24 novembre 2016

Marchetti: "Cittadella è la mia Serie A"

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Litteri in gol contro il Verona (getty)

Dopo la capolista Verona, ecco che il Cittadella si prepara ad affrontare un'altra squadra proveniente dal campionato di Serie A 2015/2016 come il Carpi. Il direttore sportivo granata Marchetti fa il punto

Negli occhi ancora quella ‘partita perfetta’ di venerdì 18 novembre con la capolista Verona, una di quelle vittorie che resteranno per una stagione intera. «E’ stata una serata memorabile ma io cerco di vivere tutto con equilibrio. E penso al Carpi, che è il peggior avversario che in questo momento ci potesse capitare». Schietto, diretto, sincero il direttore sportivo nonché direttore generale del Cittadella, Stefano Marchetti. Il regista di questa bellissima favola ormai realtà, fissa nelle zone alte di classifica. Marchetti conosce molto bene l’ambiente perché lo vive da ben 17 anni. C’era con Angelo Gabrielli presidente e c’è ancora oggi, con Andrea, figlio di Angelo. Un dirigente che ha sposato il progetto Cittadella quando ancora doveva modellarsi e che adesso - da secondo in classifica in Serie B - non vuole minimamente pensare di lasciarlo, nonostante le proposte avute, in passato. «L’interesse di Verona e Carpi c’è stato, lo ammetto fa piacere che si siano avvicinati a me, ma chi mi conosce sa quanto sia legato al Cittadella. Quando ci fu la trattativa con il Carpi avrei dovuto lasciare da sconfitto e non mi andava. Il Verona, invece, è cosa dell’estate scorsa: ma io sono ancora qui. La serie A stuzzica tutti ma sono convinto che magari prima o dopo, sempre tenendo i piedi per terra, si potrà provare a raggiungerla qui. E se non sarà così, Cittadella rimane sempre la mia serie A». Marchetti al Corriere del Veneto parla anche di mercato, quello di gennaio, ormai alle porte. «Ci penso tante volte a quello che potrei fare a gennaio se fossimo ancora in una posizione di classifica come quella che occupiamo. Ci penso ma non ho ancora una risposta. Da un lato, se dovrò fare qualcosa, lo farò sicuramente; dall’altro bisogna capire se sia il caso di toccare determinati equilibri interni inserendo un giocatore di spessore»