vero Careca. Alla sesta giornata infatti rimedia un rosso contro la Roma e lo rivedremo in campo solo un mese dopo. Riparte da una doppietta al Torino e non si fermerà più, sempre titolare fino all’ultima giornata nel trio con Maradona e Giordano.

Lampo di Crespo a San Siro

Anche Hernan Crespo si rivelò un diesel: arriva al Parma nell’estate 1996, quando è una promessa del River Plate. Debutta il 20 ottobre, alla sesta giornata, giocando il secondo tempo contro il Perugia; una settimana dopo parte titolare contro l’Inter a San Siro, gelando quella che sarà la sua futura casa (con le maglie di entrambe le milanesi) dopo appena 1’. In 46’ impariamo così a conoscere il pupillo di Ancelotti, che nel difficile periodo di ambientamento iniziale lo difenderà dalle feroci critiche che gli piovono addosso: dopo quel gol segnato a fine ottobre, infatti, Valdanito resterà a secco fino a marzo, nonostante il cocciuto papà Carletto si ostini a schierarlo titolare, contro tutto e tutti, per ben 10 giornate. Negli ultimi 3 mesi di campionato Crespo segna 11 volte, trasformandosi in uno dei più implacabili centravanti visti in Italia. Parlano per lui i 198 gol in A con Parma, Lazio, Inter, Milan e Genoa.

Cavani e Klose, che impatto

Veniamo ai tempi più recenti, con gli ultimi predatori d'area avvistati in Italia. L'11 marzo 2007, in Palermo-Fiorentina, sull’1-0 per i viola fa il suo debutto il neo-acquisto di Zamparini, un attaccante uruguaiano magro magro che Guidolin manda in campo al minuto 55’. Al 72’, 17 minuti dopo il suo ingresso, Edinson Cavani si presenta alla Serie A.

Da chi è esploso nel nostro campionato a chi era già un campione quando ci è arrivato, come Miro Klose, appena 12 minuti (contro il Milan) per la sua prima capriola in Serie A da giocatore della Lazio, o Samuel Eto'o, anche lui in rete all'esordio in nerazzurro, con un rigore al Bari dopo 56'. Tutte dimostrazioni del fatto che l'istinto del gol non conosce barriere.

Restando in casa Inter, nel 2001 Adriano diventò Imperatore in 54', partendo dalla panchina (esordio contro il Parma nei 18' finali e gol al Venezia 36' dopo il suo ingresso in campo), mentre il Principe Milito nel 2008, con la maglia del Genoa, segnò su rigore sul gong della sua prima in A contro il Milan, al 90° (aveva già esordito in B, sempre con i rossoblu, nel febbraio 2004: gol dopo 39').   

Higuain, 2' dopo Diego

Più lungo l'apprendistato degli ultimi 3 capocannonieri stranieri della Serie A: anche Maurito Icardi partì dalla Serie B, chiarendo immediatamente di essere un predestinato. Esordio nella Sampdoria con gol contro la Juve Stabia 9' dopo aver messo piede in campo. Per il primo in A, nella stagione successiva, gliene servirono invece 195, sommando gli spezzoni finali di 7 partite iniziate in panchina e quella contro il Genoa, la prima da titolare, in cui segnò all'88°.

Edin Dzeko, giunto alla Roma nell'estate 2015, fermò il cronometro a 169' (90' senza gol contro il Verona alla prima giornata, rete al 79' alla Juventus una settimana dopo); nel 2013, invece, il Napoli aveva portato in Italia Higuain: veniva dal Real Madrid dove, a causa di Cristiano Ronaldo che pian piano si stava allargando al centro dell’area, non trovava più lo spazio che desiderava, finendo anche dirottato sull’esterno, in alcune occasioni. 84’ senza gol contro il Bologna all’esordio, altri 70 per trovare la via della rete contro il Chievo, alla seconda giornata. Fanno 154’ di attesa, tutti ripagati dalla terza stagione del Pipita a Napoli, quella dei 36 gol in 35 presenze dopo la quale deciderà di vestire la maglia bianconera.

Gli ultimi campioni della Signora

E a proposito di Juventus, prima di Cristiano Ronaldo arrivarono da campioni anche Trezeguet nel 2000, Ibrahimovic nel 2004 e Tevez nel 2013. Il francese, proveniente dal Monaco dopo aver fatto piangere l’Italia nella finale dell’Europeo, fece panchina alla prima contro il Napoli, cercò il gol per 82’ contro il Bari alla seconda, partendo titolare, e si sbloccò contro il Milan, alla terza, 2’ dopo aver messo piede in campo sostituendo quello che diventerà il suo gemello in bianconero, Del Piero: 84 minuti per capire la Serie A, lasciata dopo 10 stagioni con 138 reti all’attivo. A Zlatan ne servirono 69 per timbrare il 3-0 in casa del Brescia all’esordio, mentre Tevez ne impiegò ancora meno, 58, per stendere la Sampdoria, anche lui in rete al debutto con la maglia bianconera. Neanche un'ora di attesa, sicuramente un bel record su cui Cristiano Ronaldo vorrà mettere le mani. Sincronizziamo gli orologi, il CRonometro sta per partire..

Primo gol in Serie A dopo...

George WEAH (Milan), 6 minuti
Alvaro RECOBA (Inter), 8 minuti
Miroslav KLOSE (Lazio), 12 minuti
Edinson CAVANI (Palermo), 17 minuti
Hernan CRESPO (Parma), 46 minuti
ADRIANO
(Inter), 54 minuti
Samuel ETO'O (Inter), 56 minuti
Carlos TEVEZ (Juventus), 58 minuti
Zlatan IBRAHIMOVIC (Juventus), 69 minuti
Gabriel O. BATISTUTA (Fiorentina), 72 minuti
Andriy SHEVCHENKO (Milan), 72 minuti
Ruud GULLIT (Milan), 73 minuti
Alexandre PATO (Milan), 74 minuti
Marco VAN BASTEN (Milan), 80 minuti
David TREZEGUET (Juventus), 84 minuti
Diego MILITO (Genoa), 90 minuti
RONALDO (Inter), 142 minuti
Diego A. MARADONA (Napoli), 152 minuti
Gonzalo HIGUAIN (Napoli), 154 minuti
Edin DZEKO (Roma), 169 minuti
Mauro ICARDI (Inter), 195 minuti
Antonio CARECA (Napoli), 217 minuti

LE ULTIME NOTIZIE DI SKYSPORT

I PIU' LETTI DI OGGI
I più letti di oggi