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24 febbraio 2019

Fiorentina-Inter, le chiavi tattiche della sfida

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La squadra di Pioli ha un gioco verticale e aggressivo, quella di Spalletti dovrà riuscire ad abbassare i ritmi per controllare meglio la partita: i principali temi tattici del posticipo di questa sera

FIORENTINA-INTER LIVE

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Con otto undicesimi della formazione che aveva giocato a Vienna dieci giorni fa (dove mancavano D’Ambrosio, Skriniar e Brozovic), nove undicesimi della formazione che ha sconfitto la Sampdoria qualche giorno dopo (quando mancavano Asamoah e Vecino), e otto undicesimi della formazione che ha dilagato contro il Rapid soltanto giovedì (quando mancavano de Vrij, Politano, e ancora D’Ambrosio), l’Inter dovrebbe presentarsi su uno dei campi più ostici della Serie A, contro una Fiorentina in grande forma, che nel 2019 non ha ancora perso nessuna delle 7 partite giocate.

Ad eccezione di pochi insostituibili (soltanto Handanovic, Perisic e Nainggolan hanno iniziato da titolari le ultime cinque partite), Spalletti sta provando a gestire con metodo scientifico le rotazioni di una rosa corta, a coinvolgere tutti gli effettivi a disposizione negli impegni che si avvicendano ormai ogni tre giorni. Sul piano della coesione del gruppo, il messaggio è stato percepito correttamente. L’Inter ha vinto le ultime quattro partite ed è riuscita a superare indenne il fuoco incrociato dei primi giorni di affaire Icardi: a questo punto pare ci sia solo bisogno di attendere che gli animi si raffreddino e che il ginocchio dell’attaccante stia un po’ meglio.

Spalletti ha detto che le probabilità di rivederlo protagonista «se si ragiona logicamente, sono al 100%», e che «a volte è importante toccarsi e guardarsi negli occhi». Il rischio è che, in ogni caso, per l’Inter non sia sufficiente la compattezza di intenti ritrovata in questi giorni, di fronte alle fatiche degli impegni infrasettimanali in Coppa Italia ed Europa League, e soprattutto di fronte a un avversario energico e aggressivo come la Fiorentina. Senza Icardi, toccherà ancora a Lautaro Martínez reggere il centro dell’attacco. Il giovane argentino, al netto degli errori sotto porta e delle difficoltà nei duelli aerei, ha il merito di aumentare partita dopo partita la sua zona di influenza, andando a inseguire il pallone ovunque e a cercare di duettare con i compagni.

lautaro martinez, inter rapid vienna

L’aspetto più confortante dell’evoluzione di Martínez è la sua versatilità: qui disinnesca un tentativo di pressing alto del Rapid offrendosi in appoggio a un lancio lungo, con un morbido tocco per Nainggolan che improvvisamente apre il campo per l’Inter. In pochi tocchi, Cédric completerà la transizione da un’area di rigore all’altra.

Per certi versi, Martínez ha anche il merito di palesare l’inefficienza della strategia offensiva dell’Inter, che con lui in campo semplicemente non può affidarsi alle costruzioni laterali e ai cross dal fondo. Per questo le fortune offensive dell’Inter dipenderanno soprattutto dalla vena di Nainggolan, il giocatore che più di tutti aggiunge verticalità agli attacchi dell’Inter: con la palla in conduzione, senza palla con gli inserimenti. Pioli, grande appassionato di marcature a uomo, probabilmente gli incollerà addosso Edimilson, e sarà un duello divertente. Sarà altrettanto interessante capire quale strategia utilizzerà il tecnico emiliano per contenere il playmaking di Brozovic: nella gara di andata preferì lasciargli spazio, andando però a bloccare tutte le linee di passaggio circostanti, e per l’Inter non fu facile muovere il pallone.

