Inter, Marotta: "Spalletti resta, in linea con obiettivi. Icardi? Conta anche sua volontà"

Serie A

Tanti i temi toccati dall'Ad nerazzurro a Radio Anch'io Sport: "Conte? Un vincente, ma Spalletti sta costruendo realtà in crescita". Poi il nuovo stadio: "Necessario per incrementare i ricavi" e il gap con la Juventus: "I bianconeri saranno protagonisti ancora per anni". Infine il tema arbitri: "Errori su falli di mano dettati dalla poca chiarezza delle regole"

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Terzo posto sempre più consolidato, sei punti dalla Roma quinta e prossima avversaria in campionato. L’Inter vive giorni sereni o comunque più tranquilli rispetto a quelli precedenti. Sette punti raccolti nelle ultime tre giornate, il miglior modo possibile per arrivare al big match di San Siro contro i giallorossi. Guarda con ottimismo al futuro anche Giuseppe Marotta, che allo Stirpe si è goduto il bel gesto di Icardi e la palla del rigore consegnata a Perisic: “E’ stato molto bello, questo dimostra quanto lo spogliatoio sia unito verso l’obiettivo della società – ha spiegato l’Ad nerazzurro ai microfoni di Radio Anch’io Sport – la situazione è stata assolutamente ricomposta. Ciò che ci siamo trovati a gestire fa parte del calcio, uno sport bellissimo che annovera all’interno di una squadra 30 e più giocatori. I quali non devono essere per forza amici, ma professionisti seri”. I dissidi fanno parte del passato dunque. E Icardi ci sarà nel futuro? “Le percentuali sono sempre difficili da fare – ha continuato - il ragazzo sta acquisendo grande esperienza professionale, è un valore importante come patrimonio. Ha un contratto di due anni e, al di là dei rinnovo di rito, è uno dei migliori attaccanti in circolazione. Tutte le valutazioni su di lui saranno fatte al momento giusto. Non c’è solo la volontà della società da considerare, ma anche quella del calciatore”. Così come non ci sono solo i giocatori, ma anche l’allenatore. Che si chiama Spalletti e il cui futuro è un rebus: “Ha un contratto di due anni ancora – ha spiegato Marotta – e credo che l’Inter stia viaggiando secondo quelli che sono i suoi obiettivi. Ha gli stessi punti dell’anno scorso, è terza in classifica. L’obiettivo è la Champions e Spalletti ce la sta facendo. Poi lui non è un neofita di questa professione, ma è giusto dargli fiducia perché con i fatti sta dimostrando di saper fare il suo lavoro”. Nelle ultime ore si è discusso molto di un possibile arrivo all’Inter di Antonio Conte: “E’ sul mercato, perché è libero ed è un allenatore vincente, con cui ho avuto modo di lavorare. Ha grande professionalità e sa inserirsi in modo molto forte nel calcio moderno. Lo ha fatto alla Juve, al Chelsea e in Nazionale. E’ normale che venga accostato a grandi società. Ma sottolineo come Spalletti abbia creato una struttura di società sempre in crescita. Giusto elogiarlo dal punto di vista dei risultati ottenuti”.

Il mercato

Molto della crescita dell’Inter passerà dal prossimo mercato: “Posso dire che la volontà della famiglia Zhang è quella di migliorare di anno in anno. E’ normale che dovremo affrontare il mercato cercando di puntellare la rosa e di rafforzare aspetti come l’esperienza e un dna vincente. Stiamo definendo per Godin, che incarna tutti questi valori. Cerchiamo giocatori che possono condizionare anche i compagni di spogliatoio. Ma ci sono i paletti difficili del Fair Play finanziario da rispettare. Questi non ci lasciano carta bianca”. Icardi-Dybala, uno scambio fattibile o fantacalcio? “Sebbene in questo momento stia vivendo una piccola involuzione, Paulo resta un giocatore molto forte. Ho avuto il piacere di conoscerne non solo le qualità umane, ma anche quelle professionali. La differenza nel calcio la fa l’uomo ancora prima del calciatore”.
 

