04 agosto 2017

Ronaldo: quell’amichevole in cui è diventato CR7

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CR7

Il 6 agosto del 2003, 14 anni fa, durante Sporting Lisbona-Manchester United, Ferguson si convince definitivamente a comprare il portoghese, da poco 18enne. Tra i momenti-chiave della carriera dell’attuale Pallone d’oro, quella gara occupa un posto speciale

“Da qui non si esce senza la firma del ragazzo sul contratto”. Deciso e chiaro. Un vero e proprio diktat. A parlare così, nella giornata di oggi di 14 anni fa, era Sir Alex Ferguson. E il “ragazzo” in questione era un neo-maggiorenne con le punte dei capelli ossigenate, i brufoli e con la maglia numero 28 dello Sporting Lisbona. Era Cristiano Ronaldo. Mercoledì 6 agosto del 2003. Nella capitale portoghese è in scena l’amichevole tra lo Sporting e il Manchester United per l’inaugurazione dello stadio Josè Alvalad. Sono i 90 minuti che fanno scoccare definitivamente la scintilla tra Sir Alex e il giovanissimo Ronaldo. Un giorno storico. Perché il “ragazzo” in quella calda serata d’agosto a Lisbona ha messo le fondamenta per diventare CR7. Ovvero ciò che è oggi: un marchio, un brand calcistico e commerciale. Oltre che, assieme a Leo Messi, il calciatore più forte degli Anni Duemila, e non solo.

 

L’occasione della vita

Ronaldo è uno che difficilmente si lascia sfuggire le occasioni. È un vincente, un perfezionista, un maniaco che tende sempre al meglio e un amante del successo. Lui sta bene solo quando primeggia. Per questo è quasi impossibile che fallisca di fronte alle opportunità che la vita gli presenta. In tanti hanno raccontato che l’amichevole al Josè Alvalad è stata quella che ha fatto innamorare il Manchester United di Ronaldo. Ed è vero. Ma solo in parte. Il corteggiamento dei Diavoli Rossi al portoghese, infatti, era cominciato prima della trasferta estiva a Lisbona. Poi, certo, quella partita ha reso tutto più chiaro e semplice e ha sciolto i pochi dubbi che c'erano sull'operazione. Ma tanto era già stato fatto in precedenza. L’amichevole nel nuovo stadio dello Sporting era il tassello mancante che ha poi completato il puzzle.

 

“Ho visto un giocatore…”

Come sono andate le cose lo racconta lo scrittore e giornalista, Guillem Balague, autore di CR7 la biografia (Pickwick editore, 2016). “Per il Manchester United era cominciato tutto un anno prima di quell’amichevole. Carlos Queiroz (nel 2003 collaboratore di Ferguson, ndr), che aveva allenato lo Sporting dal 1994 al 1996, aveva ricevuto rapporti sul conto di Ronaldo e sapeva di dover agire in fretta. Così, per facilitare eventuali accordi futuri, suggerì di avviare una collaborazione privilegiata con la squadra portoghese, con uno scambio di metodologie ed idee. Dopodiché Ferguson inviò Jim Ryan, ex allenatore della squadra riserve e al tempo suo vice, ad assistere agli allenamenti dello Sporting. Dopo un solo giorno, Ryan telefonò a sir Alex: ‘Ho visto un giocatore… Credo sia un’ala, ma gioca da centravanti nelle giovanili. Se fossi in te mi sbrigherei a contattare la società. Ha diciassette anni, ci saranno presto altre squadre interessate a lui’”, scrive Balague nel suo libro. La trattativa, che si concluderà poi dopo l’amichevole del Josè Alvalad, comincia qui.

 

“Ci prenderemo cura di lui”

Dopo quei primi abboccamenti seguiranno mesi di contatti, con Jorge Mendes, già allora agente di Ronaldo, sempre in prima fila. Di certo c’erano due cose: la volontà del Manchester United di prendere il giocatore e quella di Cristiano di non rinnovare con il club portoghese. L’operazione, comunque, era da fare il prima possibile, perché Ronaldo aveva incuriosito e ingolosito già club come Inter, Real Madrid, Barcellona e Arsenal. A spingere per il trasferimento ai Red Devils, lo stesso procuratore del giocatore, secondo cui “la squadra inglese era l’evoluzione perfetta per la carriera di Ronaldo”. E poi Mendes aveva avuto le dovute rassicurazioni da parte di Ferguson: “Noi abbiamo fiuto per gli esordienti: la storia dello United è piena di giovani talenti”. E ancora: “Ci prenderemo cura di lui”. Il più era fatto.

