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10 giugno 2019

I migliori (60) anni dell'altro Carlo Ancelotti tra cucina, film e canzoni

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Una storia da film quella del neo sessantenne Ancelotti, che da allenatore e giocatore ha vinto tutto, ma il tecnico del Napoli è stato realmente attore per il cinema, una delle sue grandi passioni insieme al canto (e alla cucina). Ripercorriamo la sua "carriera artistica", le performance cinematografiche e musicali di Carletto

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Certo non vi risparmieremo il Carletto che canta Renato Zero: la playlist con le sue mitiche performance (la greatest hits contiene pure "O surdato 'nnammurato") chiuderà degnamente il nostro viaggio nella "carriera artistica" di Ancelotti. Ma non possiamo dimenticare che nei migliori (60) anni della sua vita anche il cinema ha giocato un ruolo importante, in alcuni casi decisivo. "Nel mio lavoro - raccontò nel 2016 alla rivista tedesca Welt am Sonntag - mi capita spesso di usare dei film per motivare i miei giocatori. Ai tempi del Milan, ad esempio, prima della finale di Champions contro la Juventus, ho preparato un video col discorso di Al Pacino in Ogni maledetta domenica. È stato un momento molto emozionante. E poi abbiamo vinto". Non per niente Aurelio De Laurentiis l'ha voluto fortemente come "regista" del suo Napoli. Piuttosto, prima di passare alla "regia", Ancelotti si è calato nei panni dell'attore e sebbene in alcune di queste pellicole non abbia recitato direttamente, c'è parecchio della sua storia, dalle origini a oggi: il Ragazzo di campagna, Mezzo destro e mezzo sinistro, l'Allenatore nel pallone, Star Trek, l'Imperatore di Capri, Don Camillo e perfino l'Esorcista...

Da sinistra: Ciccio Graziani, Ancelotti, Lino Banfi, Odoacre Chierico e Roberto Pruzzo nell'Allenatore nel pallone

Il Ragazzo di campagna

Nessuna parte nel cult "bucolico" pozzettiano, ma Carletto è un vero ragazzo di campagna. Delle sue radici parlò nel 2009 in un'intervista a Gianni Mura (per la Repubblica) in occasione del suo 50° compleanno. "Mi chiamo Carlo Erminio, come mio nonno. Era piccolo e gli dicevano Carlino. In via Vallicella, a Reggiolo, stavo da dio. Il giorno più bello era quando si ammazzava il maiale. Mio padre Giuseppe faceva il mezzadro. Un terreno di 23 biolche mantovane, circa 8 ettari: grano, mais, vigna, barbabietole da zucchero, 10 mucche da latte, un po' di galline. Un trattore Fiat 21 cavalli, una falciatrice, se mancava un attrezzo lo si scambiava, tra contadini. Ricordo come fosse oggi quando arrivava il padrone. Davanti al mucchio di grano tracciava una riga col bastone: questo è mio, questo è tuo, diceva a mio padre. Queste sono mie, e prendeva regolarmente le galline più belle e grasse, e queste sono tue. Io andavo in bici, a 13 anni ho vinto i Giochi della Gioventù, a 12 mi sono rotto un braccio andando a sbattere contro il camioncino di un ambulante, ma mi piaceva di più il pallone".

Diavolo di un Don Camillo

Carletto tira i primi calci a Reggiolo e a 16 anni entra nelle giovanili del Parma. Debutta in C1 e alla terza stagione con i ducali il nuovo tecnico Cesare Maldini ne fa un perno della squadra: è proprio Ancelotti a regalare la promozione in Serie B ai gialloblù con una doppietta nello spareggio contro la Triestina. Ma è ancora in Emilia, nella Brescello di Giovannino Guareschi, che Ancelotti esordisce sul grande schermo, nel 1983, quando per tutti era "Bimbo" nonostante fosse ormai un senatore della Roma di Nils Liedholm campione d'Italia. È Terence Hill - regista e protagonista - a chiamarlo per un ruolo nel suo "Don Camillo", remake del film con Fernandel e Gino Cervi del 1952. A trent'anni di distanza l'eterna battaglia tra il parroco e il sindaco comunista Peppone si combatte su un campo di calcio: Angeli contro Diavoli. E tra i Devils - che "comprano" l'arbitro e vincono 3-2 - ecco un cattivissimo Ancelotti menare come un fabbro gli avversari (tra cui Roberto Boninsegna) aiutato dai compagni Luciano Spinosi e Roberto Pruzzo, che farà di nuovo coppia con Carletto per consegnare alla leggenda il mito di Oronzo Canà, "mago" della B-Zona.

