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10 luglio 2017

"Once a Blue...": la bella favola di Wayne Rooney

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Dopo 13 anni allo United, l'ex WonderBoy torna nel club che l'aveva cresciuto e fatto esordire. Nel mezzo, una pioggia di record, il gol più bello nella storia della Premier, un allenatore che lo schiera a centrocampo, la Champions, il dispetto a Bobby Charlton...

Partiamo dai record, che non si sbaglia mai. Giusto per dare un’idea del personaggio in questione: miglior marcatore del Manchester United in tutte le competizioni ufficiali (253 gol), giocatore ad aver segnato più reti in Premier League con la stessa maglia (183, sempre con i Red Devils), miglior marcatore di sempre della nazionale inglese (53 gol).

Questo è Wayne Mark Rooney, una vita spesa al Manchester United e da poche ore un nuovo (di nuovo) giocatore dell’Everton. Ha detto no ai milioni della Cina, paradiso a cui ambiscono parecchi giocatori a fine carriera, per tanti motivi, due su tutti. Il primo: a 31 anni lui non si sente a fine carriera. Il secondo: all'Everton aveva lasciato un pezzetto di cuore. E il ritorno – 13 anni dopo – nella squadra che l’ha cresciuto, lanciato e fatto esordire, è una di quelle belle storie che ci fanno ancora seguire il calcio con un minimo di speranza.

L’avete riconosciuto? Wayne Rooney con i compagni Sean Doherty e Scott Brown nella Academy dell’Everton, a 15 anni

Una speranza Blue

Il 2002 è l’anno dell’esordio nel calcio dei grandi: lui lo fa appena sedicenne, perché allo staff dell’Everton è chiaro che sia inutile aspettare ancora. Il ragazzo ha corsa, grinta da vendere e la voglia di spaccare il mondo classica dei suoi coetanei, unite però a una tecnica individuale che da quelle parti non avevano ancora visto in un ragazzo di quella età. È semplicemente WonderBoy.

Lo ha appena dimostrato nella finale di FA Cup giovanile contro l’Aston Villa, in cui segna anche un gol che celebra mostrando la sua promessa d’amore al club scritta sulla maglietta: “Once a Blue, Always a Blue”. Glielo rinfacceranno per 13 anni: d’altra parte in quel momento i tifosi Toffees erano certi di aver trovato la bandiera a cui si sarebbero aggrappati a lungo. Nato nel club e tifoso del club: poi però bisogna fare i conti con le offerte che non si possono rifiutare, specie nel calcio.

Le tappe bruciate nel suo primo anno da professionista danno l’idea della fretta con cui il ragazzo vuole entrare a far parte della storia: esordio ufficiale il 17 agosto 2002, da titolare, nel 2-2 casalingo con il Tottenham; primo gol il primo ottobre, in League Cup contro il Wrexham (doppietta nel 3-0 finale), ed esultanza con le braccia levate al cielo, il petto in fuori e la testa reclinata all’indietro, in attesa dell’abbraccio dei compagni. La rivedremo.

Il 19 ottobre, invece, è il giorno dell’epifania vera e propria. Per consegnare a un giocatore la patente di campione occorrono tre elementi: un avversario di un certo livello, una partita mitica, un gol indimenticabile. Everton-Arsenal: il primo lo abbiamo, considerando pure che i Gunners sono i campioni in carica e arrivano all’appuntamento imbattuti da 21 giornate di campionato. Vanno anche in vantaggio, dopo appena 8’, con Ljungberg: il secondo elemento si fonda spesso sulle rimonte. Rooney aggiunge ulteriore magia entrando in campo a 10’ dalla fine, al posto dell’autore del pareggio, Radzinski. Poi, all’ultimo minuto, il gol: indimenticabile perché decisivo, segnato allo scadere e con un gran tiro a giro da quasi trenta metri, imprendibile per Seaman. Signor Rooney, ecco la sua patente: abbiamo un campione.

“Remember the name, Wayne Rooney!”, ammonisce il telecronista inglese

13 anni di successi

Resterà all’Everton due stagioni, segnando 15 gol in tutto (6+9), finché nell’estate 2004 non arriva quella famosa offerta che non si può rifiutare. Non può rifiutarla lui, perché lo United è un club prestigioso che può assicurargli titoli e vittorie (ricercati dai giocatori prima ancora dei soldi); non può rifiutarla l’Everton, perché parliamo di 39 milioni di euro per un ragazzo che deve ancora compiere 19 anni. Sarà uno degli investimenti più felici mai fatti da Sir Alex Ferguson.

