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02 novembre 2018

Federico Bernardeschi si racconta a "I Signori della Serie A"

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Appuntamento con “I Signori della Serie A”, protagonista di questa puntata il talento bianconero e della Nazionale: “La Juventus è una società meravigliosa, è uno stile, e credo che un giocatore della Juventus diventi qualcosa di speciale in quel contesto”

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Nuovo appuntamento con “I Signori della Serie A”, il programma dedicato ai personaggi emergenti del nostro campionato. Protagonista di questa puntata il talento della Juventus Federico Bernardeschi, con un’intervista esclusiva in onda su Sky Sport Serie A. Dopo i primi passaggi programmati nella serata del 2 novembre (19.30 e 23.15), replica sabato 3 novembre, alle ore 14, sullo stesso canale. Di seguito alcuni estratti.

Il calcio per te cos’è?

Il calcio è passione, il calcio è voglia, il calcio è tutto, per me il calcio è la mia vita. Quindi, devo dire che sono veramente fortunato perché, comunque, fare della propria passione il proprio lavoro è un qualcosa di molto speciale e di molto bello che, purtroppo, non tutti hanno la possibilità di fare.

E la Juventus cos’è?

La Juventus è una società meravigliosa, è uno stile, che della sua mentalità ha fatto la propria fortuna, che ha raggiunto traguardi veramente importanti negli anni e credo che un giocatore della Juventus diventi qualcosa di speciale in quel contesto.

È stata dura all’inizio non giocare? Come vivevi quei momenti?

Assolutamente, li ho vissuti in maniera molto serena e molto tranquilla perché, comunque, sono entrato in una società di grandi valori, dove la sua storia parla per lei. Quindi, veramente, è qualcosa di particolare entrare nel mondo Juventus e credo che ogni giocatore deve fare un percorso di crescita, di maturazione, per poi entrare a far parte definitivamente del mondo Juve. Credo questo sia normale per un giovane quando arriva in una grande società.

Quando hai sentito questo passaggio dentro di te?

Mah, è stata una crescita abbastanza continua. Pero, devo dire che negli ultimi mesi, soprattutto nell’ultimo anno, c’è stato un qualcosa di veramente che mi ha fa fatto fare quel passo in più, anche a livello di testa. Ho sempre lavorato molto sulla mia testa, sulla mia mentalità, e questo credo che abbia portato dei frutti e li sta portando.

Non avere ruolo fisso in campo significa libertà per te?

Sì, può significare libertà. Devo dire che sono contento di questo, anche se nel calcio moderno sono convinto che un calciatore debba saper coprire più ruoli. Il calcio è cambiato, c’è più atletismo e dinamicità. Ciò è determinante all’interno di una squadra, poiché dai delle soluzioni in più all’allenatore e ai tuoi compagni. Perciò, mi fa piacere rendermi utile.

Tu in che ruolo giocheresti?

Ho sempre detto che a me piace giocare. Esprimere la propria passione e divertirsi, credo che siano i valori più importanti di questo sport. Quando giochi devi saperti divertire e io mi diverto molto. Perciò, non è importante dove, ma giocare.

Si può piangere anche per il calcio

Penso che sia normale, poiché investi la passione, il tempo e i sacrifici per questo sport. Quando non riesci a raggiungere gli obiettivi che ti eri prefissato, o quando le cose vanno male, è necessario fermarsi per poter, poi, andare oltre, superando quel momento. In questi casi sì, si può piangere per il calcio. È necessario, però, lavorare anche su sé stessi, sulla tua testa e sulla tua mentalità. Fa parte del gioco e credo che sia molto bello.

C’è un risultato, o una partita, che ti ha fatto piangere

Quando purtroppo siamo stati eliminati dall’Europeo Under 21 (giugno 2017, semifinale Spagna-Italia 3-1, ndr). Ci tenevo molto. Lo stesso, quando siamo usciti con la Germania nell’Europeo francese con Conte. Sono cose che ti toccano particolarmente. Ovviamente, c’è da metterci anche la delusione di aver mancato l’ultimo mondiale.

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