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25 agosto 2019

Fiorentina, alla scoperta di Riccardo Sottil: da diamante grezzo a pupillo di Montella

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L'esterno offensivo classe 1999 è un altro prodotto del vivaio viola, anche se è passato prima da Juventus e Torino. Contro il Napoli l'esordio da titolare in Serie A nel tridente con Vlahovic e Chiesa, suo compagno in Primavera. Pato ed El Shaarawy gli idoli, Cioffi e Guidi i maestri. Il papà Andrea, ex difensore, il punto di riferimento

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Una Fiorentina così giovane in Serie A non si vedeva almeno dalla stagione 1994/1995. 23 anni di media per affrontare il Napoli di Ancelotti, che si appresta a rincorrere la Juventus e che dietro può contare sulla coppia Koulibaly-Manolas. Un muro, davanti al quale però Montella non si è spaventato. Lo ha dimostrato con il tridente che ha mandato in campo: Chiesa-Vlahovic-Sottil, con Boateng e Ribery a guardare soddisfatti i loro allievi dalla panchina. Gioventù e spensieratezza, il miglior antidoto per cercare di ribaltare un pronostico che sembrava segnato. Riccardo Sottil, prima della serata del Franchi, aveva solo 17' in Serie A e un finale di B da protagonista con la maglia del Pescara. Niente di più. Koulibaly ha affrontato avversari di tutt'altro curriculum, ma questo folletto di 180 centimentri lo ha costretto agli straordinari. Uno contro uno, scatti e tante punizioni guadagnate. Un'intesa con Chiesa già ottima, perché Riccardo e Federico giocavano insieme anche nella Primavera viola. E' iniziato tutto da lì, come nel caso di Castrovilli e Venuti: "Sono prodotti del nostro settore giovanili", ha ripetuto orgoglioso Pradè nel post gara. Sottil non è nato a Firenze, ha dovuto seguire il padre Andrea - ex difensore - in giro per tutta l'Italia. Da Reggio Calabria ad Alessandria, un tour durante il quale si è innamorato del pallone. Alla Fiorentina ha poi incontrato i suoi maestri, che ringrazia ancora oggi. 

Diamante grezzo

Si tratta di Matteo Cioffi e Federico Guidi. Il primo lo accoglie negli Allievi viola dopo la sua decisione di lasciare il Torino. Quando a Matteo squilla il cellulare, si trova in macchina. Gli fanno il nome di Riccardo, lo informano del fatto che potrebbe lasciare i granata. Lui non ci crede, sta per fare inversione per andarlo a prendere di persona. Sa di cosa è capace quel ragazzo, che infatti non si smentisce. Segna subito sei gol in 10 partite. Il primo torneo lo gioca ad Arco, dove fa il fenomeno. Cioffi vorrebbe far giocare tutti, ha in mente di tenerlo in panchina alla seconda partita, ma Sottil non ne vuole sapere: ama prendersi le responabilità nei momenti importanti. Con quel ciuffo sembra sempre un po' abulico, ma in realtà ha una voglia matta. Delle volte anche troppa, tanto da tenere il pallone solo per sè. E' egoista, in fase di non possesso è totalmente assente. Guidi, che nel frattempo lo ha portato in Primavera, lo rimprovera. Usa tanto bastone e poca carota, ma non ottiene gli effetti sperati. Riccardo si chiude in se stesso, non sboccia. E' qui che l'allenatore si rivela fondamentale per la sua carriera perché, invece di escluderlo, consulta vari mental coach per trovare il metodo giusto. E gli riesce. Da lì inizia un lavoro quasi personalizzato, fatto di colloqui privati e tante sedute video. Finisce che Sottil gioca da protagonista le Finali Scudetto, prima del grande salto.

Gli esordi e i retroscena

L'esordio in Serie A arriva il 19 settembre di un anno fa. La Fiorentina gioca a Genova contro la Sampdoria. Passa in vantaggio con Simeone, domina ma si fa raggiungere da Caprari. Poi rischia di perdere, con i blucerchiati che premono decisi sull'acceleratore. Tutti si aspetterebbero l'ingresso di un difensore, invece Pioli guarda in panchina e usa due semplici parole: "Riccardo, scaldati”. Sottil non ci crede, nel giro di dieci minuti si toglie la pettorina ed entra al posto di Chiesa. 8' a Marassi, lo stadio che suo padre Andrea conosce molto bene dai tempi del Genoa. Vive quegli attimi come un premio. In estate infatti lo voleva il Sassuolo di De Zerbi, ma la sua risposta è chiara: "Resto e convinco Pioli", che a Moena lo tartassa sulla difesa. Poi il prestito al Pescara e il ritorno alla base. Il precampionato lo ha fatto con la 21 sulle spalle. 2+1, che fa tre, come la sua data di nascita. Ora ha preso la 11, numero da protagonista. Pato ed El Shaarawy gli idoli, il Milan la squadra per cui ha sempre simpatizzato. Riccardo ha iniziato a giocare da subito, fin da quando aveva 5 anni. Babbo Andrea lo portava agli allenamenti, mentre a casa si divertiva con uno Shih Tzu al quale metteva le maglie collezionate dal padre. Fra un po' avrà una collezione tutta sua. A partire dalla 11 viola, con cui il viaggio è appena inziato.

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