Inter, Lukaku contro il razzismo: "In Italia servono le telecamere"

Serie A

L'attaccante belga, presente alla Dubai International Sports Conference, è tornato a parlare del problema razzismo: "In Inghilterra c'è severità. Le telecamere e i tifosi aiutano ad individuare i responsabili. In Italia bisognerebbe fare lo stesso". Poi sulla sua avventura all'Inter: "Nella mia testa c'è più serenità"

C'è molta Italia alla Dubai International Sports Conference, evento che ha lo scopo di riunire i protagonisti del calcio mondiale - presidenti, allenatori, giocatori, dirigenti, arbitri e procuratori - per discutere dello sviluppo del movimento a livello globale. Fra loro anche Romelu Lukaku, che ha approfittato della sosta natalizia per riprendere fiato, anche se il belga si è allenato pure nella mattinata di Natale, come testimoniato da un video postato sul proprio profilo Instagram. L'attaccante ha voluto seguire passo passo il programma di lavoro che Antonio Conte ha consegnato a ciascun giocatore, in modo da presentarsi al top per la seconda metà di stagione, quella decisiva. Nella speranza di continuare a segnare, senza dover tollerare ululati o cori razzisti: "Arrivo dall'Inghilterra dove c'è severità, dove ci sono telecamere negli stadi e i tifosi aiutano a individuare i responsabili. In Italia bisognerebbe fare lo stesso - questo il suo invito direttamente da Dubai - come calciatori abbiamo il potere di provare a cambiare le cose. La squadra, i giocatori, devono prendere posizione. Quello che è successo a me è stato triste, era la prima volta che mi capitava in carriera. Negli spogliatoi ci sono giocatori di diverse etnie e religioni ma lavoriamo tutti insieme. Perchè allo stadio non possiamo solo goderci la partita anzichè soffermarci sul colore della pelle o sulla sua razza?". Lukaku era stato vittima di cori razzisti lo scorso 1 settembre a Cagliari nella seconda giornata di campionato.

"All'Inter sono più sereno"

L'attaccante belga si è reso protagonista di una prima parte di stagione piuttosto positiva con 14 gol in 22 partite fra Serie A e Champions. Uno sguardo al presente dunque, partendo dal passato: "Il periodo allo United mi ha reso più calmo. Mi ha aiutato tanto dal punto di vista mentale, dato che mi ha permesso di guardare le cose non in maniera negativa. Così sono cresciuto come calciatore e come persona. Non la vedrò mai come una brutta esperienza, perché mi ha aiutato ad essere dove sono oggi". E perché lo ha portato a Milano, da Antonio Conte e dall'Inter: "Raccolgo i frutti di quanto fatto a Manchester - ha concluso - tanto dal punto di vista sportivo quanto fuori dal campo. Nella mia testa, c’è molta più serenità e compostezza".

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