L’avventura al Manchester United ha inizio e per il primo gol con la nuova maglia sceglie il palcoscenico più prestigioso: esordio in Champions League, e per non sembrare banale ne fa 3 in un colpo al Fenerbahce. Sinistro, destro, punizione a giro dal limite. È il 28 settembre 2004. Per il primo gol in Premier da “Red Devil” bisogna attendere un altro mese: 24 ottobre, siamo già alla decima giornata, ma lui aspettava l’Arsenal di quel dolce ricordo tardo-adolescenziale. Anche stavolta i Gunners  sono i campioni in carica, con alle spalle una striscia di imbattibilità da record (le 49 gare degli “Invincibili”), anche stavolta Rooney fa gol al 90° (quello del 2-0) e l’incantesimo si spezza. La “Febbre a 90°” raccontata dal tifoso Nick Hornby, forse, è causata anche dal virus Wayne.

Per il primo trofeo con lo United, Rooney deve attendere una stagione: nel 2005-2006 solleverà la prima delle 4 Coppe di lega, poi a pioggia tutto il resto. Cinque volte la Premier, di cui 3 consecutive tra 2006 e 2009; 6 Community Shield, una FA Cup. E poi naturalmente la Champions del 2008 (ai rigori contro il Chelsea; altre due le perderà in finale con il Barcellona di Guardiola nel 2009 e nel 2011), il Mondiale per Club 2008 (gol decisivo in finale) fino all’Europa League della passata stagione con Mourinho allenatore.

Il gol più bello

Troppo semplice, però, concentrarsi sulle vittorie. Il personaggio Rooney (o meglio, il giocatore) si comprende meglio nella difficoltà, quando c’è da lottare, tornare in difesa per dare una mano ai compagni, andare a sradicare un pallone dai piedi dell’avversario. In questo senso, non ha mai tolto la gamba, come piace agli inglesi, non si è mai risparmiato pensando alla partita dopo, non ha mai fatto polemica con gli allenatori. In un anno avaro di successi come il 2011 riesce comunque a piazzare una serie di istantanee che rimarranno nella storia: la tripletta all’Arsenal nell’umiliante 8-2 del 28 agosto (eh sì, Arsene, deve avercela con te…), ma soprattutto il gol in rovesciata nel derby con il City. Inutile dilungarsi in descrizioni quando ci sono le immagini: il gol più bello della storia della Premier, festeggiato con la “sua” esultanza.

A disposizione del mister

Riesce anche, come detto, a perdere la finale di Champions risultando il migliore dei suoi (sicuramente l’ultimo a mollare, oltre al gol del provvisorio pareggio), mentre l’anno dopo illude i tifosi dello United con il gol all’ultima giornata di campionato contro il Sunderland, che varrebbe il titolo se nel recupero di QPR-Man City Dzeko e Aguero non ribaltassero la storia. Si vendicherà riprendendosi il titolo nella stagione successiva e timbrando il derby con una doppietta che lo rende il miglior marcatore della storia di City-United (10 gol).

Ma essere campioni nelle difficoltà significa anche adattarsi a nuovi compiti, nuovi ruoli. Dopo l’addio di Ferguson e la parentesi Moyes, Van Gaal prova a sfruttare la sua esperienza e il suo temperamento schierandolo a centrocampo, al centro dell’arena. Lui che con quella maglia ha diviso l’attacco con gente come Van Nistelrooy, Cristiano Ronaldo, Tevez, Van Persie, Owen si trova improvvisamente a fare il mediano insieme a Carrick: una rinuncia a decine di gol, ma Rooney risponde con la solita applicazione, per il bene della squadra, e gli assist. Solo tre giocatori possono vantare più di 100 gol e 100 assist in Premier: gli altri due sono Giggs e Lampard.

21 gennaio 2016: Rooney segna su punizione il suo 250° gol con la maglia del Manchester United, battendo il record che apparteneva a Bobby Charlton (evidentemente felicissimo della cosa)

Con Mourinho si cambia di nuovo: la panchina è ancora più dura da accettare, per una bandiera, ma Rooney anche stavolta non fiata e si mette al lavoro. Nella finale di Coppa Uefa, lo Special One gli concede solo la passerella finale con un ingresso al 90° e fascia al braccio. Forse il momento in cui Wayne capisce di dover cercare altrove la sua casa. "Once a Blue...". Chissà se ha conservato quella maglietta.