Carletto Ancelotti nel 1983 al debutto cinematografico in "Don Camillo"

L'Esor...ciccio

Cesarone Maldini, i Diavoli e... Lino Banfi che - a pensarci bene - era sindaco in un altro cult: l'Esorciccio. Gli ingredienti, insomma, ci sarebbero tutti, e avremmo anche le pentole, ma i coperchi? A completare l'opera ci viene incontro un altro Maldini, Paolo, "diabolico" autore della prefazione di Preferisco la coppa, l'autobiografia di Ancelotti scritta insieme ad Alessandro Alciato. "Carletto non se la tira mai, tranne che a tavola, perché una volta che inizia a mangiare può fermarlo solo l'esorcista... Da quando è diventato tecnico si siede a un tavolo a parte, con un menù a parte, con una capacità di digestione a parte. Mangia, beve, rimangia e ribeve. Quando arriva qualcosa di buono saltano tutti gli schemi, anche il suo amatissimo Albero di Natale. Non ce la fa a tenere tutto quel ben di Dio per sè, allora inizia a chiamarci: "Paolo, vieni qui. Assaggia.". "Ma, Carlo, sono il capitano devo dare l'esempio." "E io sono il tuo allenatore: prendi qualcosina, è buono!".

Mezzo destro, mezzo sinistro e il "culo antisismico"

Se l'Albero di Natale non sarà che una versione più convincente del futuristico 5-5-5 applicato dal vulcanico Canà, Ancelotti potrà tuttavia fregiarsi di essere stato - per sua stessa definizione - "il primo allenatore al mondo con il culo antisismico". Era già con un piede sulla scaletta dell'aereo (per citare l'Arrigo Sacchi di Italia-Nigeria, di cui era vice, peraltro) prima che Sergio Ramos pareggiasse contro l'Atletico Madrid e desse forma alla Decima; proprio lui, Carletto, che in maglia giallorossa aveva mortificato il povero Oronzo nella commedia di Sergio Martino ("continua così mister") dopo il 5-1 subito dalla Longobarda all'esordio, che fu "tutta colpa di quel gol a freddo, loro erano caldi e incazzéti...". Martino confermerà la presenza dell'ormai lanciatissimo Carletto in "Mezzo destro e mezzo sinistro", dove nel 1985 ritroverà Giginho e Andrea (i due sgangherati procuratori dell'Allenatore nel Pallone) e li sfiderà a tennis nel torneo estivo di Ischia.

L'Imperatore di Capri

Da quel doppio con Odoacre Chierico è passato quasi un quarto di secolo e nel frattempo Ancelotti ha impersonato Carlo Magno, Sir Charles, Carlò, è stato re d'Italia, d'Inghilterra, di Francia, Germania, d'Europa e del cosmo: già, due Mondiali per Club e lo sfizio di un cameo in Star Trek Beyond, apparso veramente sulla nave stellare Enteprise nel fantasy di Justin Lin. Ma da Ischia a Capri non servono astronavi, è una corsa in motoscafo: è nell'isola dell'amore che Ancelotti ha festeggiato - con qualche giorno di anticipo - il suo 60° compleanno. Qui dove Totò fu Imperatore, Carletto ha espresso due desideri: un film sulla sua vita, diretto da Roberto Benigni e portato in scena da Robert De Niro, il suo attore preferito; l'altro è cantare O surdato 'nnammurato al San Paolo, ma da re di Napoli.

 

Il "tour" di Carlo Ancelotti

Le perfomance canore del tecnico reggiano in giro per l'Europa: Monaco, Madrid, Londra, Parigi, Milano e Napoli 

 

Carlo Ancelotti canta "I migliori anni della nostra vita" di Renato Zero dopo la vittoria della Bundes con il Bayern Monaco nel 2016 -2017 (video da Youtube)

 

Nel 2014 l'allenatore italiano si cimenta con l'inno del Real Madrid per celebrare la Decima Champions nella storia del club spagnolo (video da Youtube)

 

Nel 2010 Carletto canta "Volare" per festeggiare il trionfo in Premier League con il Chelsea (video da Youtube)

 

Nel 2012 Ancelotti è nel "coro" del Psg per registrare l'inno ufficiale dei parigini  (video da Youtube)

 

Nel 2007 Carletto trascina San Siro per la festa della Champions vinta dal Milan ad Atene (video da Youtube)

 

Nell'estate del 2018, alla prima stagione con il Napoli, Ancelotti si scatena insieme ai suoi nuovi giocatori con "O surdato 'nnammurato"  (video da Youtube)

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