Fiorentina, Kouamé: "Scelta maglia numero 9 per Eto'o, batto razzismo con sorriso"

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L'attaccante ivoriano, ancora ai box per l'infortunio al ginocchio, è stato presentato ufficialmente: "La Fiorentina è forte, mio papà tifa viola. A Eto'o e Drogba ruberei la facilità di segnare"

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Christian Kouamé, passato nel mercato di gennaio dal Genoa alla Fiorentina, è stato ufficialmente presentato dal club viola. L'attaccante ivoriano ha spiegato come è nata l'operazione che lo ha portato in Toscana: "Quando mi ha chiamato il mio agente gli ho detto: 'stai scherzando?', visto che ero infortunato. Io continuavo a fare le terapie e a sperarci. Il 29 gennaio a mezzanotte mi ha mandato un messaggio per dirmi di andare a fare le visite la mattina seguente, ma io dormivo. L'ho visto alle 5 del mattino e sono stato felicissimo. Sapete che sono cresciuto qui vicino e che mio 'babbo' tifa viola, immaginate anche la sua gioia. L'impatto? Ottimo, vedo i ragazzi dare il massimo ed allenarsi duramente, siamo forti e lo abbiamo dimostrato anche a Napoli. Che cosa mi ha detto Commisso? Che la prima volta che mi aveva visto gli avevo segnato contro, ma gli ero piaciuto". Sulla scelta del numero di maglia: "Quando ho visto la lista dei numeri ho guardato l'11, perché l'ho sempre avuto anche in onore di Drogba, il mio idolo. Essendo occupato e vedendo il 9 libero ho pensato di sceglierlo. La mia ragazza, senza saperlo, mi ha consigliato il 9: è il numero di Maria, noi siamo molto credenti, quindi lo abbiamo scelto insieme. E il 9 era il numero di Eto'o, un altro idolo. Cosa ruberei a Drogba ed Eto'o? I gol, la facilità di segnare. Ribery? E' due posti accanto a me nello spogliatoio, lo guardo sempre e non ci credo di essere in squadra con uno così". Poi sulle ambizioni per il futuro: "Giocare un giorno la Champions League e il Mondiale, ma anche vincere dei trofei". Sui tempi di recupero dall'infortunio: "L'importante è curarsi bene, rientrerò solo quando sarò al 100%. Il controllo fatto a Roma un mese fa ha detto che in due mesi avrei potuto giocare, ma sarebbero passati solo 4 mesi. Preferisco aspettarne almeno 5. Appena sarò pronto, rientrerò. Rimpianti di non essere andato in Premier League? Nessuno. E' il destino, lo stesso destino che mi ha portato a Firenze". Il problema razzismo in Italia: "Sono un ragazzo aperto, solare, che va d'accordo con tutti. E mi sono trovato sempre bene qui in Italia. Ci fu un episodio quando giocavo negli Juniores della Sestese. Un difensore continuava a picchiarmi e io a saltarlo senza replicare. A un certo punto mi insultò però io sempre con il sorriso non me la presi. Come è finita? Un mio compagno lo ha detto all'arbitro che lo ha espulso. Ed io ho continuato a sorridere".

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