Il nuovo stadio e gli arbitri

Mercato e non solo. La crescita dell’Inter passa anche attraverso un nuovo stadio: “Che sarebbe importante per due motivi: prima di tutto costituirebbe un asset patrimoniale fondamentale. E poi c’è l’ aspetto commerciale. Lo stadio deve garantire senso di ospitalità. Questo porta ad incrementare i ricavi. Uno stadio che non viene vissuto come cattedrale nel deserto garantisce introiti importanti. La Juventus nel 2010 ricavava circa 11 milioni dall’Olimpico. Adesso viaggia alla media di 50/60 milioni”. Molto delicato anche il tema arbitri, di cui si continua a discutere molto anche dopo l’ultima giornata: “Sono assoluto fautore della tecnologia, che ci sta aiutando ad eliminare gli errori. La Var non è uno strumento perfetto in grado di eliminarli tutti. La grande difficoltà sta non tanto nei fuorigioco o nei falli violenti, ma nel giudizio del rigore. Soprattutto quello causato da fallo di mano. Questo nasce da una cattiva interpretazione delle regole imposte dall’ Ifab. Ci vorrebbe maggiore chiarezza”.
 

Il gap con la Juventus

Marotta, ormai, è all’Inter da qualche mese: “Ci sono state un po’ di difficoltà di inserimento, come sempre accade quando passi da una società all’altra. Ma sono ormai 42 anni che faccio questo lavoro e fortunatamente non ho cambiato molto. Ho fatto dieci stagioni alla Samp, poi altre otto alla Juve per esempio”. Già, i bianconeri. Il modello a cui ispirarsi, sebbene adesso ci sia una certa distanza: “La Juve in Italia reciterà un ruolo da protagonista ancora per anni – ribadisce Marotta – il gap è notevole e non comprende solo l’aspetto economico. Lì certe dinamiche non vengono esternate? Sicuramente la Juventus è un modello vincente non solo per i risultati sportivi ed economici. Ma anche nei comportamenti. La condizionale da attribuire all’Inter è che in otto anni ha cambiato tre proprietà. Per questo manca ancora una certa stabilità aziendale e certe dinamiche non sono controllate fino in fondo. Ci sta che alcuni soggetti finiscano con l’esternare cose che alla Juventus non verrebbero mai esternate”. Ma con questa Juventus sarà più facile vincere uno scudetto o trionfare in Europa? "La Juve cresce, le altre non riescono a starle dietro. Il Napoli per esempio ha 11 punti in meno dell’anno scorso. La potenza della Juve è indiscutibile, questo gli assicura un predominio nazionale per qualche altro anno. Ma resta comunque più difficile vincere una Champions, perché lì le circostanze giocano un ruolo fondamentale. E possono essere favorevoli ma anche sfavorevoli. Nei campionati nazionali, invece, alla fine i valori assoluti vengono fuori. Se ci sono squadre molto più forti è difficile fare concorrenza. Ma si puo’ comunque lottare con il coltello fra i denti dando fastidio”. Si è discusso molto anche sulle scelte di Allegri, che con la Spal ha tenuto fuori molti dei suoi titolari. Qualcuno lo ha accusato di aver falsato la lotta salvezza: “Ma non è assolutamente così – lo ha difeso Marotta - oggi il pensiero fisso della Juventus è la Champions. Anche se Allegri avesse fatto giocare la migliore formazione, in queste occasioni si cerca sempre di tirare indietro la gamba. Il fatto che la Juventus partecipi al progetto delle seconde squadre e il fatto che siano stati presi giocatori da lì può essere un apripista importante. La partita con l’Ajax? La Juve avrà due risultati dalla sua, quindi sarà più facile. Ma l’Ajax è squadra imprevedibile, che gioca nello stesso modo in casa e fuori. Anche nel turno precedente ha perso ad Amsterdam, poi ha vinto a Madrid”.

 

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