In novanta minuti, diverse partite

Necessario il consiglio di non spegnere la tv prima del dovuto: gli ultimi tre incontri tra Fiorentina e Inter giocati a Firenze hanno sempre prodotto un gol segnato oltre il novantesimo. L’anno scorso Simeone pareggiò una partita che l’Inter non meritava di vincere, due anni fa Icardi riuscì a contenere le proporzioni di una sconfitta imbarazzante, tre anni fa Babacar risultò decisivo in mischia, uno dei suoi frequenti momenti di grande ispirazione contro l’Inter. Oltretutto, Inter (14) e Fiorentina (12), sono rispettivamente la prima e la terza squadra del campionato per gol segnati nell’ultimo quarto d’ora di gioco, sul podio con il Napoli (14).

L’Inter dovrà necessariamente provare a bloccare il ritmo della partita, meglio di quanto sia riuscita a fare nella gara di andata, una delle numerose occasioni in cui si è trovata a pagare il livello tecnico complessivamente non eccelso della rosa. Fu una partita fatta di momenti, venti minuti di studio a ritmi bassi, venti minuti di totale controllo dell’Inter, venti minuti di pressione ingestibile della Fiorentina, venti minuti di squadre lunghe e partita pazza. È facile che sia così quando in campo ci sono contemporaneamente Fiorentina e Inter, due squadre che per struttura e per identità tattica non hanno abbastanza punti fermi a cui appoggiarsi, zone di campo in cui mettere al sicuro il pallone.

gerson, spal fiorentina

L’aspetto più esaltante del gioco della Fiorentina sono le corse, che già attraverso il linguaggio del corpo (guardare quello di Biraghi e Chiesa) trasmettono la sensazione di pericolo imminente. Così Pioli ha imparato ad apprezzare e coinvolgere anche Gerson, l’unico in grado di creare quella pausa necessaria a mettere in pratica un gioco di questo tipo.

La Fiorentina, in particolare, è una squadra che ha bisogno di accendersi, o più correttamente di deflagrare, e che al contrario con i ritmi bassi corre costantemente il rischio di spegnersi. Il gol di Petagna, nell’ultima partita di campionato, è nato da un malinteso abbastanza maldestro tra Biraghi e Vitor Hugo in fase di costruzione dal basso. Allo stesso modo, contro l’Udinese, il gol di Larsen era nato da un controllo impreciso di Veretout nell’altra metà campo. Il Napoli di Ancelotti, una delle squadre più mature nella gestione dei ritmi della partita, aveva facilmente creato e sfruttato i corridoi liberi tra difesa e centrocampo per tutta la partita, scontrandosi però contro gli errori e un grande Lafont.

In più al centro della difesa mancherà Pezzella, che si è infortunato contro il Napoli, nella migliore delle ipotesi tornerà per le ultime 4/5 giornate di campionato, ed era probabilmente la pedina più insostituibile nello scacchiere di Pioli. Il suo posto è stato occupato da Ceccherini, che ha esordito in campionato soltanto a fine novembre: con l’Inter dovrebbe registrare la sua terza apparizione da titolare consecutiva, la quinta nel complesso. Finora la Fiorentina (sesta miglior difesa del campionato per reti concesse) ha registrato un bilancio positivo nella differenza tra xG concessi e gol subiti. Può darsi che con la forzata rinuncia a Pezzella quest’ultimo dato vada a riavvicinarsi alla media attesa.

Contro l’Inter, ormai storicamente, funzionano molto bene quelle squadre capaci di chiudere gli accessi centrali in area di rigore, abbassare il baricentro e giocare una partita paziente, concreta, concentrata. Torino e Bologna hanno vinto così, il Parma ci è andato vicino, poi ha pagato un controllo pigro di Kucka nella metà campo offensiva, di quelli che tende a pagare anche la Fiorentina. L’attacco dell’Inter non pone sfide tattiche particolarmente complesse, non costringe a macchinosi accorgimenti, anzi tende ad assecondare le difese passive, a perdere pazienza e concentrazione nella confusione di un’azione manovrata. Il paradosso è che la Fiorentina potrebbe non essere in grado di interpretare questo tipo di partita.

C’è sicuramente un certo fascino in questa unicità, in questa impossibilità di scendere a compromessi, che è poi il tratto distintivo di una squadra giovane, ambiziosa, hipster. Per battere l’Inter, la Fiorentina dovrà cambiare o superarsi, ma il modo migliore in cui Pioli possa vendicarsi della sua precedente esperienza, è restando fedele a sé stesso.

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