 

Quella cena alla vigilia della gara

A guardarla oggi, a 14 anni di distanza, e con questi presupposti, sembrava proprio che United-Ronaldo era un matrimonio destinato a celebrarsi a tutti i costi. Anche perché lo Sporting era ormai rassegnato a perdere il giocatore. Magari, però, i dirigenti portoghesi speravano di trattenerlo a Lisbona almeno per un’altra stagione. Cosa che, ovviamente, non avverrà. Si arriva così alla vigilia della fatidica amichevole del Josè Alvalad. Il giorno prima di scendere in campo, Sir Alex, Mendes e i vertici dello Sporting si incontrano a cena in un esclusivo hotel pochi chilometri fuori dalla capitale, lontano da occhi indiscreti. L’allenatore scozzese si siede a tavola con un intento ben preciso: avere l’ok per la vendita del “ragazzo”. Scrive ancora Balague nella sua biografia di CR7: “Il Manchester United smaniava per aggiudicarsi Ronaldo e Mendes non ne fece mistero con i dirigenti dello Sporting prima dell’incontro: a giugno David Beckham aveva firmato con il Real Madrid, Juan Sebastian Veron era passato al Chelsea e Ronaldinho aveva respinto l’offerta dello United”. Insomma, ai Diavoli Rossi serviva una scossa, anche di immagine. E Ferguson l'aveva individuata in Ronaldo.

 

“Cristo Santo, John! Marcalo più stretto”

Cristiano affronta lo United sapendo di trovarsi davanti la sua futura squadra, perché informato da Mendes della trattativa ormai quasi conclusa. Malgrado ciò Ronaldo non si fa intimorire. Dribbling, improvvise accelerate, tunnel, cross e tiri potenti verso la porta difesa da Fabien Barthez. Una furia. Un piacere per gli occhi. Cristiano ci mette poco a far impazzire tutto lo United. In particolare John O’Shea, suo marcatore sulla fascia, che non lo prenderà quasi mai lungo tutto l’arco della gara. Di che pasta è fatto “il ragazzo” lo si capisce pochi minuti dopo il fischio d’inizio. Ronaldo riceve palla, punta O’Shea e lo salta come un birillo, con relativa ramanzina di Sir Alex al suo difensore: “Cristo Santo, John! Marcalo più stretto”. Poco dopo il copione si ripete. E poi ancora. Fino a che il povero O’Shea chiede di esser sostituito: “Sono ko. Quel tizio è incredibile. Non riesco a stargli dietro”, dice una volta in panchina. La miccia si è definitivamente accesa. Ferguson è la prima volta che vede giocare dal vivo Ronaldo. E ne resta stregato. Tanto che fa subito chiamare l’ad dello United, Peter Kenyon, per dirgli che il ragazzo andava preso a tutti i costi. E così è. In quel momento il Real era pronto a metter sul piatto otto milioni di Euro (un record per un calciatore della sua età), e Ferguson rilancia fino a 18. Ovvero, fino a chiudere l’affare. Dirà Sir Alex di Ronaldo ripensando a quella gara amichevole: “E’ stata una rivelazione. L’esperienza più entusiasmante ed elettrizzante della mia carriera da commissario tecnico. La seconda fu Paul Gascoigne”. Era il 6 agosto del 2003. Il 13, una settimana dopo, Ronaldo viene presentato all’Old Trafford. Per lui, la maglia numero 7, quella che era stata di George Best, Steve Coppell, Bryan Robson e David Beckham. Ora quella casacca così pesante e prestigiosa era sulle spalle di Cristiano. Che di lì a poco, crescendo, migliorandosi e lavorando sodo, diventerà CR7.